La magia del cinema nei manifesti d’autore

Una mostra a Bitonto, frutto della passione di Franco De Caro e di alcuni talentuosi artisti, coordinati da Michele Santoruvo, illustra gli anni d'oro del grande schermo

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Tutto è iniziato quando Michele De Caro è venuto alla Fondazione De Palo-Ungaro per i tantissimi manifesti di suo padre, Franco. La mostra e tutto quello che ne è derivato provengono da qui”, così Michele Santoruvo, giovanissimo fumettista bitontino. Questo talentuoso artista ha sapientemente catalogato i 1500 manifesti raccolti negli anni da Franco De Caro, scomparso due anni fa, figlio del professore di matematica, storico gestore del Cinema Traetta. Un’attività a cui Franco collaborava e di cui raccolse il testimone, regalando per alcuni decenni alla comunità cittadina una meravigliosa stagione di proiezioni, in un periodo storico (così lontano e diverso dall’attuale) in cui Bitonto era conosciuta come “la città dei cinema”, tante erano le sale e gli spettatori, in arrivo anche dai paesi vicini.

Visitare la mostra realizzata nella chiesa di San Francesco la Scarpa, nel centro antico, riporta con nostalgia ad un’epoca “mitica” del cinema, in cui i manifesti erano realizzati da grandi artisti, a cominciare da Renato Casaro, che fecero della scuola italiana la più famosa al mondo. Sono trentacinque quelli che si possono ammirare mentre tutti gli altri sono gelosamente custoditi dalla famiglia De Caro, in attesa di un’adeguata sistemazione. Il simbolo di un tempo meraviglioso, nel quale il cinema Traetta, nell’immensità e nella raffinatezza dei suoi spazi, proprio al centro della città, proiettava le pellicole di successo del tempo. Una stagione dell’oro diametralmente opposta all’attuale, con solo il Cinema Coviello rimasto a tenere alta la bandiera del grande schermo a Bitonto. 

Dei trentacinque manifesti diciassette sono relativi a commedie. E qui, saltano agli occhi le tante immagini di Totò e Alberto Sordi insieme a quelle di Lino Banfi, Renato Pozzetto e Lando Buzzanca che fanno capolino tra i pannelli della mostra, dal titolo iconico Un dipinto chiamato Cinema che, con grande gioia e sorpresa di Michele Santoruvo, sta registrando un grande successo. “Vorrei che questa iniziativa fosse itinerante. Mi sto impegnando – spiega – nel trovare contatti a Bari o, comunque, in altre città, perché questa raccolta di manifesti abbia la visibilità che merita”.

L’opera di Sidarta ispirata al manifesto de “Il Marchese del Grillo”

Motivo di grande soddisfazione per il fumettista sono le diciotto locandine dedicate a film di fantascienza, genere cinematografico che Michele adora. Una passione che troverà ulteriore ristoro nel concerto in programma al Traetta, venerdì 4 marzo, con la partecipazione di due affermati musicisti milanesi esperti nel genere, che hanno già realizzato concerti a tema Star Wars. “Il progetto mira soprattutto a mettere in luce il talento dei giovani artisti”, spiega il prof. Nicola Pice, presidente della Fondazione Ungaro-De Palo, ideatrice del CultOra Festival, nel cui alveo s’inserisce la mostra, e del relativo catalogo, realizzato col contributo del Consiglio Regionale e il patrocinio del Comune di Bitonto.

Un volume davvero prezioso in cui appaiono le versioni a fumetto di diciassette dei manifesti in mostra, realizzati da un gruppo di artisti di tutta Italia, compreso lo stesso Michele Santoruvo. Un notevole contributo d’arte che rende ancora più interessante e preziosa l’esposizione, che si rivela come un entusiasmante viaggio nel passato ma con l’occhio rivolto alla sensibilità e al gusto contemporaneo; un’occasione di riscoperta del cinema degli anni passati ma anche di scoperta del talento di tanti giovani artisti.

Un’opportunità di riflessione e approfondimento che si è potuta realizzare grazie alla smisurata passione per le pellicole più belle di Franco De Caro, che con impegno e lavoro certosino ha raccolto, nel corso degli anni, una mole impressionante di manifesti, ai quali ha sempre pensato di dare visibilità, come testimonianza non solo del cinema degli “anni ruggenti” ma anche della società, della moda e dei costumi del tempo.

Con la sua presenza silenziosa, Franco ha sempre reso un grande servizio alla città, col suo cinema e in tanti altri modi”, spiega Nicola Pice, ricordando una grande personalità e un grande amico. “La mostra vuole essere, dunque, innanzitutto un tributo di riconoscenza ad un uomo che, con uno spiccato senso della misura e con grande discrezione è stato concretamente attivo nella vita civile e culturale della città, traducendo il suo profondo civismo in azioni e comportamenti utili al bene comune”.

Girando tra i manifesti in mostra quasi ci si commuove al pensiero di quanto il cinema, dagli anni ’60 sino agli anni ’90 del secolo scorso, fosse un rito collettivo a Bitonto; di come la città fosse ricca di sale, che si contendevano fino all’ultimo spettatore. Di come fosse un’abitudine irrinunciabile, soprattutto di domenica, sedersi comodamente davanti agli schermi per inseguire personaggi e storie fantastiche, lasciandosi alle spalle i dolori e le noie di tutti i giorni.

Il bozzetto di Michele Santoruvo che si ispira al manifesto del film “Il terzo uomo”

Tutto un meraviglioso mondo che oggi torna in vita attraverso il racconto di questi straordinari manifesti, che meritano di uscire dal chiuso di un deposito per fare bella mostra di sè agli occhi di tantissimi appassionati. Magari recuperando uno degli spazi pubblici della città, da destinare a mediateca e a proiezioni di film della storia luminosa del cinema italiano, raccontati dalle voci di esperti e di giovani studiosi.

Perchè la passione per il cinema, quella sconfinata devozione per i protagonisti e le storie del grande schermo, è sempre viva a Bitonto, come testimonia il successo riscosso dalla mostra anche tra i più giovani. Perciò, come direbbe Woody Allen nel ruolo di Sam, in Play it again, alla sua fidanzata – prima che lei lo lasci per un modello più giovane (c’è questo rischio per chi ha una leggera fissazione per il cinema o fa il mestiere glorioso del critico) – “che ne dici di un film, stasera?”, a Bitonto nella città che un tempo si fregiava del titolo di città dei cinema.

Michele Santoruvo