Dalla ribalta di DigithOn l’ultimatum di Conte a Draghi

Salario minimo e cuneo fiscale punti irrinunciabili per l'ex premier, intervenuto alla maratona digitale organizzata dal deputato dem Boccia a Bisceglie

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Giuseppe Conte accorcia improvvisamente l’orizzonte della crisi di governo: “Non parliamo di mesi e neanche di settimane”. Lo annuncia dal palco di Digithon, la maratona digitale organizzata a Bisceglie dal deputato dem Francesco Boccia, ex ministro per gli Affari Regionali nel secondo governo guidato proprio dall’avvocato. Sembra quindi che la decisione sullo strappo e l’uscita dall’esecutivo possa coincidere con quel voto in Senato, tra una settimana o forse meno, sul Decreto Aiuti. Il gioco di prestigio dei Cinque Stelle ha funzionato alla Camera, dove i deputati hanno già votato sì alla fiducia e usciranno dall’aula lunedì durante il voto finale, ma in Senato la situazione potrebbe essere completamente differente. Se a Montecitorio si è, infatti, trovato un modo per rimarcare il dissenso sul testo – contenente la famigerata norma riguardante l’inceneritore di Roma – senza drammatizzare, a Palazzo Madama, se verrà posta la fiducia, il non voto dei Cinque Stelle coinciderebbe inevitabilmente con la fine della loro permanenza al governo.

Giuseppe Conte ha presentato mercoledì i suoi nove punti al premier chiedendogli “discontinuità”, con gergo d’altri tempi, ed è su quel documento che torna a battere i pugni durante l’intervento biscegliese: “Parliamo di temi seri, sui quali chiediamo risposte non soltanto a Draghi, ma anche alle altre forze politiche che sostengono il governo, a cominciare da quelle del campo progressista. Non stiamo chiedendo cose lunari come il ponte sullo stretto, né tantomeno ci stiamo appigliando a temi capziosi come il numero dei consulenti sul Pnrr (un riferimento ironico agli argomenti utilizzati da Renzi per far cadere il suo secondo governo, ndr)”. Il ragionamento è chiaro: la decisone sull’uscita dal governo non è stata già presa, ma non ci penseremo due volte in assenza di risposte positive ai temi contenuti nel documento consegnato al premier Draghi.

Perché se è vero che la maggioranza dei senatori del Movimento Cinque Stelle ha espresso a gran voce la volontà di uscire, c’è anche chi dice no. E non è un dettaglio, soprattutto se a urlare di rimanere è il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, come accaduto mercoledì sera in assemblea: “All’opposizione non si conta niente, come pensate di fare gli interessi dei cittadini così? E poi chi vi assicura che non si andrà al voto anticipato?”, ha detto rivolgendosi ai colleghi. Il tempo per sciogliere i nodi sta finendo ed è meno – stando alle parole pronunciate da Conte a Bisceglie – persino rispetto alla scadenza di fine luglio che inizialmente il leader dei Cinque Stelle aveva dato a Palazzo Chigi per rispondere alle nove richieste. Per formalizzare la rottura serve però un innesco, qualcosa che giustifichi l’uscita dalla maggioranza (previa consultazione della base attraverso il voto online) evitando lo stigma del Papeete salviniano o della “mossa del cavallo” renziana.

Durante il suo intervento a Digithon, il leader dei Cinque Stelle cita a più riprese il «taglio del cuneo fiscale» e «il salario minimo» come due delle proposte sulle quali non è disposto a fare passi indietro. Sul primo punto, tutto l’arco parlamentare è d’accordo. E a favore sono anche i sindacati con Confindustria. Ma tagliare il cuneo fiscale significa togliere soldi alle casse dello stato, ed è proprio sul come compensare il mancato gettito che emergono distinguo e differenze tra le varie forze politiche: Forza Italia e Lega, ad esempio, propongono provocatoriamente di recuperarlo dall’abolizione del reddito di cittadinanza. Più complicato è invece il tema del salario minimo, sul quale il centrodestra è pronto a salire sulle barricate (il ministro Brunetta è arrivato a dire negli scorsi giorni che il salario minimo per legge sarebbe “contro la storia culturale e industriale italiana”) giocando probabilmente di sponda con Confindustria.

Parlando con i giornalisti a margine della manifestazione, Conte tiene inoltre a difendere (non casualmente) la misura simbolo del Movimento Cinque Stelle, ovvero il reddito di cittadinanza, che proprio nei scorsi giorni era stato oggetto di un’ulteriore stretta dopo che già l’ultima legge di Bilancio aveva modificato in senso restrittivo lo schema normativo. Citando il report annuale dell’Istat, pubblicato proprio nelle ore precedenti il suo arrivo in Puglia, Conte rivendica che “le misure di sostegno economico erogate nel 2020, in particolare reddito di cittadinanza e di emergenza, hanno evitato a un milione di italiani, quindi circa 500mila famiglie, di trovarsi in condizione di povertà assoluta”. “Se la politica non riesce a conseguire risultati in questa direzione, è meglio fare a meno della politica”, dichiara Conte alla stampa. Anche in questo caso, a voler leggere tra le righe, la strategia sembra inequivocabile: rompere sui temi sociali (rdc e salario minimo) vorrebbe dire rendere immediatamente comprensibile agli occhi dell’elettorato una scelta che altrimenti, in assenza di motivazioni pesanti e “concrete”, potrebbe essere giudicata come irresponsabile.

“Nel documento consegnato al premier Mario Draghi non troverete né bandierine né un libro dei sogni, ma le risposte alle urgenze che il Paese ha in questo momento. Se di fronte a queste urgenze, che fotografano una situazione serissima e drammatica, non arriva una risposta dal premier, dal nostro punto di vista non ci sono le condizioni per condividere una responsabilità di governo”, scandisce il presidente dei Cinque Stelle.

Ventiquattro ore prima, sempre a Bisceglie e anche lui ospite di Digithon, era intervenuto Enrico Letta, con toni completamente diversi da quelli di Conte. “Sono molto convinto che il governo Draghi debba continuare con forza e determinazione. C’è bisogno di portare avanti il Pnrr e la transizione tecnologica e ambientale hanno bisogno della stabilità di governo”, aveva detto il segretario del Partito Democratico. Aggiungendo: “Faccio un appello alla stabilità perché il nostro paese ha bisogno di un governo sostenuto da una maggioranza coesa e quindi auspico che si riescano a trovare tutte le intese che sono necessarie”. La risposta sul futuro del governo Draghi (e del campo largo progressista) potrebbe arrivare prima del previsto.

Nella foto in alto, Myrta Merlino intervista Giuseppe Conte sul palco di DigithOn. Le foto sono tratte dalla paghina fb dell’eventio