S’allarga l’inchiesta sui veleni in falda a Molfetta

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S’allarga l’inchiesta sui veleni in falda a Molfetta

La Procura di Trani ha avviato nuovi accertamenti nell’ambito di una vasta inchiesta sull’inquinamento ambientale nell’area industriale di Molfetta, contestando a imprenditori, società e funzionari pubblici i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali. L’indagine, denominata “Ground Water”, ricostruisce un presunto sistema di sversamenti illegali che avrebbe compromesso le acque sotterranee e di falda dell’intero comprensorio Asi.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati — 72 in totale, tra cui 44 persone fisiche e 28 giuridiche — avrebbero provocato un inquinamento chimico diffuso, utilizzando pozzi disperdenti non autorizzati per immettere direttamente nel sottosuolo reflui industriali. Il Nucleo speciale d’intervento delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro preventivo totale o parziale di diverse aziende e di undici sistemi di pozzi, dieci dei quali ritenuti abusivi. Contestualmente, la Procura ha chiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio Asi e della società partecipata Asi Spa.

Le analisi condotte tra il 2024 e il 2025 hanno rilevato concentrazioni di arsenico, zinco, cadmio, nichel e altri metalli pesanti fino a diecimila volte oltre i limiti di legge. Un inquinamento definito “non eliminabile ma solo arginabile”, che avrebbe trasformato la falda in un serbatoio contaminato, con potenziali ricadute anche sulle acque destinate a usi irrigui e domestici.

Sotto sequestro sono finiti beni per 150 milioni di euro, tra cui 17 aziende, parti di altre cinque e l’intera rete dei pozzi contestati. L’inchiesta prosegue ora con gli interrogatori preventivi degli indagati, sui quali la gip dovrà pronunciarsi per eventuali misure cautelari.