“Non sono un angelo, ma neanche un diavolo. Chi mi conosce, mi ama”

L'abbandono dell'Opera di Roma, il 2 gennaio 1958, sessantasei anni fa, è il culmine della "tempestosa" carriera di Maria Callas, artista e donna fuori da ogni cliché

La sera del 2 gennaio 1958, alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e di una schiera di personalità politiche e artistiche, Maria Callas si esibisce sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma, nella Norma di Bellini. La Callas – in quel periodo all’apice della popolarità e della conflittualità – fa parlare di sé, è una personalità magnetica, si impone sulla scena. Ma nel corso del primo atto, la diva subisce un clamoroso problema di voce. Così, dopo l’intervallo il sipario tarda ad alzarsi.

Il pubblico comincia a dimostrare la sua impazienza; corre la voce che Maria Callas si rifiuta di tornare in scena, adducendo un’improvvisa indisposizione. In realtà, qualche giorno prima della rappresentazione, la Callas aveva avvertito un malessere dovuto ad un’influenza. Cominciava a farsi sentire il declino vocale e psicologico della Diva. 

“Ci vorrebbe una legge contro i bambini prodigio”, disse, da grande, la bambina prodigio Maria Callas. La vita della soprano greco-americana, chiamata “La Divina” dai suoi fan, in effetti sembra simile alla trama di un’opera. Chiamata da piccola con altri nomi e cognomi – Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropulu, e variazioni sul tema, fino a Kalos, Callas – la soprano nacque il 2 o il 4 dicembre 1923 a New York da genitori di origine greca – Georgios Kalogeropuolos e Evangelia Dimitriadou – immigrati negli Stati Uniti, dopo essere stata concepita in quella Grecia di cui è stata, è e sarà per sempre un modello.

Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropulu (1923-1977) meglio nota come ‘La Divina’ (Fonte: Cinematografo)

È la madre, detta Litsa, a ricordare che il giorno della sua nascita, fosse il 2 o il 4 dicembre del 1923, a New York c’era una tempesta di neve. I fenomeni atmosferici di quel giorno, però, sembrano smentirla. L’unica cosa su cui coincidono le ricostruzioni sulla nascita di Maria Callas, dal punto di vista suo e di sua madre, è che quest’ultima non ha voluto vederla per qualche giorno perché si aspettava il sostituto di Vasili, altro figlio venuto al mondo nel 1919 e morto nel 1923 per un’epidemia di tifo, e avrebbe desiderato chiamare il suo terzo figlio come il suo secondogenito morto. Ma è una femmina.

La famiglia è quella che scegliamo, a volte. Callas la pensa così, visto il suo pessimo rapporto con i suoi genitori e sua sorella. La madre la vessa affinché diventi una piccola star. Maria soffre il confronto con la sorella, che le sembra più bella di lei. Ha problemi con il cibo e, quindi, con il suo corpo, fin da piccola soffre di disturbo da dismorfismo corporeo. Ha, cioè, una percezione errata del suo corpo. E non è il figlio maschio che la sua famiglia desidera.

Adolescente, fece ritorno ad Atene nel 1937 ed entrò in Conservatorio nel 1939. “Era l’allieva migliore. La prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene. Seguiva anche le lezioni degli altri. Voleva imparare tutto. Imparava tutto. Era una spugna”, ricorda la sua maestra, la soprano Maria de Hidalgo. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale non ferma il suo periodo di formazione. Va “a bottega”, debutta a quattrodici anni e inizia a diventare la cantante che conosciamo mentre il mondo affronta il suo buco nero. La versione di Callas di quel periodo buio, per tutti e per lei, è che si aggrappa, come sempre, alla sua arte, al suo talento, alla sua voce.

Maria Callas interpreta (1964) l’opera lirica ‘Norma’ di Vincenzo Bellini all’Opéra national de Paris (Fonte: Speak Up)

BEL CANTO

Animata da un impegno incrollabile e indefesso, la carriera di Callas si svolse in Grecia e poi in Italia – la patria del belcanto -, dove si esibì in prestigiose sedi come la Scala di Milano, diventando la prima donna protagonista di un’opera. Le è stato riconosciuto il merito di aver riportato in auge l’interesse per le opere belcanto del XIX secolo: da Vincenzo Bellini (Norma) a Gioachino Rossini (Il barbiere di Siviglia), passando per Gaetano Donizetti (Lucia di Lammermoor), tutte eseguite sotto la direzione di maestri d’opera di fama internazionale quali Luchino Visconti e Franco Zeffirelli. Una ragazza, neanche trentenne, catapultata nel mondo Musicale, con la maiuscola per eccellenza.

