Ieri, la città di Terlizzi è tornata a ricordare uno dei momenti più dolorosi della sua storia recente. Nel messaggio diffuso sui canali istituzionali, l’amministrazione comunale ha rinnovato, nel trentatreesimo anniversario, la memoria dell’attentato del 7 maggio 1993, quando un’autobomba esplose davanti al Municipio in un vile attacco contro le istituzioni democratiche. In quella deflagrazione rimase gravemente ferito il vigile urbano Gioacchino “Nino” De Sario, che con il suo gesto di servizio divenne simbolo di dedizione al dovere e di tutela della collettività.
Alle 8,03 una Fiat Regata rubata esplose in piazza IV Novembre: De Sario, insospettito dal veicolo, aveva tentato di aprirlo pochi istanti prima della detonazione. Due adolescenti furono travolti dall’onda d’urto e soccorsi in stato di choc. Ma quell’episodio non fu un fatto isolato: si inseriva nel clima drammatico che attraversava l’Italia nel 1993, l’anno delle stragi mafiose. In quei mesi Cosa nostra colpiva Firenze, Roma e Milano con attentati che miravano a destabilizzare lo Stato e a condizionare le sue scelte. Anche la Puglia viveva una fase di forte pressione criminale: appena due mesi prima, il 1° marzo, il consiglio comunale di Terlizzi era stato sciolto per infiltrazioni mafiose dal prefetto Corrado Catenacci.
La risposta della città fu immediata. L’indomani centinaia di cittadini si autoconvocarono in una manifestazione spontanea contro ogni deriva mafiosa, mentre migliaia di cartoline venivano inviate al Ministero dell’Interno, richiamando l’attenzione dello Stato. Ieri Terlizzi ha rinnovato quel patto civile nato dalla ferita del 1993: difendere la comunità e le istituzioni democratiche.


