Gli olivicoltori di Bitonto passano al setaccio le cisterne d’olio

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Gli olivicoltori di Bitonto passano al setaccio le cisterne d’olio
Non si placa la protesta degli olivicoltori bitontini, ormai stremati dalla crisi del settore. L’ultimo presidio, organizzato lungo la provinciale 231 all’altezza dello svincolo per Palombaio, ha trasformato il blocco stradale in un vero e proprio presidio di controllo. Gli agricoltori hanno passato al setaccio i carichi dei camion, ispezionando le cisterne di liquidi alimentari alla ricerca di partite d’olio di provenienza dubbia pronte all’immissione sul mercato.
Il movimento spontaneo chiede trasparenza e interventi immediati per fermare la concorrenza sleale e le frodi. Gli agricoltori denunciano l’assurdità di un mercato in cui un presunto olio extravergine italiano viene venduto a soli 2,90 euro al chilo, una cifra inferiore persino ai costi degli imballaggi. Sotto accusa ci sono anche le disparità nei controlli, giudicati troppo severi nei campi rispetto alle verifiche riservate a chi importa o imbottiglia.
Le richieste presentate dalle aziende locali mirano al riconoscimento ufficiale dello stato di crisi, con la contestuale moratoria sui debiti e una nuova iniezione di liquidità. Tra le istanze prioritarie figurano il taglio dei costi di carburante ed energia, la pianificazione di una strategia nazionale pluriennale a tutela del prodotto italiano e una reale applicazione del Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo per verificare la tracciabilità e la vera origine delle merci importate.
Dopo la prima riunione del tavolo di crisi permanente a Palazzo Gentile con il sindaco Francesco Paolo Ricci, la mobilitazione prosegue ad oltranza lungo le strade, in attesa di un confronto diretto con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.