VITA PRIVATA

Nel 1949, Callas sposò l’industriale italiano Giovanni Battista Meneghini che divenne anche il suo manager. Nel 1953 subì una drastica perdita di peso, dimagrendo trentasei chili. Ma ciò – si disse – affinché fosse più idonea a interpretare grandi ruoli; divenne, tuttavia, eccessivamente magra. Talento precoce che era stata, presto iniziarono anche i disturbi alimentari, di cui non si libererà mai. Non solo quando perde decine di chili – anche qui, trenta, quaranta, cinquanta, la leggenda di questa drama queen greca gioca sempre al rialzo, ma pure, quando, in teoria, trova un equilibrio. Ancora oggi restano accese le polemiche su come abbia potuto perdere così tanto peso e quali siano state le ricadute sulla sua voce e sulla sua salute.

UNA MORTE PREMATURA

Come la carriera internazionale di Callas è salita alle stelle, così è accaduto per la sua reputazione in ragione della sua condotta di vita instabile. Circolavano voci relative alle sue focose relazioni personali, i suoi frequenti abbandoni alla collera e la sua accesa rivalità con altre stelle dell’opera lirica.

L’armatore greco Aristotele Onassis (a destra) con Jacqueline Kennedy (a sinistra), prima moglie del Presidente Usa J.F. Kennedy (Fonte: IO Donna)

Un articolo del 1956 sulla rivista Time riferì di una lite tra Callas e sua madre. Per giunta, nel 1959 il suo matrimonio con Meneghini fu annullato, e Maria si impegnò in una rapsodica relazione d’amore con un uomo ricco, famoso, che aveva yacht e case ovunque: il greco Aristotele Onassis. Quest’ultimo la tradì con Jacqueline Kennedy, in maniera terribile, indegna del loro amore. “Non glielo ha neanche detto. Dicono che Maria l’abbia saputo dai giornali”, ha dichiarato Giovanna Lomazzi, migliore amica e sorella d’elezione della soprano, che ha dedicato tutta la sua esistenza alla musica, all’opera, al teatro, agli artisti e alla soprano, difendendone la memoria. Negli anni Settanta, la voce della Callas si era già molto deteriorata. La sua ultima esibizione in pubblico avvenne a Parigi nel 1974.

La soprano muore molto sola di infarto, il 16 settembre 1977, a cinquantatré anni, in un appartamento di uno splendido palazzo parigino. Accanto a lei, come sempre, c’è la sua vera famiglia, formata da Bruna Lupoli e Ferruccio Mezzadri, che si occupano di lei, stanno con lei, l’ascoltano, ci giocano a carte, la sostengono nei successi e nei dolori della sua vita romanzesca. Tra i pochi che non l’anno usata. Pare, infatti, che la madre avesse la tendenza a sfruttare le figlie, ad appoggiarsi a loro per sopravvivere, e la soprano nel corso della sua vita si è dovuta difendere spesso dalla violenza.

UNA TRAGEDIA “ALLA GRECA”

Maria Callas è una delle stelle più celebri dell’opera lirica. Ad oggi centinaia di biografie hanno esplorato i più disparati aspetti della sua vita. Nel 2020, Lyndsy Spence ha iniziato a indagare sulla Callas a partire dalle lettere attualmente disponibili per la consultazione, molte delle quali sono conservate negli archivi degli Stati Uniti.

Lyndsy Spence, scrittirce nord irlandese e autrice di fortunate biografie incentrate su figure femminili (Fonte: Belfast Telegraph)

Nella sua biografia ‘Casta Diva: La vita nascosta di Maria Callas‘, Spence descrive una donna ingabbiata in una società chiusa e blindata, la quale ha dovuto lottare con costanza e determinazione per mantenere integra la sua indipendenza. Per saperne di più, ascoltiamo la voce della stessa Spencer, la quale esordisce spiegando le ragioni che l’hanno spinta a scrivere questo saggio.

