Le donne madonne di Domenico Fioriello

Una mostra fotografica, nella cattedrale di Bitonto, illustra il culto mariano attraverso la forza espressiva delle edicole e degli altari votivi del centro antico

416
0
CONDIVIDI

Una serie ordinata di immagini, tratte dal repertorio sconfinato della devozione popolare. Donne cinte del candido mantello azzurro, fasciate in un morbido broccato o avvolte in un semplice lino rosso, di gusto volutamente popolare. Una sequenza semplice, equilibrata, simmetrica di immagini, destinata ad illustrare uno dei culti più antichi e radicati: quello per Maria, la madre di tutti gli uomini.

Una successione fotografica “onesta”, senza alcuna esibizione “muscolare”, neanche solo accennata a titolo di parziale risarcimento per il pubblico più zelante. Incorniciata insieme a una suggestiva teoria di altari, dislocati anch’essi nel centro antico di Bitonto: da quelli più solenni al centro della piazza, per una delle tante cerimonie dedicate alla Vergine, a quelli più dimessi ma ugualmente sinceri, all’ingresso di un uscio semplice e scarno, in fondo a un vicolo, sotto un arco oscuro.

Senza enfasi nè schiamazzi; senza gli effetti coloristici che la tecnologia di photoshop consente di spargere a piene mani. Il mondo di Domenico Fioriello è un orizzonte semplice, per certi versi fiabesco per altri onirico, di straordinarie, normali complessità quotidiane. Uno sguardo autentico, aperto e disponibile, scevro da futili ammiccamenti e ancor meno da ogni piaggeria culturale.

Un piccolo capolavoro di devozione; il proprio, personale tributo di fede di cui l’artista fa dono ai suoi concittadini con la mostra realizzata nella cripta della cattedrale nell’ambito dell’interessante iniziativa dedicata al culto mariano, curata dalla Fondazione De Palo-Ungaro e inserita nel progetto CultOra, sostenuto dal Consiglio regionale della Puglia.

Un tenero mondo antico di cui Fioriello è il cantore, con il suo orizzonte poetico “fatalmente” solitario e, allo stesso tempo, inesorabilmente affollato, come già in altre occasioni: si pensi alla mostra sulla città vecchia, realizzata nella redazione di Primo piano, in cui l’autore passa in rassegna singoli brani del centro antico, suddivisi per ambiti, tasselli dichiaratamente simbolici di un’ampia e complessa trama edilizia e sentimentale. Questi ultimi insieme alle foto esposte in cattedrale, frutto della caparbia e ininterrotta ricerca formale di cui Fioriello si è reso protagonista in lunghi e densi anni di attività, e che si è avvalsa del riconoscimento della pubblicazioni su importanti riviste di settore. 

Quante volte, attraversando le viuzze e le piazze della città vecchia, capita di sfiorare le immagini della Vergine che occhieggiano dalle pareti, qualche volta rilucenti per un restauro recente più spesso nascoste sotto la fitta coltre del tempo? Lo sguardo frettoloso non coglie la “magia” di quei dipinti, il senso di mistero che da essi promana, la maternità ieratica o domestica, austera o giocosa, suggerita dai riccioli di colore, dal gioco elegante dei panneggi, dagli intrecci garbati degli sguardi, dalle mani giunte in preghiera o dalle braccia strette intorno al santo bambino.

E’ qui che giunge a soccorrerci, con la sapienza, l’eleganza e il rigore della propria cifra stilistica, Domenico Fioriello: riportandoci sulla terra ma per puntare meglio gli occhi al cielo, valorizzando quella sintassi spaziale e decorativa attraverso cui si sprigiona l’intensità emotiva della fede cantata con fanciullesco ardore da antichi “menestrelli” sugli “spartiti di pietra” del centro antico.

Una fede nè esibita né subita; vissuta con naturalezza, con l’animo lieve e spontaneo di chi si affida a Maria con filiale disposizione, libero dal fardello di ogni mediazione culturale. Una fede autenticamente popolare, che trae spunto e s’incarna nella figura stessa della Vergine – l’icona più rappresentativa della tradizione cristiana – nelle cui sembianze riecheggiano i volti delle mille donne che popolano il centro antico; pronte a infondere e a difendere la vita di ogni loro creatura senza esitazione alcuna, con dolcezza, intelligenza e gratuità; oggetto d’amore incondizionato e di devozione filiale come ogni genitrice, a cominciare dalla più eletta: la Madre celeste.

Le foto sono tratte dalla mostra allestita da Domenico Fioriello nella cripta della cattedrale di Bitonto