Siamo nel 1973, al Kölner Karneval: la più grande festa di carnevale della Germania. Un’esplosione di colori, musica e travestimenti che affonda le radici nel Medioevo e richiama oltre un milione di persone a Colonia. Tra gli ospiti in quell’anno spicca il comico tedesco Jonny Buchardt. Sono gli anni della crisi economica e della guerra dello Yom Kippur: chi meglio di lui per regalare di nuovo il sorriso alle famiglie tedesche in quei giorni di festa.
Il carnevale, il «Sieg» e una risata fuori tempo
Nel corso di uno sketch di “riscaldamento” del pubblico, Buchardt invita la folla a rispondere a chiamate ritmiche come “Zickezacke, zickezacke” con “Hoi, hoi, hoi” e “Hipp, hipp, hurra!”. Un “Sieg” urlato a bruciapelo e la folla che risponde inaspettatamente con “Heil”. Un colpo di genio che profuma tanto di follia quanto di provocazione. Davanti a lui un pubblico che forse su certi temi non è ancora pronto a scherzare.

Da quei giorni sono passati più di cinquantanni. E oggi, in Germania, regioni come la Sassonia-Anhalt tornano a tingersi dei colori di estrema destra. Questa volta il protagonista è Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD. Un uomo “facoltoso e di gran garbo”, verrebbe da dire citando i Rolling Stones di Sympathy for the Devil. Il suo peso politico è cresciuto soprattutto in occasione delle elezioni regionali dello scorso 6 settembre. Siegmund ha guidato l’AfD a un risultato storico in Sassonia-Anhalt: il 44,6% dei voti, senza però ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.
Ulrich Siegmund, il volto sorridente dell’AfD
Trentacinquenne, capelli sempre curati, pantalone stretto: un venditore nato, come racconta il suo curriculum prima della politica. Sorriso sempre stampato in faccia e amore per il pubblico come accessorio. Venditore non solo per l’outfit, ma anche nella capacità di sfruttare ogni risorsa utile. Basta guardare il video pubblicato il 14 agosto sul suo profilo X: dove un semplice messaggio, “Herz statt Hetze” (Cuore al posto dell’odio) esposto sulla chiesa di Santo Stefano, diventa materiale per la sua comunicazione elettorale. Capacità di trasformare una difficoltà in un’opportunità degna del miglior Al Pacino in Glengarry Glen Ross.
Una copertina trasformata in campagna elettorale
O ancora, come quella volta che il Der Spiegel gli ha dedicato una copertina con una foto in stile segnaletico e il titolo “Der gefährlichste Mann Deutschlands” (l’uomo più pericoloso della Germania). Il direttore Dirk Kurbjuweit aveva giustificato la scelta dicendo che Siegmund è pericoloso perché unisce le masse e riesce a conquistare anche elettori senza inclinazioni radicali. Siegmund ha comprato le copie della rivista, le ha autografate ai banchetti elettorali e le ha trasformate in materiale per la sua campagna. Le copie autografate sono finite persino all’asta su Ebay per cifre ben superiori al valore di copertina.

Ogni immagine lo ritrae con un gran sorriso stampato in volto, “Quel sorriso… Quel maledetto sorriso”. Fa selfie con la folla, dialoga con i giornalisti, si presenta alle campagne elettorali in sella a una Simson Schwalbe azzurra: è il vicino di casa ideale. È un grandissimo showman: dalle accuse di nepotismo alle polemiche sul linguaggio inclusivo, sa trasformare anche gli attacchi in parte dello spettacolo, schivando i colpi del nemico, mediatico o politico che sia.
La memoria della Shoah e le domande senza risposta
Ma esistono domande per le quali anche il silenzio diventa una risposta. Quando gli chiedono se la Shoah sia stata “il crimine peggiore dell’umanità”, Siegmund evita di indicare una risposta precisa: dice di non volersi permettere un simile giudizio, poiché bisognerebbe imparare da “tutti i crimini dell’umanità”. Un atteggiamento di apparente distinzione critica. Ma in realtà appare appare chiaramente come una relativizzazione dei crimini nazisti contro gli ebrei. Nel corso della stessa intervista, alla domanda sulle critiche ricevute, risponde: «Trovo che il modo in cui questo viene interpretato sia grossolanamente esagerato e completamente avulso dalla realtà. Per me è importante guardare avanti, non indietro»
Le critiche e le preoccupazioni non tardano ad arrivare. “Il signor Siegmund e l’AfD non sono un’alternativa; sono un pericolo per la nostra società aperta e per la nostra democrazia”, dichiara Schuster, presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania. Anche la CDU, Unione Cristiano-Democratica di Germania, attacca l’AfD con un report intitolato “Abstieg für Deutschland. Keine Alternative” (Declino per la Germania. Nessuna alternativa), giocando proprio con il nome del partito di Siegmund.