Il mio obiettivo non era scrivere l’ennesima gossip story incentrata sugli scandali e le relazioni che la Callas ha intrattenuto, bensì intendevo mettere un punto fermo sulla i (to put everything to bed)[1] di questa vicenda. Non c’è più nessun grande mistero che avvolge la vita di Maria Callas. La gente è furiosa, mi dice: “Lascia stare il mito, non badare all’artista, non indagare la sua vita privata!”; e, in effetti, penso, “Beh, perché no? Sono abbastanza felice che le voci continuino a circolare, ma cosa c’è di sbagliato nel dire la verità?

UNA FAMIGLIA “SQUILIBRATA”

Studiando la corrispondenza epistolare della Callas, Spence ha potuto scoprire l’esistenza di una vicenda familiare piuttosto travagliata e anomala.

La copertina di ‘Cast a Diva’, biografia sulla vita di Maria Callas (Fonte: OperaWire)

Ho trovato lettere di sua madre redatte in greco nelle quali si ricatta Maria, dicendole: “Speriamo che ti venga il cancro alla gola. Dateci 200 dollari!”. Nel 1964 – racconta Spence – suo padre si inventa la balla colossale che sua figlia ha il cancro e sta per morire in un ospedale per indigenti…come riuscirebbe a pagarsi le spese mediche? Addentrandosi nelle pieghe delle lettere si scopre che la sua seconda moglie e la sua famiglia non volevano altro che estorcere denaro alla Callas. In seguito a queste rivelazioni, Maria interrompe i rapporti con suo padre

UN MATRIMONIO SENZA AMORE

Il matrimonio di Callas con Giovanni Battista Meneghini fu un connubio tutt’altro che felice. “Si conobbero a Verona e si unirono in matrimonio nel 1949. Meneghini divenne il suo manager – prosegue la scrittrice irlandese – iniziando presto ad incassare grosse tariffe in contanti e a investirle in cattivi affari. Emotivamente, un uomo violento e crudele; Maria lo rimproverava: “Sei grasso. Sei un cane. Senza di me non saresti nulla”. Eppure, con lui la diva smise di prendersi cura di se ed vestendo in maniera sciatta e trasandata”.

PERDITA DI PESO

Callas, che pesava più di cento chilogrammi all’inizio del 1953, decise di perdere peso. In quel momento storico era impossibile chiedere e ottenere il divorzio in Italia, ma la diva greco-americana era convinta avere sotto controllo la situazione. “Era ossessionata dalla paura di cambiare di nuovo fisicamente, di ingrassare. Aveva iniziato a iniettarsi giornalmente dosi di iodio, mettendo a repentaglio la propria salute.

Maria Callas con suo marito Aristotele Onassis, nel 1960 (Fonte: IlSussidiario.net)

Sullo sfondo anche il Sessantotto, un’esplosione di protesta e desiderio di libertà che lei ignora, considerando l’arte scissa dalla politica. L’artista, nella sua visione, non deve fare politica. “Ho scoperto – rivela Spence – che il suo menù a pranzo e a cena era scrupolosamente deciso da lei stessa. “Cuocere il pane respirarne solo l’aroma”; “Una fetta di pera al massimo”. Si rivolse alla Dr.ssa Feelgood, che all’epoca aveva in cura anche Marilyn Monroe e JFK, lamentando gli effetti negativi causateli dalla perdita di anfetamine (she was taking speed)[2]. Per Maria era solo l’inizio di un lento precipizio verso la fine.

LA MISTERIOSA MALATTIA

Nel 1968, Aristotele Onassis, marito della Callas per quasi un ventennio, sposò Jackie Kennedy, la vedova del presidente statunitense assassinato a Dallas. Recenti prove indiziarie, tuttavia, testimoniano che il dolore era per la diva l’ultima delle sue preoccupazioni. Si sospetta abbia sofferto di una malattia molto grave.

Annotava lei stessa i seguenti sintomi: muscoli in movimento, spasmi, mal di testa, perdita della vista. Nel 1975 – illustra Spence – cita un neurologo al quale inviò una lettera attraverso la sua accademia e alla fine ricevette una risposta dalla figlia. Lo specialista iniziò a curarle quello che oggi clinicamente diagnosticheremmo come MS (sclerosi multipla). Ma per l’epoca – siamo a metà anni Settanta – ci sarebbero voluti almeno vent’anni di cure sistematiche.

