I bambini dell’Ucraina adesso sono meno soli

Una missione dell'Avis di Bitonto ha portato viveri e medicinali nei campi in Polonia, regalando speranza e un sorriso a tante vittime innocenti della guerra

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Dopo la caduta di Mariupol l’avanzata dei russi è proseguita, lenta ma inesorabile, verso Odessa: il fine delle armate di Putin è occupare la striscia di terra che si affaccia sul Mar Nero, trasformando la regione in un corridoio russo sino alla Crimea. Negli ultimi giorni, invece, la battaglia si è spostata a nord, nel Donbass, intorno alla città di Severodonetsk, con incursioni che si spingono sino alla periferia di Kiev, dove i caccia russi bombardano gli armamenti forniti dalle potenze occidentali, con la minaccia di colpire obiettivi anche al di fuori dall’Ucraina.

Per fortuna, il conflitto scoppiato lo scorso 24 febbraio parla diverse lingue. Non solo quella delle armi e della violenza. Ci sono anche i volontari della Croce Rossa e della Croce Bianca che, già all’indomani dell’invasione russa, hanno avviato una serie di iniziative volte a sostenere la popolazione colpita dalle bombe di Putin. Molte delegazioni si sono attivate, sin da subito, con la raccolta di generi di prima necessità, cibo e medicinali, per i cittadini ucraini in fuga dalla guerra.

Un momento con alcuni bambini ucraini nell’istituto di Bojanòw. Foto di Magdalena Grela.

Dopo Leopoli, Palanca e Siret è stata Medyca, città polacca ad est di Lublino, la terza meta scelta dalla sezione bitontina dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue (Avis) partita in missione umanitaria per portare aiuto ai bambini dell’Ucraina. A bordo di un pulmino, si sono messi in cammino i volontari Massimo Rutigliano, presidente, Annalisa Miccione, Giada Liso, Gioacchino Devanna, Dino Masciale e Saverio Pansini, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Cassano-de Renzio. È merito di quest’ultimo aver reso possibile la spedizione, finanziata attraverso fondi raccolti tra i genitori e il personale della scuola bitontina.

Caricati materiali di prima necessità, ossia viveri e farmaci, il convoglio si è subito messo in marcia. Partito la mattina presto da Bitonto, ha percorso oltre ottocento chilometri in meno di dieci ore. Giunti a Vicenza, i volontari Avis hanno potuto giovarsi della collaborazione di altri volontari della Croce Bianca e della Croce Verde, affiancati da due associazioni di clown terapia di Padova e Vincenza.

Di lì, poi, il cammino è proseguito, attraverso l’Austria e la Repubblica Ceca, in direzione di Zona Medyka in Polonia. Presenti nel centro per rifugiati anche alcuni clown, i quali si sono prodigati nell’intrattenere i bambini e i loro accompagnatori nell’orfanotrofio. Grazie alla loro animazione i piccoli hanno dimenticato, anche se solo per poche ore, ferite individuali e collettive che lasceranno il segno.

I volontari della spedizione umanitaria Avis: Gioacchino Devanna, Dino Masciale, Massimo Rutigliano (a sinistra), Saverio Pansini, Annalisa Miccione, Giada Liso, Pier Girolamo Larovere. Al centro, un profugo ucraino scortato a Noale.

Lungo e al termine del percorso abbiamo raccolto alcune testimonianze dei partecipanti alla missione umanitaria, che hanno trovato emotivamente complesso raccontare ciò che si è visto nei centri di accoglienza. Le interviste a Massimo Rutigliano e a Saverio Pansini riferiscono di figli di una guerra iniziata anni fa, già nel 2014.

Rispetto alla spedizione dello scorso aprile, quali regioni avete attraversato? Quale situazione avete trovato nei centri di accoglienza?

In questo secondo viaggio ci siamo recati al confine tra Polonia e Ucraina. Dopo una prima tappa a Vicenza, la marcia si è portata avanti verso l’orfanotrofio di Bojanow dove abbiamo scaricato pacchi di prima necessità e farmaci: ad attenderci lì, bimbi orfani provenienti da Maripol. Il loro volto era così segnato dalle ferite e dai traumi della guerra che nemmeno l’animazione dei clown è riuscita a strappare un sorriso ai bimbi. Alla visita del centro di accoglienza di Janów Lubelsky, dove si è tenuta una festa per tutti i bimbi, animata con gonfiabili, clown, trucca bimbi, musica, è seguita quella in un orfanotrofio che ospitava fanciulli con diversità motorie. Vedere con i nostri occhi la situazione in cui versavano è stato straziante”, esordisce Massimo Rutigliano.

Il supporto della Croce Bianca e della Croce Verde si è rivelato prezioso…

Sin da quando i volontari della Croce Bianca e della Croce Verde, assieme ai clown, ci hanno atteso a Vicenza per poi raggiungere il confine con l’Ucraina, c’è stata una sinergia tra di noi perché avevamo tutti un comune obiettivo: regalare sorrisi ai bimbi e accompagnarli, al rientro in Italia, in appositi ospedali per ricevere cure e affetti”, prosegue.

