Quattro graditi ospiti a tavola: la pace è servita!

Il pranzo di Pasqua è l'occasione per una famiglia di Casamassima per testimoniare affetto e vicinanza ad una mamma e ai suoi tre figli, giunti dall'Ucraina

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Oggi, giorno di Pasqua, ci sono quatto graditi ospiti a tavola! Il frutto di una scelta consapevole. Ci sono tante possibilità diverse di agire nella nostra vita: possiamo scegliere di chiuderci nella nostra bella torre o uscire per guardare il mondo e cercare di fare qualcosa per proseguire la creazione… Sì, ognuno di noi è creatore del mondo. Con ogni scelta piccola o grande noi modifichiamo il creato.

Perché allora non cercare di renderlo più bello? La mia esperienza di accoglienza di un gruppo di ucraini ha avuto il suo abbrivio dal desiderio di non essere solo spettatore. Ci sono circa 80 focolai di guerra nel mondo. C’è tanto spazio per fare il bene e aiutare. Non c’è da ragionare o da valutare. La mia famiglia ha deciso di esserci… per un’altra famiglia che ha perso la speranza nel genere umano. La speranza del bene c’è in tutti, è reale, creativa. Bisogna solo avere il coraggio di ascoltare la sua voce.

Gli ospiti ucraini ospiti a Casamassima di Angela Di Donna e della sua famiglia

Tutto è iniziato da una piccola frase pronunciata dal parroco nei primi giorni della guerra: “Siamo disponibili all’accoglienza di un ucraino.” La sera stessa una telefonata della Caritas di Casamassima ci informava della possibilità di accogliere una mamma con tre figli di 2, 12 e 16 anni. Certo non ci aspettavamo tanta velocità né ci aspettavamo una famiglia di quattro persone.

Qualche incertezza, giusto per abituarci all’idea, e il nostro sì ha aperto nuove possibilità di esistenza per noi, per la famiglia ucraina e per la rete di persone che si è stretta attorno. Quando abbiamo visto i loro occhi colmi di lacrime abbiamo capito che avevamo fatto la cosa giusta, anche se avevamo scombussolato la nostra casa e la nostra vita. Abbiamo accolto per empatia, abbiamo sentito il dolore di chi soffre. Noi crediamo che il bene sia più forte del male; crediamo nella preziosità di ogni singola persona. Siamo convinti che non ci siano singoli individui ma esista l’umanità.

Correre  il rischio di mettersi in gioco aiuta a capire chi veramente siamo, cosa siamo capaci di fare; aiuta a vedere il mondo da una prospettiva diversa, a intessere nuove relazioni, ad alleggerire la propria vita. Sì, alleggerire… perché interessandoci degli altri il nostro essere concentrati sui nostri problemi, sui nostri acciacchi si attenua; il cuore riprende a battere più armoniosamente e si comprende che è bello stare insieme mettendo in comune le nostre risorse.

Natalia con la sua famiglia, in una foto scattata in Ucraina nel 2020

Passo dopo passo, utilizzando il traduttore di Google (grazie Google!) la mimica e la voglia di capirci, siamo riusciti a inserire la famigliola nel contesto locale. L’iscrizione alla scuola secondaria di primo grado per Roman, la denuncia ai vigili urbani e ai carabinieri della loro presenza, la richiesta di soggiorno alla questura, l’iscrizione alla palestra di Roman e Margherita, la richiesta all’Asl per le cure mediche, sono state le tappe per un inserimento attivo nel tessuto cittadino degli amici ucraini. La gara di solidarietà che si è sviluppata intorno è stata incredibile.

Ognuno sta dando quello che può: viveri, come hanno fatto Rosanna, Doriana, Camilla Laura, Maria; abiti da Vitina, Lorenzo, Giovanna, Angela, Chiara, Vanna o il piacere di far assaggiare una semplice marmellata. C’è chi si è reso disponibile mettendo a disposizione le proprie competenze come hanno fatto Antonio e Lara, chi si è preoccupato di far giocare la piccola Milana con i propri figli, come ha fatto Carmen, o ha messo a disposizione i propri attrezzi come Mario. Tanta generosità e tanto dolore.

I nostri ospiti ce la stanno mettendo tutta per dimenticare quei giorni in cui si sono visti strappare dalle mani la normale quotidianità ed essere travolti dal suono delle sirene, dalla corsa nei sotterranei, dalla paura di morire. Roman ha chiesto esplicitamente alle sue insegnanti di non parlare in classe della guerra in Ucraina. È un dolore ancora troppo vivo.

Li vedo sfogliare una dopo l’altra le foto della loro vita, che forse allora vivevano con una punta di monotonia (compleanni con i nonni, gli zii, il padre/marito) e che ora, invece, guardano con la speranza che tutto torni al più presto come prima. Un mondo fatto di  sorrisi, di occhi sereni, di abbracci, di progetti, della loro lingua, dei loro luoghi, delle loro case, dei loro amici… Ma loro non si arrendono. Continuano a collegarsi con i loro insegnanti per la didattica a distanza, vogliono conoscere nuovi amici italiani e la mamma mi insegna le sue specialità gastronomiche. Io ho fatto una piccola lezione di cucina pugliese di riso patate e cozze e quando gli amici ucraini hanno visto le nostre cozze hanno sgranato gli occhi e le hanno fotografate. Hanno riso. Com’è incredibile la vita!

Nella foto in alto, tutti insieme, i famigliari di Angela Di Donna e gli ospiti ucraini per il pranzo di Pasqua