Sulla “regina delle vie” ora viaggiano le idee

La candidatura all'Unesco esalta la vocazione della Via Appia a "collante" delle regioni del sud, nel nome di quel vasto patrimonio culturale che le caratterizza

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Alcuni giorni fa, a Firenze, nell’ambito di TourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, il ministero della cultura ha presentato all’Unesco la candidatura della Via Appia quale patrimonio dell’umanità. La storica arteria costituisce un patrimonio archeologico di inestimabile valore che attraversa ben 74 comuni e quattro diverse regioni del sud Italia: Lazio, CampaniaBasilicata e Puglia. I lavori per la costruzione della regina viarum, come la definisce Stazio nelle sue Silvae, iniziarono nel 312 a.C. per volere del censore Appio Claudio Cieco, il quale decise di ampliare e ristrutturare una strada preesistente che collegava Roma ai Colli Albani, prolungandone il tracciato fino a Capua, già da diversi anni posta sotto il controllo di Roma, con lo scopo di agevolare notevolmente gli spostamenti di uomini e merci.

Intorno alla metà del III sec. a.C. il suo percorso fu esteso sino a Benevento, dopo la sconfitta di Pirro e la successiva deduzione a colonia dell’insediamento. In breve venne raggiunta Venosa, già colonia romana, poi Taranto capitolata nel 272 a.C. e infine, a seguito della conquista dei territori dei Messapi, la via fu estesa fino a Brindisi, conquistata nel 266 a.C. I lavori di costruzione della consolare si conclusero nel 190 a.C. con la posa delle due imponenti colonne terminali, una delle quali torreggia tutt’oggi sul porto della città. L’Appia raggiunse così una lunghezza di 365 miglia romane, circa 650 km, ed era ormai pronta a proiettare Roma oltre l’Adriatico, verso la Grecia e l’Oriente.

Le colonne romane in cima alla scalinata segnano il punto di arrivo della via Appia a Brindisi. Foto di Roberto Gabriele da viaggiofotografico.it

Una grande arteria su cui viaggiavano le merci e le idee 

Pensata e progettata per garantire un rapido movimento delle truppe verso l’Italia meridionale, al fine di affermare e mantenere il dominio di Roma su quella parte della penisola, divenne contestualmente una fondamentale arteria per i commerci, facilitando l’afflusso verso l’Urbe di prodotti di alto artigianato realizzati nelle fiorenti città della Magna Grecia. Ma non solo: la notevole riduzione dei tempi di viaggio tra Roma e i grandi centri del meridione, nonché la maggiore comodità e sicurezza del percorso, portarono in breve ad una grande apertura dei ceti abbienti della società romana e dei popoli italici verso la cultura greca e l’Oriente, dunque una strada sulla quale si spostavano con rapidità non solo soldati e commercianti ma anche idee e cultura. L’antico asse di comunicazione, il primo concepito come via publica, fu di fatto il prototipo dell’intero sistema viario romano che, con i suoi 120.000 km di strade costruite dall’Impero nella sua storia plurisecolare, costituisce ancora oggi la base dell’articolata viabilità del bacino del Mediterraneo.

Un tratto della Via Traiana nell’antico centro di Egnazia

Il disegno strategico sotteso alla costruzione della Via Appia Traiana

Successivamente si deve all’iniziativa dell’imperatore Traiano l’ambizioso progetto di collegare, con un percorso ancora più agevole, Benevento e Brindisi concependo una variante costiera del secondo tratto. Prese il via quindi un’operazione che prevedeva il taglio della catena degli Appennini, un intervento di grande rilievo per i tempi oltre che straordinario dal punto di vista tecnico. Per il raggiungimento dello scopo ci si servì, almeno in parte, del preesistente tracciato della Via Minucia, una ormai malferma strada risalente all’epoca repubblicana, com’è stato dimostrato da diverse indagini archeologiche. La più recente tra queste è  stata condotta dall’università di Bari nella città di Egnazia, durante la quale è stato accertato che il tratto cittadino della nuova strada fu impostato esattamente sul precedente importante asse viario di età repubblicana. L’intervento infrastrutturale traianeo si colloca, anche questa volta, in un altro fondamentale momento della storia di Roma ed è parte di un imponente disegno politico strategico, frutto della visione dell’imperatore,che si concretizzò nel 109 d.C. con l’inaugurazione di una nuova grande strada, l’Appia Traiana.

Il tracciato della via Appia (in bianco) e quello della via Traiana (in rosso)

Molti tratti dell’Appia sono emersi nei decenni passati e continuano ad emergere nel corso di campagne di scavi o anche semplici lavori stradali. La maggior parte di essi sono tutt’oggi percorribili presentando ampie porzioni di pavimentazione ben conservate ma anche opere infrastrutturali e di ingegneria idraulica, importanti nuclei funerari e civili sparsi lungo il percorso che rappresentano un patrimonio culturale di eccezionale valore, il quale oramai richiede a gran voce misure urgenti e rende necessario un approccio più deciso e incisivo per tutelare e valorizzare adeguatamente tutte le evidenze.

