L’incendio che ieri ha colpito Lama Martina, a Molfetta, è una nuova ferita inferta a un territorio già provato e sempre più vulnerabile. Le fiamme, divampate nel primo pomeriggio e propagatesi rapidamente lungo la vegetazione secca, hanno richiesto l’intervento prolungato di vigili del fuoco, protezione civile e volontari ambientali. Il rogo ha bruciato sterpaglie, arbusti e porzioni di macchia mediterranea, mettendo in evidenza la fragilità di un’area naturalistica che da anni soffre per una gestione inadeguata.
Solo pochi mesi fa la lama era stata colpita da un’alluvione improvvisa, che aveva trasformato il solco naturale in un canale di acqua e fango. Oggi, lo stesso territorio è stato travolto dal fuoco. Due eventi opposti ma entrambi estremi sono il segnale di un ecosistema sotto pressione, incapace di assorbire gli effetti combinati del cambiamento climatico e dell’assenza di una strategia di tutela efficace.
In una nota diffusa dalla sezione molfettese di Legambiente, si sottolinea come Lama Martina non possa essere trattata come un parco giochi o un’area attrezzata per il tempo libero. Le attività compatibili sono solo quelle lente e rispettose: passeggiate, osservazione naturalistica, gioco libero. Le strutture artificiali introdotte negli ultimi anni – panchine, giochi, elementi estranei al contesto – non proteggono la lama, ne alterano l’identità e si rivelano vulnerabili agli eventi atmosferici e agli incendi.
Per questo l’associazione ribadisce il proprio NO alle infrastrutture artificiali, chiedendo un piano di gestione che metta al centro manutenzione forestale, prevenzione degli incendi, sicurezza e tutela della biodiversità.


