Dieci arresti domiciliari, sette misure di obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria e tre sospensioni dall’esercizio di pubblici uffici. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli nell’ambito di un’inchiesta sui lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari, che coinvolge imprenditori e pubblici ufficiali accusati, a vario titolo, di corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, ha portato anche al sequestro preventivo dei presunti profitti dei reati corruttivi. Al centro degli accertamenti figurano in particolare le tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano.
Secondo gli investigatori sarebbe emerso un consolidato sistema di rapporti illeciti tra imprenditori e funzionari pubblici, finalizzato ad agevolare l’assegnazione delle commesse, la contabilizzazione dei lavori, i controlli e i relativi pagamenti. In cambio sarebbero stati corrisposti denaro e regali di valore, tra cui orologi, telefoni cellulari, soggiorni e vacanze.
Uno dei filoni più delicati riguarda la qualità dei materiali impiegati. I carotaggi eseguiti su opere non ancora concluse avrebbero evidenziato, in diversi casi, una resistenza del calcestruzzo inferiore a quella prevista dai progetti.
L’inchiesta ha inoltre acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori stranieri impiegati nei cantieri. A Grottaminarda sarebbero stati identificati 34 operai egiziani costretti a turni fino a 20 ore consecutive, con riposi ridotti, salari inferiori ai minimi contrattuali e presunte violazioni delle norme di sicurezza. Contestate anche irregolarità nei permessi di soggiorno, nella formazione obbligatoria e nella gestione di materiali di scavo contenenti tracce di amianto.



