Occupazione, produzione e decarbonizzazione: sono le tre priorità al centro del confronto tra sindacati e governo sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. Durante l’incontro con i ministri Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e Marina Calderone (Lavoro), le sigle sindacali hanno ribadito che i 200 milioni stanziati non bastano per rilanciare l’acciaieria. Il nodo cruciale resta l’Accordo di programma, oggetto di una lunga riunione al Mimit con Regione Puglia e enti locali.
Dopo quasi otto ore di confronto, è emerso l’impegno a sottoscrivere un accordo inter-istituzionale, base per la revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), con un nuovo incontro fissato per giovedi 10 luglio. Urso ha annunciato anche un “piano siderurgico nazionale” entro l’estate, per definire il futuro del settore in chiave green, puntando su tecnologie sostenibili, rottame ferroso e export.
Sul tema della nazionalizzazione, il ministrao ha richiamato l’articolo 43 della Costituzione, sottolineando che l’intervento dello Stato è possibile solo in casi di pubblico interesse, che non includono l’ex Ilva.
Intanto, i sindacati denunciano le condizioni critiche dello stabilimento: incidenti, impianti fermi e assenza di un piano finanziario. Per Michele De Palma (Fiom-Cgil), serve una gestione pubblica per garantire la decarbonizzazione. Rocco Palombella (Uilm) avverte che senza AIA si rischia il blocco produttivo e ambientale. Ferdinando Uliano (Fim) parla di “bomba sociale” e chiede garanzie per tutti i lavoratori, compreso l’indotto.



