Mario Tozzi spiega ai bitontini l’importanza del “porta a porta”

Dialogando con gli studenti sull'impegno per salvare il pianeta, il noto divulgatore scientifico ha presentato la nuova modalità di raccolta dei rifiuti avviata dalla Sanb

91
0
CONDIVIDI

All’esperienza e alla capacità di persuasione di Mario Tozzi si è affidata la città di Bitonto per il lancio del servizio di raccolta “porta a porta” che promette di separare, grazie ad un sistema preciso e capillare, in maniera sempre più accurata i rifiuti domestici, riducendo il volume della spazzatura indifferenziata destinata alla discarica. Ospite del Teatro Traetta, nell’evento intitolato Si può fare e organizzato dalla Sanb spa – la società partecipata interamente dai comuni di Corato, Bitonto, Molfetta, Ruvo e Terlizzi per la gestione unitaria del servizio di igiene urbana – il geologo e divulgatore scientifico ha scattato una fotografia impietosa dei mali del pianeta, dialogando, alla presenza del sindaco Michele Abbaticchio e dell’AU della Sanb, Nicola Roberto Toscano, con gli studenti, dalle scuole elementari fino ai licei, aiutandoli a comprendere il peso che le azioni individuali possono avere sulla sostenibilità ambientale.

Mario Tozzi, a sinistra, con la giornalista Mariella Vitucci, il sindaco Michele Abbaticchio e l’amministratore unico della Sanb, Nicola Roberto Toscano, guardano lo spot con l’attore Mimmo Mancini

Sarebbe sbagliato, infatti, pensare alla raccolta differenziata come ad un’abitudine ormai consolidata, scontata e persino “arcaica”. È solo recentemente, infatti, che l’Italia ha cominciato davvero a puntare sul riciclo (e non omogeneamente su tutto il territorio). Se, ad esempio, a Napoli si fosse cominciato alla prima emergenza rifiuti di fine anni ’90 con un piano integrato di raccolta differenziata dei rifiuti campani, avremmo avuto risultati migliori e diversi. Invece, si è continuato a pensare che la questione si potesse risolvere esclusivamente con discariche e inceneritori.

LA RACCOLTA “PORTA A PORTA” AUMENTA DEL 30% I RIFIUTI DIFFERENZIATI RISPETTO AL CONFERIMENTO IN CASSONETTO

Ma sono i numeri che parlano chiaro: come emerge da uno studio di Atesir, menzionato dal Piano regionale dei rifiuti urbani della Regione Puglia, i servizi di raccolta “domiciliari e/o di prossimità” o di tipo “porta a porta” garantiscono risultati sensibilmente migliori rispetto a quelli riscontrabili utilizzando una qualsiasi modalità di raccolta stradale. L’eliminazione del cassonetto è legata, infatti, alla necessità di forzare tutti ad impegnarsi nella separazione alla fonte dei rifiuti prodotti, riducendo il quantitativo a monte ed incrementando la raccolta delle frazioni di rifiuti da avviare al recupero, riducendo progressivamente la quantità di scarti. Per queste ragioni, la raccolta differenziata “porta a porta” determina una percentuale di rifiuto differenziato del 30% più alta rispetto alla raccolta stradale tradizionale e circa del 25% in più rispetto a quella a calotta.

Per questa ragione è più che mai attuale l’allarme lanciato da Mario Tozzi sull’urgenza di cambiare le nostre abitudini per tutelare il futuro della Terra che patisce l’inquinamento causato dai “sapiens”. Si pensi al paradosso della plastica: un materiale in teoria fatto per durare per sempre che viene utilizzato, invece, per oggetti che siamo indotti/costretti a gettare subito dopo l’uso. La rivista Life titolava in prima pagina Vita usa e getta nel 1955: per la prima volta un oggetto poteva essere acquistato ad un prezzo più basso di quello che sarebbe costato ripararlo. Da quel momento, la spirale dell’usa e getta ha consumato le risorse del pianeta, fino ad arrivare alla crisi attuale. Oggi sulla Terra ci sono ormai quattro “regni”: oltre a quello minerale, quello vegetale e quello animale, anche quello dei materiali prodotti dai sapiens.