Al centro, Thomas Vittorio Annecca, responsabile dei trasporti umanitari per la Croce Bianca (Vicenza), con due clown a Bojanow. Foto di Magdalena Grela.

Il vostro impegno umanitario proseguirà con altre iniziative?

Siamo impegnati nella realizzazione di un progetto rivolto ad offrire ospitalità, quest’estate, a bambini profughi in alcuni orfanotrofi italiani, anche solo per alcuni mesi. L’iniziativa è nata di concerto con alcune volontarie che lavorano a stretto contatto con i consoli ucraini. Sono nostri fratelli, non possiamo restare a guardare”, chiarisce Rutigliano.

Alcuni volontari della Croce Bianca portano sollievo ai piccoli. Foto di Magdalena Grela.

Prima occasione per la Cassano de-Renzio in una missione umanitaria?

Sì, ed è la logica conclusione di un’attività didattica e di sensibilizzazione partita sin dall’inizio della guerra. Ho accettato subito, con il conforto del consiglio d’istituto, la proposta di Massimo Rutigliano di partecipare, in rappresentanza dell’istituto comprensivo ‘Cassano de Renzio’, alla missione organizzata dall’AVIS. Volevo dare prova a tutti i miei alunni che nella vita bisogna mettersi in gioco in prima persona e la mia partecipazione è stata, ne sono convinto, esemplare per tutti”, spiega il dirigente Saverio Pansini.

Le prime a credere nel valore simbolico della spedizione sono state le famiglie…

Per i genitori il finanziamento della missione è stata un’azione concreta, immediatamente verificabile, di quanto loro avevano raccolto”, sottolinea.

Clown e truccatori intrattengono i bambini ucraini nel centro di accoglienza di Janów Lubelsky. Foto di Magdalena Grela.

Qual è stato il momento più emozionante dell’intero viaggio?

Eravamo nell’orfanotrofio di Bojanow quando ho pensato di collegarmi in diretta facebook con due classi della mia scuola. Alisya, bimba ucraina da due mesi ospite presso la Cassano de-Renzio, ha salutato in lingua i suoi coetanei, infrangendo tutte le barriere come solo i bambini, con la loro tenerezza e innocenza, sanno fare. Una grande emozione, vissuta a distanza di oltre duemila chilometri. Al mio rientro, gli alunni hanno voluto incontrarmi, chiedermi spiegazioni, sapere come fosse andata. Mi hanno riferito che Alisya, entusiasmata da questo scambio di battute, si è commossa”, continua.

Quale sarà il lascito più duraturo di questa esperienza? E quale messaggio per il futuro dei bimbi ucraini nel nostro Paese?

Assieme agli alunni e alle famiglie, anche i docenti e tutto il personale tecnico e amministrativo erano assetati di notizie su che atmosfera avessimo respirato in quelle terre, quali emozioni avessimo vissuto; chiedevano di essere partecipi di tutto quanto avevo visto, anche in relazione all’organizzazione degli aiuti umanitari. I bambini e i ragazzi hanno percepito quanto sia importante mettersi in gioco, lottare per l’affermazione delle proprie idee, contribuire al processo di pace in prima persona attraverso azioni forte e concrete”, evidenzia.

Anche la nostra Alisya e la comunità ucraina che ruota intorno alla nostra scuola, hanno compreso che qui a Bitonto non sono sole, che esiste un potente senso di fraternità, che gli ucraini sono e saranno sempre i benvenuti tra noi. Oltre alla solidarietà nei loro confronti mediante un’adeguata azione didattica, un ulteriore gesto di solidarietà è giunto dalla formidabile mediatrice culturale che ha avviato presso di noi un piano educativo di integrazione con i compagni italiani”, conclude il dirigente.

Foto di gruppo con tutti i volontari, le associazioni e i profughi a Janów Lubelsky. Foto di Magdalena Grela.

Missione compiuta, dunque. Un viaggio di 4200 chilometri in tutto. Al termine del quale, in seguito alla disponibilità data da alcuni ospedali sul territorio italiano, due profughi, una bambina e un signore anziano, sono stati presi in carico nei centri rispettivamente di Mestre e Cesena, accolti da alcune famiglie. Il loro sorriso e la loro energia risollevano il morale di tutti. Di chi ha paura che questa guerra sia un incubo destinato a non veder fine. E un monito a noi tutti a fare di più riscoprendo il valore dell’accoglienza. Comprendendo, allo stesso tempo, il dolore provocato dalla violenza della guerra. Di tutte le guerre.

Nella foto in alto i volontari di: spedizione umanitaria Avis, Croce Bianca, Croce Verde assieme ai profughi ucraini (foto di Magdalena Grela)