La realpolitik vale più dei diritti dei popoli

Fuori dal coro di condanna dell'aggressione all'Ucraina, le voci di Israele e Cina manifestano, per motivi di convenienza, neutralità sulla scelta di Putin

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La drammatica escalation della guerra contro l’Ucraina sta mostrando al mondo intero il vero volto dello zar Putin. La sua iniziativa, diametralmente opposta all’immagine democratica mostrata nel docufilm del regista Oliver Stone, ha riportato la guerra in Europa, dopo la lunga pace che durava dalla fine della seconda guerra mondiale, eccezion fatta per il decennio balcanico. Se le fasi iniziali del conflitto sembravano interessare esclusivamente i territori dei separatisti filorussi – le ricche regioni orientali di Donetsk e Luhansk – l’attacco sferrato nelle ultime ore contro la capitale pone interrogativi più ampi.

Cittadini di Kiev si riparano nella metropolitana (foto GDV Oltre Vicenza)

La potenza di fuoco scagliata contro il centro del potere politico rende lo scontro di proporzioni molto più estese, coinvolgendo definitivamente l’occidente. Tant’è che Lituania e Polonia hanno chiesto alla Nato il rispetto dell’articolo 4 del patto atlantico: “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.” La Nato, d’altra parte, per nome del segretario generale Jens Stoltenberg, aveva già comunicato che l’azione offensiva russa sarebbe stata una grande violazione del diritto internazionale e una seria minaccia per la sicurezza del blocco atlantico, annunciando un’azione più dura dell’alleanza atlantica.

Sul fronte delle relazioni internazionali, se la condanna dell’Unione Europea e degli Stati Uniti è stata pressoché unanime, con un pacchetto di sanzioni in dirittura d’arrivo, come annunciato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, la posizione di Israele appare meno netta rispetto agli altri alleati atlantici. Il primo ministro, Naftali Bennett, senza condannare esplicitamente l’azione del Cremlino ha dichiarato che la tensione tra Kiev e Mosca è in una nuova e difficile fase, invitando gli oltre ottomila cittadini israeliani residenti in Ucraina a lasciare il paese. Un atteggiamento motivato da due ragioni: in primo luogo, dall’importanza strategica che la Russia riveste nella regione mediorientale e dalla sua influenza nei rapporti bilaterali con l’Iran, nemico storico di Israele. In secondo luogo, dalla presenza degli eserciti russi di stanza in Siria. Non dimentichiamo che il territorio siriano è un corridoio strategico per la consegna iraniana di armi e sostegno al gruppo fondamentalista di hezbollah che esercita un forte ascendente nel sud del Libano.

Il ministro degli esteri israeliano, Naftali Bennett

Ma torniamo al fronte ucraino. Recentemente Zelensky aveva dichiarato che l’Ucraina rappresentava il baluardo dell’Europa contro l’aggressione russa. Il tentativo di spostamento degli equilibri geopolitici degli americani ad est della cortina di ferro ha fatto sì che Kiev, romanticamente, assumesse il ruolo di difensore dell’occidente, che un tempo fu di Vienna durante gli assedi ottomani del 1529 e del 1683.

Di certo, è una lettura affascinante, per alcuni aspetti coerente ma rischia di semplificare una realtà ben più complessa. La portata della globalizzazione non pone più al centro della contesa la sola Eurasia, e di certo, sarebbe inopportuno relegare il conflitto ad un mero scontro di civiltà tra occidente e l’oriente, ad una disputa tra neocapitalisti e nostalgici del bolscevismo leninista.

Attendendo ulteriori sviluppi sarà interessante comprendere il ruolo che eserciterà la Cina. Il ministro degli esteri, Hua Chunying, ha dichiarato che Pechino rifiuta il termine invasione in merito all’iniziativa militare di Mosca. Una posizione che discende direttamente dall’accordo siglato da Putin e Xi Jinping lo scorso 4 febbraio. Nel documento si sostiene l’importanza vitale della Russia di creare garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti a lungo termine in Europa. Non solo, la Cina condivide le preoccupazioni russe dell’espansione della Nato nell’Europa orientale e chiede il rispetto degli interessi nazionali russi in quella regione.

D’altro canto, la Russia pare giustifichi l’attivismo cinese nel Pacifico come strategia utile a salvaguardare gli interessi di Pechino contro l’influenza esercitata dagli Stati Uniti nell’area. L’accordo fortemente antiamericano delinea la costituzione di due nuovi blocchi nel mondo, con l’asse sino-russo proteso a riprendere antiche visioni planetarie, come dimostra l’occupazione dell’Ucraina per parte russa e la tutela degli interessi cinesi verso Taiwan, non riconosciuto ancora oggi da Zhongnanhai.

La foto in alto (tratta dal sito dell’Ispi) ritrae Putin con il presidente cinese Xi Jinping