Maria Callas (a sinistra) con il suo primo marito, l’imprenditore italiano Giovanni Battista Meneghini (a destra) (Fonte: True-News.it)

UN DECLINO RAPIDO E INESORABILE

Giunta al termine della sua vita, Callas prese a isolarsi sempre più. “Aveva un’amica pianista che la riforniva di Mandrax, una droga letale capace di sedare il sistema nervoso. Maria ne divenne subito dipendente. E anche Jackie Callas, sua sorella, le mandava ingenti dosi Mandrax in cambio di duecento dollari al mese. Penso che sapesse di avere davanti ai suoi occhi la morte” precisa Spence.

ULTIMO, DISPERATO TENTATIVO

In seguito alla morte di Callas per un attacco di cuore nel 1977, la sua famiglia e Meneghini hanno lottato ferocemente per accaparrarsi la proprietà e i suoi ingenti beni. Tante le controversie ancora aperte. Ma Callas fu solo una vittima delle circostanze, conclude Spence: “In un certo senso, come tutte le donne, ha dovuto render conto al marito. Ha lottato fieramente per la sua indipendenza in ambito professionale, la sua è stata una carriera davvero brillante. Purtroppo, si è trovata a vivere incompresa in una società maschilista e patriarcale fino al midollo. La sua è stata una battaglia per la (sopra)vvivenza”.

Per cogliere Callas cantante lirica bisogna sentirla. Ci sono, soprattutto, i dischi e i video di una parte delle sue esibizioni. Casta Diva va ascoltata, va vissuta attraverso la sua voce e la sua interpretazione. Lei stessa non si riconosce in chi la racconta quando sta sul palco e si lamenta di come nessuno cerchi di capirla in quanto donna, in quanto essere umano.

La Callas nei panni della ‘Anna Bolena’ di Gaetano Donzetti diretta dal maestro Luchino Visconti in un camerino del Teatro della Scala di Milano prima di andare in scena (Fonte: Pinterest)

I talenti nascono oggi come nascevano ieri. Il talento è ciclico, ma il problema oggi è che ai talenti non si dà la possibilità di maturare, di crescere, di acquisire sicurezza. Callas ne è un esempio. Ha fatto dieci anni folgoranti, pari a una vita di una persona normale, dalla Sonnanbula alla Wagner. Ci sono i talenti, ma ci sono anche i predestinati, il che non significa solo avere talento. E Callas è stata una predestinata: la Grecia, la sofferenza, la tragedia greca che portava inconsciamente dentro di sé e le eroine ottocentesche del nostro melodramma”. Ne è convinta la scrittrice Annarita Briganti, giornalista di Repubblica e Donna Moderna, autrice del saggio Maria Callas. La diva umana (RCS MediaGroup S.p.A, 2023) che contiene materiali inediti sul La Diva umana e numerose interviste, tra gli altri, a Giovanna Lomazzi, Ferruccio Mezzadri, Nadia Stancioff, Ilario Tamassia e Pippo Zeffirelli.

È difficile per i grandi artisti smettere perché quella è la loro vita. Quanto dev’essere stato difficile per Callas, così giovane, rendersi conto che era finita. È incredibile che un talento come il suo, con la sua dedizione, abbia dovuto prendere questa decisione. Resta il fatto che, quando, nelle interviste, chiedono a Maria Callas se si sente “tempestosa”, lei risponde: “Cosa significa tempestosa?”. La solita storia: una donna di carattere ha un cattivo carattere, un uomo con una forte personalità è affascinante.


[1] Oltre al senso letterale di “mettere al letto qualcuno”, di solito un bambino, questa frase idiomatica ha anche il senso figurato di “sistemare una questione” e, dunque, “risolvere un problema” in modo che non se ne parli più. In questo specifico caso, la biografia di Spence intendeva portare alla luce la verità sulla vita di Maria Callas, ponendo così fine a speculazioni e dicerie.

[2] Speed è un termine colloquiale che indica diverse varietà di anfetamine. È una droga stimolante del sistema nervoso centrale che, oltre alle sue proprietà terapeutiche come soppressore dell’appetito o per il trattamento della narcolessia e del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, viene utilizzata anche a scopo ricreativo.