Si è chiuso, senza alcun accordo, l’incontro in programma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Natuzzi. La Fillea Cgil Puglia parla di un esito grave, sottolineando come l’azienda resti ferma sulla chiusura di tre stabilimenti e sul trasferimento di parte della produzione in Romania, una scelta che il sindacato considera incompatibile con la tutela dell’occupazione e con il futuro industriale del territorio. Ignazio Savino, segretario generale della categoria, denuncia l’assenza di una reale volontà di individuare soluzioni alternative e ribadisce che non possono essere accettate ipotesi di riduzione dei livelli produttivi o di delocalizzazione, perché «la salvaguardia del gruppo non può passare dallo smantellamento della presenza industriale».
In questo clima di tensione, nello stabilimento di Jesce 2 gli operai hanno lasciato un biglietto simbolico accanto alla macchinetta del caffè: «Qui giace il made in Italy», accompagnato da un mazzo di fiori.
Dalla Regione Puglia arriva un appello alla responsabilità. L’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio invita azienda e sindacati a non disperdere il lavoro svolto finora e a ripartire da quel “99% di accordo” già raggiunto, fondato sull’obiettivo degli esuberi zero e sul rilancio dell’azienda in un mercato in trasformazione. La Regione conferma inoltre l’impegno a sostenere, insieme al Governo e a Invitalia, un intervento pubblico per rafforzare il piano industriale e rendere sostenibile il rientro delle produzioni dalla Romania. Parallelamente procede la costruzione del “bacino delle competenze”, destinato a favorire eventuali ricollocazioni dei lavoratori attraverso politiche attive mirate curate da Arpal Puglia.