A questo proposito 28 uffici del ministero della cultura, 4 regioni, 13 città metropolitane e province, 74 comuni, 14 parchi, 25 università, oltre a numerose associazioni di cittadini, da tempo attive per la tutela dell’antica via, si sono uniti per promuovere la candidatura di questo sito a patrimonio dell’umanità, un’operazione che sicuramente rientra a pieno tra quelle strategie utili da attuare per intervenire in maniera organica ed efficace su un sito archeologico così esteso.

La candidatura all’Unesco, la prima promossa dal ministero della cultura

Quella della Via Appia sarà dunque la prima candidatura Unesco promossa e coordinata direttamente dal ministero della cultura: “Si tratta di una grande operazione di tutela e valorizzazione a livello globale di uno straordinario patrimonio culturale del Sud Italia – ha dichiarato il ministro Dario Franceschini in conferenza stampa – una via che per millenni ha unito Oriente e Occidente e lungo la quale la cultura greca ed ellenistica sono penetrate nella romanità.” Per sostenere la candidatura, il ministero sta inoltre investendo ingenti cifre: oltre 22 milioni di euro per il restauro e la valorizzazione di alcune delle evidenze archeologiche situate lungo il percorso, contribuendo così a rivitalizzare lo straordinario patrimonio culturale del Mezzogiorno, come ha spiegato Franceschini.

Lo scorso primo ottobre nell’ambito di TourismA, presso la “sala verde” del Palazzo dei Congressi a Firenze, è stato dedicato un intero spazio alla presentazione della candidatura. L’evento, moderato da Cinzia dal Maso, è stato scandito dagli interventi di diversi rappresentanti dell’Ufficio Unesco del Mic e del mondo della cultura. In particolare, Stefania Quilici Gigli dell’Università della Campania e Giuseppe Ceraudo dell’università del Salento, con interventi inerenti la costruzione delle due vie. Angela Maria Ferroni del MiC, nel ruolo di coordinatrice dell’intera operazione di candidatura, ha affermato: “Le comunità che oggi sorgono lungo il suo tracciato sentono ancora un forte senso di appartenenza”, aggiungendo inoltre come queste e i territori attraversati dall’antica arteria “possono beneficiare di questo Patrimonio come volano di sviluppo culturale ed economico, con impatti veramente significativi sulle comunità coinvolte”.

In chiusura è intervenuto Eugenio Farioli Vecchioli, di Rai Cultura, il quale ha annunciato che è in corso la realizzazione di un documentario ad hoc sull’Appia che, oltre a rientrare tra le azioni di valorizzazione del patrimonio dell’antica strada, verrà allegato al dossier di candidatura. Anche questo un primato, è la prima volta, infatti, che un prodotto audiovisivo, così articolato e prodotto da una emittente pubblica, viene affiancato alla documentazione tecnica richiesta dall’Unesco. Il quadro che è vividamente emerso a margine dell’evento è quello di uno sforzo congiunto, ed efficacemente coordinato, di tutti gli attori coinvolti e di tutte le forze disponibili dalle comunità locali e le associazioni di cittadini agli uffici del ministero, passando per le università e la televisione pubblica, un’iniziativa davvero senza precedenti.

Un’immagine del parco regionale dell’Appia Antica

È fuor di dubbio che la regina viarum abbia in sé quell’ “eccezionale valore universale” richiesto dall’Unesco soddisfacendo addirittura tutti e sei i criteri culturali richiesti per entrare a far parte della lista, un caso abbastanza raro visto che è necessario soddisfare almeno uno dei requisiti per richiedere l’inserimento, un vero record anche questo, ma l’Appia rappresenta molto di più. Perché è sì la strada che parla delle tappe che hanno segnato la grande ascesa di Roma, la strada che ci racconta di conquiste e conquistatori, di viandanti, mercanti e soldati, di straordinarie opere ingegneristiche e architettoniche ma è anche la strada del progresso che simboleggia la volontà di apertura al mondo, una via sulla quale hanno camminato forti le idee e che ha favorito, solcando quei territori, il confronto e l’arricchimento delle comunità attraversate ma anche e soprattutto l’inclusione fra culture.

La vocazione dell’Appia a unire le regioni che attraversa

Oltre agli straordinari requisiti materiali che possiede va sottolineato con forza anche questo: l’Appia è una strada che ha unito e unisce tutt’oggi. La grande propensione all’accoglienza e la spiccata solidarietà sembrano essere due tratti che caratterizzano fortemente anche le comunità odierne che si trovano lungo il suo tragitto. E’ possibile dunque affermare che questi valori umani si siano in qualche modo codificati nel “DNA culturale” degli abitanti proprio grazie alla sua presenza. Insomma, la Regina Viarum non è “soltanto” un’antica strada titolare di innumerevoli primati, ma è anche per quello che ancora oggi rappresenta, a distanza di 23 secoli, che merita di essere Patrimonio dell’Umanità.

Nell’immagine in alto, “Viandanti sull’Appia Antica” di Arthur John Strutt, 1858