Il punto più controverso della campagna, però, è un altro. Quel “sieg” (vittoria) urlato da Jonny Buchardt nel 1973 sembra riaffiorare anche in alcuni comizi dell’AfD. Quando Siegmund si prepara a salire sul palco, un moderatore grida “Sieg!”, al che gli spettatori rispondono “Mund!”.
Il nome, il coro e l’eco del passato
Chiunque conosca la Germania farà immediatamente un paragone con il saluto “Sieg Heil” usato da Adolf Hitler e dai suoi nazionalsocialisti. La formula è stata giudicata controversa proprio per la sua vicinanza fonetica al saluto nazista. Siegmund liquida le critiche con una battuta: “Cosa c’è di sbagliato nel mio nome? Il mio nome è Siegmund”, riducendo la questione a una semplice citazione del proprio nome di battesimo.
Il rosso di Berlino: la vittoria di Elif Eralp
Quest’anno però la Germania continua ad arricchirsi di colori nuovi. Se la Sassonia-Anhalt si tinge di blu AfD, Berlino torna a colorarsi di rosso: il rosso che la leader di estrema sinistra porta spesso addosso, in un accessorio o in un dettaglio dell’abbigliamento, quasi fosse una firma politica. È la prima volta in assoluto che una forza di sinistra radicale vince le elezioni a Berlino. Die Linke ha vinto con circa il 25,7% dei voti, il risultato migliore della sua storia, superando nettamente la CDU, che perde quasi 10 punti in meno rispetto al 2023. Qui la AfD è arrivata terza. Il volto di questa vittoria è Elif Eralp. Quarantacinquenne, figlia di due rifugiati politici turchi, cresce tra la Baviera e le manifestazioni alle quali i genitori la portano fin da bambina. A dieci anni fonda già un’associazione ambientalista di quartiere.
Anche lei nelle foto appare sempre sorridente. Ma è un dettaglio su cui ha dovuto lavorare tanto, non le veniva naturale quel sorriso da mercante tanto caro al leader di destra, come fosse lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Per costruire quel sorriso, si è dovuto guardare oltre oceano. Alcuni membri del suo partito si sono recati negli USA per saperne di più sulla campagna di Zohran Mamdani, sindaco di New York, e incontrare i suoi consiglieri. “Sorridere, essere fortemente attiva sui social, entrare direttamente nelle case delle famiglie tedesche”. La lezione è arrivata da Morris Katz, stratega elettorale di Mamdani. “C’era un forte desiderio di sconvolgimento e di cambiamento politico radicale”, ha dichiarato ad Al Jazeera Martin Fuchs, consulente politico e digitale tedesco, dopo la vittoria di Eralp. La leadership della politica tedesca passa da un sorriso.

Nonostante la vittoria storica per un partito di ultradestra, l’AfD non ha abbastanza seggi per governare da sola. È a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta.
La maggioranza impossibile e il cordone sanitario
CDU, SPD, Verdi e Linke hanno escluso una coalizione con il partito di Siegmund. Il BSW, che con i suoi cinque seggi porterebbe l’eventuale maggioranza a 44, ha invece lasciato aperta la possibilità di collaborare su singoli provvedimenti, pur escludendo al momento una coalizione di governo. Ad oggi quindi, AfD non può comandare. Esiste inoltre il cosiddetto Brandmauer, il cordone sanitario che dal dopoguerra tiene l’estrema destra fuori dagli esecutivi tedeschi a ogni livello. Come se ancora la destra in Germania fosse una malattia da cui stare lontani. Eppure AfD attrae. Il partito di Siegmund si nutre grazie alla sfiducia popolare tedesca verso le classi dirigenti e i partiti tradizionali, l’insoddisfazione per la questione migratoria e l’economia stagnante. Una cosa è però certa: continua a dividere su temi bollenti.
Le pietre d’inciampo e la battaglia sulla memoria
A Heidenau, proprio in Sassonia, il consiglio comunale ha infatti approvato a scrutinio segreto una mozione presentata da CDU, AfD ed un’associazione locale. Lo scopo è di escludere il ricordo delle vittime del nazismo negando un’ulteriore apposizione di pietre d’inciampo, relegandolo esclusivamente al cimitero. Nonostante anche la sindaca di Heidenau abbia cercato di spiegare come la questione non riguardasse se ricordare o meno le vittime dell’olocausto ma il “come”, le reazioni sociali sono state fortissime.
Christoph Heubner, vicepresidente esecutivo del Comitato Internazionale che raccoglie i superstiti di Auschwitz, l’ha commentato “un tentativo palese e meschino di cacciare nuovamente dalla città le vittime del nazismo di Heidenau e di confinarle là dove, secondo l’AfD, la memoria dovrebbe stare da tempo: al cimitero. È uno scandalo”.
Elif Eralp, le alleanze e le ombre di Die Linke
Anche Eralp, però, potrebbe avere vita meno semplice del previsto per la formazione di una coalizione, si è trovata anche lei al centro di critiche. Alcuni componenti del partito Die Linke di Berlino sono da tempo criticati per le loro posizioni sul conflitto mediorientale e per l’antisemitismo. La situazione è poi degenerata negli ultimi giorni.

Durante una festa elettorale organizzata dalla sezione di Neukölln del partito, è stato individuato Issa Remmo, esponente di una nota famiglia/clan berlinese. Alla stessa festa era presente anche un controverso attivista filo-palestinese, ritenuto vicino al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), classificato come organizzazione terroristica dall’UE. Secondo il DerStandard la questione rischia ora di pesare sulle trattative per la formazione della maggioranza. SPD e Verdi, possibili alleati della Linke, hanno chiesto chiarimenti e una presa di posizione netta sul tema dell’antisemitismo. La formazione di una coalizione passa anche da questi dettagli.
Il sorriso senza gatto
Come lo Stregatto che sfuma, cosa resta quando tutto il resto è già sparito? Un sorriso senza gatto, colori su una mappa senza più carnevale. Prima il “Sieg”, poi il sorriso. Due modi diversi di conquistare una folla, due linguaggi della stessa politica-spettacolo. In Germania il palco è cambiato, i colori sono cambiati, ma la scena continua. Chissà se al prossimo coro il pubblico riderà ancora.
Nella foto in alto, Ulrich Siegmund