Il 2020 L’ANNO DEL SORPASSO DEL REGNO ARTIFICIALE

Un regno creato dall’uomo ricombinando e trasformando i materiali naturali, i composti e gli elementi. Il 2020 è stato l’anno del sorpasso, quando il regno dei materiali messi in campo e cumulati dai sapiens ha accumulato 1.100 miliardi di tonnellate, superando così in termini quantitativi l’insieme della massa dei viventi animali e vegetali (la biomassa complessiva), ferma a 1.000 miliardi di tonnellate. Un dato pubblicato su Nature dall’Istituto israeliano per le Scienze e che tiene conto anche del fatto che, oltre a costruire e occupare superficie naturale, gli uomini hanno contemporaneamente distrutto boschi, foreste e praterie, sottraendo biomassa.

Ma come è stato possibile passare dai circa 2.000 miliardi di tonnellate di diecimila anni fa ai 1.000 contemporanei? Tutto è iniziato con il cambiamento di uso del suolo messo in opera dall’adozione dell’agricoltura. Poi sono arrivate le attività industriali, quelle commerciali, le infrastrutture e le macchine (compresi i veicoli che ormai sono miliardi). E così si è velocemente alimentato questo “regno artificiale”, formatosi quasi interamente dall’inizio del XX secolo ad oggi, cioè negli ultimi cento anni. Ad inizio secolo, infatti, assommava solo al 3% dei regni naturali viventi.

Un’accelerazione eccezionale. Dovuta soprattutto a edifici e strade, in secondo luogo a materie plastiche e macchinari di ogni tipo. Asfalto e cemento sono stati i principali catalizzatori, insieme alla plastica, ma i principali abitanti di questo regno sono e saranno, inevitabilmente, i rifiuti. L’homo sapiens, ha ricordato Tozzi nel suo intervento a Bitonto, è l’unico vivente in grado di produrre beni e materiali non esistenti in natura e che non possono essere ricondotti nei cicli naturali di riciclaggio del pianeta in tempi ragionevoli.

Trova così pieno significato il termine antropocene, coniato per questo periodo geologico. L’uomo è arrivato ad intaccare indelebilmente la biosfera, dopo aver lasciato il segno su atmosfera, idrosfera e litosfera. E anche qui non mancano i paradossi: in questo quadro, la biomassa degli animali di allevamento è il doppio di quella degli umani che li allevano per nutrirsi della loro carne. Sembra trascurabile, eppure l’umanità – oggi 7,7 miliardi di sapiens – rappresenta solo un novemillesimo della biomassa planetaria e contiene appena un terzo del carbonio complessivo dei virus.

LA PLASTICA ABBANDONATA IN MARE E’ DIVENTATA PLANCTON

Ma gli sforzi individuali, sicuramente indispensabili, possono essere sufficienti senza un complessivo ripensamento dei metodi di produzione? Nell’acqua degli oceani giace un enorme monumento all’inefficacia nella raccolta differenziata delle materie plastiche. Pezzettini di plastica che imitano perfettamente il plancton e che hanno originato il primo organismo naturale mutato per via artificiale. In appena mezzo secolo di vita, la plastica è diventata essa stessa plancton.

“Riciclare raddoppia la vita dei materiali, permette di spendere meno energia e, dunque, di inquinare di meno e fa in modo che si aprano meno miniere e cave”, ha ribadito Tozzi. “Se poi le ditte si impegnassero a ridurre definitivamente gli imballaggi, usando, per esempio i fogli di plastica termosaldati, che, una volta sgonfiati, si riducono a una pallina di qualche centimetro; se la distribuzione permettesse di acquistare i prodotti sfusi a peso e non a confezione, se le municipalizzate non si scomponessero in migliaia di subappalti incontrollabili, allora i nostri sforzi personali sarebbero premiati”. Riciclare è il primo, fondamentale, passo, per un obiettivo più grande ed ambizioso: un mondo con meno rifiuti.

In alto, Mario Tozzi. Nelle altre foto, alcune immagini della campagna di comunicazione della Sanb per la raccolta dei rifiuti “porta a porta”