Nel 2002, all’indomani dell’incursione dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin, il regista palestinese Mohammad Bakri decise di entrare tra le macerie con una telecamera, per raccogliere le testimonianze dirette di chi aveva vissuto giorni di violenza e distruzione. Da questo lavoro nacque Jenin Jenin, un documentario che negli anni successivi fu oggetto di censura in Israele e che portò Bakri ad affrontare un lungo e controverso processo. L’opera, infatti, metteva al centro le voci dei civili palestinesi e offriva una narrazione alternativa rispetto a quella ufficiale.
A più di vent’anni di distanza, Jenin continua a rappresentare non solo un luogo ferito, ma anche il simbolo di una memoria che molti temono possa essere cancellata. In un contesto in cui gli attacchi dei coloni in Cisgiordania si intensificano e la popolazione della Striscia di Gaza vive una crisi umanitaria gravissima, diverse realtà della società civile ritengono fondamentale continuare a documentare, raccontare e preservare le testimonianze palestinesi.
In questa prospettiva si inserisce l’iniziativa del circolo “Palestina Libera” di Rifondazione Comunista Molfetta, che invita la cittadinanza stasera, alle 19.00, presso l’Envy Club (Galleria Liborio Romano, 5) per la proiezione di Jenin Jenin. Alla visione seguirà un dibattito con Andrea Innominato del circolo PRC Molfetta, Francesca Amoruso di Freedom Flotilla Italia (Bari) e Taysir Hasan della comunità palestinese Puglia–Basilicata.
La serata si concluderà con un contributo musicale in stile dancehall reggae di Zio Pino (South Love Vibration) e Joe Demanno. Il ricavato sarà destinato a sostenere le attività di Freedom Flotilla Italia.



