Oggi Molfetta si è risvegliata avvolta da fragranze che raccontano tradizione e convivialità: il vino novello che sgorga dalle cantinole, l’odore pungente della cipolla sprènzale, i trattori carichi di olive. Sono immagini che annunciano San Martino, festa che segna l’ingresso nell’atmosfera natalizia e che a Molfetta si celebra con il gusto inconfondibile delle frittelle.
Due detti popolari accompagnano la ricorrenza: “San Martino, ogni mosto diventa vino” e “L’estate de le crènneute”. Il primo richiama la cultura rurale e la vendemmia appena conclusa, il secondo gioca con l’11 novembre, giorno della sepoltura del Vescovo di Tours, che diventa simbolo ironico dei mariti traditi. Folklore e religione si intrecciano, ma a mettere tutti d’accordo è “re frèttele”, il vero protagonista della giornata.
Queste mezze lune di pasta fritta, nate nella tradizione veneziana, a Molfetta si trasformano in un tripudio di sapori. Dal classico ripieno di mozzarella e pomodoro alle varianti forti con cipolla o ricotta, fino alle versioni più “baresotte” con mortadella e provolone. Non mancano le proposte gourmet: salsiccia e rape, o altre combinazioni capaci di conquistare ogni palato.
Il rito è semplice e irresistibile: una buona frittella, un bicchiere di vino novello e qualche caldarrosta. Così l’autunno si fa spazio dopo il sole di ottobre, e San Martino diventa preludio al Natale. Le tavolate del weekend, le panzerottate tra amici e le prime luci che colorano balconi e viuzze annunciano che la festa più attesa dell’anno è vicina.


