L’arte sa nuotare e fa Blub come le bollicine nei fumetti

In mostra al museo civico di Bari le opere del celebre e fantomatico artista, che mette la maschera subacquea ai volti più noti del firmamento artistico

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Suvvia, affoghiamo tutti i dispiaceri e lasciamoci cullare dal dondolio delle onde fino a penetrare negli abissi marini, dove tra le ricche e colorate varietà di flora e fauna s’incuneano personaggi senza tempo. In posa ieratica o meditativa, guardinghi o vanitosi, innamorati o solitari, avvolti in un turbinio di bollicine, li vediamo fluttuare nelle remote profondità con il volto coperto da una maschera subacquea, accompagnata raramente da un tubo per immersione. Un originale passaggio di consegne, insomma, per le note creature della storia dell’arte che dai loro inventori guizzano repentinamente sotto l’egida del writer fiorentino Blub, intento a proseguire la riqualificazione dei centri urbani attraverso opere-manifesto dell’epoca in cui viviamo.

Isabella d’Aragona

Sembra quasi che il misterioso street artist, del quale non si conosce la vera identità, voglia invitarci a riflettere e al contempo spronarci spargendo negli angoli dimenticati delle città un messaggio figurativo non di poco valore: se è vero che su di noi spirano venti di crisi di carattere storico, politico ed economico, dobbiamo smettere di sentirci vittime inconsapevoli di un sistema in quanto siamo artefici della nostra vita e padroni delle nostre azioni. Servirebbe solo una maschera subacquea per ripararsi dalle asperità e imparare a nuotare. Ma poi, pensandoci, perché aver paura dell’acqua? Temerla sarebbe come rinunciare alla vita, al lato nascosto delle cose, alla materia di cui noi stessi siamo fatti, alla bellezza che ci circonda.

Senza la liquidità albergherebbe il nulla, il cosmo non diventerebbe materia, la sostanza non si tramuterebbe in forma. Aveva ragione Talete a fissare l’acqua come fatto primordiale, il principio primo di tutte le cose, l’archè -a detta dei greci- dal quale si viene al mondo procedendo verso un eterno ed irreversibile fluire. E in quest’ottica la continuità costituisce il tratto peculiare dell’elemento idrico, uno scrosciare ininterrotto che avanza, lambisce, plasma, rinnova ma mai s’arresta. Così, in un vortice celeste increspato qua e là da piccole onde finisce un ricco inventario di illustri personalità da Dante a Federico Da Montefeltro, dal David michelangiolesco a Diego Velasquez e Salvador Dalì, per giungere sorprendentemente all’enigmatico Uomo con bombetta di René Magritte e al putto raffaelita de La Madonna Sistina.

La Gioconda

Ma non solo uomini, c’è spazio anche per donne ‘iconiche’ come la Vergine con Bambino di Raffaello, la Gioconda di Leonardo da Vinci, la Ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer, la Battista Sforza di Piero della Francesca, la Niña Margherita de Las Meninas di Velasquez e le raffinate dame dai lunghi colli di Amedeo Modigliani. Una galleria di memorabili effigi, munite di occhialini, punteggia un mare labirintico, che offre la possibilità di farsi perlustrare anche negli anfratti più scuri da chi desidera mettersi in cerca ma soprattutto approcciarsi ai fasti dell’arte in modo del tutto inconsueto. Un progetto ben riuscito quello del graffitista toscano nato per caso in Spagna a Cadaques nella tarda estate del 2013 quando, accogliendo la richiesta di una famiglia del posto, ha dipinto su una recinzione esterna un bambino riccioluto con la maschera da sub ispirandosi al loro figlio. Il writer ha iniziato dalla sua bella e rinascimentale Firenze, dove ha riprodotto la Gioconda, la Dama con l’ermellino e Leonardo da Vinci con l’immancabile  accessorio che contraddistingue la sua arte. Ne ha fatto poi una scansione e, su suggerimento di alcuni amici, a notte fonda ha attaccato alcune copie in zona San Nicolò a Firenze, il cosiddetto quartiere degli artisti.

Ritratto di un giovane

Era il 5 novembre del 2013 e nella sua semplicità voleva ricordare l’alluvione e il salvataggio della città gigliata e delle sue opere dalle acque che avevano invaso la città. Da quel giorno il motto “l’arte non affoga” si è trasformato in “l’arte sa nuotare“, quasi a confermare la titanica energia dell’arte di saper ‘navigare’ anche in condizioni ostili. Mai un cambio di rotta per Blub, che dopo un lungo peregrinare approda al Museo civico di Bari, sempre sensibile alle genialità degli street artists come dimostra l’esposizione di alcune opere delle Lediesis tenutasi un anno fa. Varcato l’ingresso del piccolo contenitore culturale situato nel cuore del centro storico del capoluogo, un’angusta scala a chiocciola conduce al vano superiore ospitante una serie di opere del writer in acrilico su tela, alle quali seguono stampe fine art realizzate appositamente per questa esposizione.

La niña Margherita de “Las Meninas” di Diego Velasquez

A darci il benvenuto è Zefiro che, stretto ad Aura in un tenero afflato d’amore, soffia più forte che può per scacciare una mascherina chirurgica, allegoria dell’infausto anno della pandemia, il 2020. Una tempesta di fiori pervade i due amanti dipinti dal Botticelli ne La nascita di Venere del 1485, che si apprestano a scongiurare l’oblio dei secoli balzando in una contemporaneità priva di stimoli e infeconda. L’impeto con il quale irrompono nello spazio rapisce lo sguardo del visitatore spingendolo a spostarsi verso destra dove, su pannelli rosso sgargiante, può ammirare altre rivisitazioni di famose opere d’arte immerse negli abissi marini. Basta  chiudere gli occhi e ascoltare il gorgoglìo dell’acqua grazie agli effetti speciali presenti nelle sale, per procedere lenti verso una manciata di gradoni che consentono l’affaccio sul terrazzino.

Alcune opere di Blub sul terrazzo del museo civico di Bari con lo sfondo della cattedrale di Bari

È qui che lo scenario cambia: dai meandri del mare si torna a galla, alla luce del sole o all’imbrunire, e dinanzi alla cattedrale di San Sabino si para una  carrellata di opere in pendant con altre raffigurazioni disseminate per il nucleo antico. Non si ferma qui l’arte in apnea di Blub, in una terra come Bari così devota al suo mare. Quell’Adriatico, culla di una religiosità mai sopita verso il suo santo patrono Nicola, che sa stupire ed emozionare. Perché non si può voltare le spalle a quella distesa increspata azzurro cangiante, svago in estate e luogo della riflessione d’inverno. Il mare ci affianca sempre, è un alleato, un complice, un amico. Sta a noi prendercene cura!

“Donna Con Cravatta Nera” rivisitazione del celebre dipinto di Modigliani

Nella foto in alto, “La nascita di Venere” di Sandro Botticelli. Le foto sono di Vittoria Leone ©