L’alternativa di Varoufakis a negazionismo e gattopardismo

Il partito politico dell'ex ministro greco punta sul nostro paese per rafforzare il fronte dei movimenti europei che si batte per la giustizia sociale e climatica

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“Se avremo successo, solo allora potremo cantare ‘Bella Ciao’ tutti insieme. Non come ricordo di una sconfitta permanente, con il groppo in gola come sempre più spesso avviene. Ma come testimonianza del fatto che anche in Italia è nato davvero un movimento radicale di sinistra”. Ad affermarlo, nella sala convegni dell’Acquario Romano, è Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco e cofondatore insieme a Srećko Horvat del movimento pan-europeo DiEM25, nato nel 2016 con l’ambiziosa finalità di creare un’agenda transnazionale progressista nei diversi paesi europei. Da oggi, in Italia, il movimento è una forza politica con un suo portavoce, Federico Dolce, e un proprio coordinamento di riferimento: “Non un altro inutile, minuscolo partito di sinistra” ma un partito con la testa in Europa e i piedi ben piantati nei singoli paesi dell’Unione.

Realista, ribelle, radicale, con obiettivi chiari – giustizia sociale e giustizia climatica – e proposte per raggiungerli altrettanto nette. Alcune di lungo periodo: reddito universale, riduzione dell’orario di lavoro, programma di “jobs for all” sul modello di quello proposto da Bernie Sanders in America, percorso di costituente europea. Altre da attuare subito: legge sul salario minimo, defiscalizzazione degli aumenti decisi dalla contrattazione collettiva, stop a investimenti nei combustibili fossili, piano di efficientamento energetico destinato innanzitutto agli edifici pubblici e alle abitazioni delle famiglie a basso reddito.

Il passo per trasformare DiEM25, movimento principalmente di idee e attivismo, in una formazione politica che possa essere realmente competitiva alle elezioni è stato già compiuto in Grecia, dove nel 2019 ha ottenuto nelle urne il 3,44% (a cui corrispondono 9 seggi) e poi in Germania lo scorso dicembre, dove è attualmente in corso la fase di organizzazione e radicamento sul territorio, necessaria per farsi trovare pronti alla prossima tornata elettorale. Adesso tocca all’Italia e tra qualche settimana all’Olanda. Il partito è lo stesso, nelle diverse nazioni europee: MeRA25, ovvero Μétopo Evropaikís Realistikís Anypakoís. In italiano, il Fronte della Disobbedienza Realistica Europea.

Giuseppe De Marzo

“La Meloni ha vinto perché il centrosinistra, negli scorsi anni, è sempre andato a Bruxelles con il capo chino per dire sì alle politiche che hanno condannato questo paese alla recessione, supportando le stesse misure messe in campo da Mario Monti prima e da Mario Draghi poi. Adesso, però, anche l’inganno della Meloni sarà presto svelato. I partiti di estrema destra crescono nel malcontento generale, ma non hanno soluzioni credibili. Per questo, lo stiamo già vedendo in questi primi giorni, anche la Meloni andrà in Europa e accetterà senza fiatare quelle misure economiche che aumentano le diseguaglianze e impediscono all’Italia di crescere. È molto più facile e conveniente, come successo con Tsipras in Greca, farsi cooptare dall’establishment oligarchico che governa l’Unione Europa, piuttosto che condurre una seria battaglia per cambiarne i meccanismi”, spiega Varoufakis.

Oggi, quindi, al predominio aggressivo delle forze di destra più conservatrici, caratterizzate dall’insofferenza verso le regole democratiche, dall’odio razziale, dalla minimizzazione della crisi climatica, si affianca la regressione delle “sinistre”, la loro incapacità di dettagliare la società che immaginano per il futuro, di indicare la rotta per arrivarci. In questo nuovo contesto di crisi multiple e sistemiche, come sostiene il sociologo Boaventura De Sousa Santos, esistono solo tre scenari possibili: negazionismo, gattopardismo, alternativa civilizzante. Il primo scenario è quello in cui si vuole tornare il prima possibile alla presunta normalità, ignorando i fallimenti causati dalle scelte adottate in passato. Nel secondo si riconosce che sì, siamo davanti a problemi gravi, ma che per risolverli possono bastare alcuni aggiustamenti e piccoli correttivi al sistema economico che ne è responsabile. Il terzo è quello che afferma invece che non sono sufficienti le misure già sperimentate con poco successo e che è necessario un nuovo approccio culturale ed economico. Chi vuole evitare di rimanere stretto nella morsa tra negazionismo e gattopardismo ha solo il terzo scenario come opzione possibile.

Juliana Zita

L’obiettivo, per MeRA25, è uscire dalla vaghezza e dalla semplificazione eccessiva che spesso contraddistinguono i movimenti più radicali, o sedicenti tali, di sinistra e di destra, evitando così di commettere gli stessi errori in cui sono già cadute altre formazioni, come ad esempio Podemos in Spagna. “I partiti di sinistra che si professano radicali hanno tutti una grande mancanza: non hanno una politica europea, non hanno idea di come poter affrontare quelle situazioni complesse che richiedono necessariamente uno sforzo trans-nazionale e collettivo. Crescono nei sondaggi, ma poi si sciolgono come neve al sole quando tocca loro andare nelle sedi dove si prendono le decisioni cruciali e rispondere ad alcune domande essenziali, dalla cui risposta dipende la vita di tutti i cittadini europei”, sottolinea Varoufakis.

DiEM25 è stato il primo soggetto politico a immaginare nel 2019 un Green New Deal, in un momento storico in cui questa espressione non era ancora patrimonio comune delle forze progressiste. Lo fece realizzando un documento di centinaia di pagine, dettagliato e puntuale, frutto della collaborazione di decine di attivisti, scienziati ed economisti provenienti da tutto il mondo. Un lavoro collettivo, svolto in circa due anni, che tracciava una strada precisa, per quanto impervia, e da cui emergeva la presa di coscienza che mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici significava in concreto cambiare modello produttivo, estrattivo e industriale. Quel piano fu anche proposto come base programmatica comune per i partiti di sinistra in vista delle elezioni europee del 2019, ma nessuno raccolse la sfida.

Federico Dolce

“I fascisti, italiani, tedeschi, o francesi che siano, parlano tra loro, hanno un piano comune che è quello di far leva sulle paure delle persone. I banchieri e gli oligarchi, a loro volta, rappresentano la più coesa e mutualistica organizzazione internazionale che possa esistere. La sinistra, al contrario, ha la sconfortante caratteristica di non riuscire ad unirsi su alcuni temi fondamentali che dovrebbero tenerla insieme”, afferma Varoufakis. Ed è per questo che MeRA25 non vuole chiudersi a riccio, ma si dice disposta ad aprire un dialogo con tutte quelle forze interessate a costruire un fronte comune. Con lo sguardo rivolto prima di tutto a quella galassia di associazioni riconducibili all’area progressista. Non a caso, nel corso dell’evento romano è intervenuto anche Giuseppe De Marzo, responsabile nazionale per le politiche sociali di Libera e coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, network che mette insieme circa 600 realtà associative in tutta Italia, molte delle quali si sono date appuntamento a Roma lo scorso 5 novembre per la grande manifestazione per la pace.

Nel prossimo futuro, MeRA25 in Italia camminerà sulle gambe del portavoce nazionale Federico Dolce e su quelle di tutti gli iscritti che, attraverso una piattaforma online, potranno dire la loro sui programmi elettorali e sulle singole campagne da condurre, oltre che scegliere i membri dei coordinamenti nazionali. Ma non si esclude un dialogo con altri partiti (persino con il Movimento 5 Stelle di Conte, come dichiarato da Varoufakis al Fatto Quotidiano a margine dell’incontro) sulla base delle campagne già avviate.

Come ad esempio quella di “Lavoro Se”, contro la precarietà e il lavoro sottopagato e allo stesso tempo a favore di condizioni migliori per i lavoratori, attraverso la riduzione dell’orario e il diritto alla disconnessione. O ancora una seria proposta politica per difendere il “diritto all’abitare” oggi negato a decine di migliaia di persone in tutta Italia. Dolce, insieme a Varoufakis, terminata la presentazione all’Acquario Romano, si è recato in visita a Binario 95, centro di accoglienza, ascolto e orientamento sociale per persone senza dimora. “Nel nostro paese ci sono più case vuote che senzatetto, eppure il sistema permette che la gente dorma per strada”: su questo e su tanto altro, l’invito è ufficialmente lanciato.