La bellezza essenziale ma irripetibile di Maruggio

Palazzi, chiese, torri e memorie dei Cavalieri di Malta sono, oltre il mare di cristallo a pochi chilometri, un valido motivo per un'escursione nella cittadina a sud di Taranto

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La valenza principale dei luoghi risulta e risalta nelle loro varietà. Un luogo presenta varietà al suo interno. Un grande luogo ancora di più. La Puglia come regione amministrativa -le Puglie come vivacità culturale storica- è, sono un grande luogo. Ecco che ogni reductio ad unum può esser “fuorviante”, atteso che proprio le strade sono tante e le “vie” pure. Perché, ad esempio, ridurre le Puglie alla, quasi sola, turistica dimensione marina? Basta appena appena muoversi di più negli interni e subito ci si aprirà un mondo, è noto. Tuttavia: il mare ed i suoi paraggi. Mare, divertimenti e contorni. Questa la narrazione.

E così, senza andare questa volta a tutti i costi nel profondo vero dei borghi del Sud e delle Puglie, ecco che, invece, anche una meta marina delle ormai felicemente classiche del nostro territorio può essere il volano per una visita al paese di appartenenza di quella data area paesaggistica e naturalistica legata al mare. E il mare del nostro giro è quello di Campomarino, zona delle marine ioniche. Siamo a sud del capoluogo di provincia (quella Taranto bella, bella e basta: non permettiamo alle ferite più alcuna onta), dove arrivi non prima di poter godere delle spiagge anche della città dei due mari. E sì, perché, tra Lama, San Vito, Talsano, Tramontone ed altre -recentemente riscoperte- hai l’imbarazzo della scelta.

Maruggio – Interno della Chiesa Madre

Ma eccoci dunque a Maruggio, da non molto tra i Borghi più Belli d’Italia, comuni facenti parte, ossia, dell’esclusivo club che riconosce questo speciale titolo ai paesi più caratteristici dello Stivale. Bellezza, vita “sostenibile”, ma anche tutela di quella stessa bellezza. In più tante altre prerogative a difesa della vivibilità, del rispetto per l’ambiente, la storia, l’arte. Questi i parametri per ottenere l’ambito riconoscimento di borgo più bello d’Italia. Ma quali e quanti sono i borghi pugliesi inclusi nell’elenco nazionale? Sono undici. Eccoli, scendendo da nord della regione: Alberona, Bovino, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, Vico del Gargano (Fg, la provincia più presente), Locorotondo (Ba), la ‘nostra’ Maruggio, Cisternino (Br), Otranto, Presicce-Acquarica del Capo, Specchia (Le).

Maruggio – Facciata della Chiesa Madre

In tutta Italia i borghi inseriti nell’elenco sono invece 289. Maruggio, al di là del suo mare, merita una visita. E così anche il comprensorio limitrofo: Taranto stessa naturalmente e poi, per fare solo un esempio, la località di Leporano, famosa anche per un’area archeologica collocata direttamente sul mare. Oppure quella di San Pietro in Bevagna, celebre frazione sul mare di Manduria. E poi, ancora, Lizzano, pure dal mare notoriamente meraviglioso. Così tutti i gusti sono accontentati: mare e paesi, azzurro e pietre.

Geograficamente già nel Salento del nord, Maruggio dista 30 km da Taranto, proprio ai piedi delle Murge tarantine, piccole alture qui più basse e semicollinari, più elevate in altre zone della provincia (Mottola, Grottaglie). La chiesa madre del paese è intitolata alla Natività della Vergine Maria e risale al ‘400. Un bel patrimonio storico, dunque. Restaurata dopo un violento terremoto salentino del ‘700, custodisce, secondo la tradizione, il corpo di san Costanzo. A Maruggio anche la chiesa di San Giovanni Battista fuori le mura, edificata nel XV secolo dai Cavalieri di Malta. Acquistata dal Comune, è in progetto il suo restauro e la successiva trasformazione in museo multimediale sulla storia dell’Ordine di Malta.

Chiesa di San Giovanni Battista fuori le mura

Da vedere il convento di Santa Maria delle Grazie, XVI secolo, voluto dai frati minori osservanti. Qui la chiesa e soprattutto un chiostro affrescato nel ‘600. Il centro storico è stato molto riqualificato. Da qui anche l’entrata nel club dei Borghi. Caratteristiche le case in calce e così il dedalo di viuzze. E ancora l’ottocentesca Torre dell’Orologio (poi diventata monumento ai Caduti) e diversi eleganti palazzi, tra cui il palazzo-castello dei cavalieri di Malta, detto anche dei Commendatori, edificato nel 1368. Più volte ristrutturato nei secoli, si affaccia su piazza del Popolo. A piano terra dell’edificio (che di piani ne ha due) anche dei piccoli ma interessanti frantoi. Maruggio detiene due torri costiere: una al confine con la marina di Torricella (altro paese del tarantino) e un’altra a Campomarino.

convento di Santa Maria delle Grazie

Di epoca magno-greca il sito archeologico di Civita Vecchia, situato nei pressi della masseria Sàmia (e Maruggio è piena di belle masserie). Famosi qui anche i trulli, i cosiddetti tròdduri, spesso dal tetto in canne. Sono le classiche costruzioni rurali della Puglia, presenti, con delle non trascurabili differenze, sia nell’area barese che in quella salentina. Trulli e trulletti nella Valle d’Itria, pagliari (spesso pagliaruli e affini in dialetto) nel resto della Puglia. Altre aree archeologiche: Castigno, la torre greca di Monte Maggio, Capo dell’Ovo, il tempio di Artemis Bendis (V -IV sec. a.C.) della duna della Madonnina, località Capoccia Scorcialupi, a ovest di Campomarino.

Il sito archeologico di Civita Vecchia

E le aree naturali? Mare, dune, boschi, qualche piccolo torrentello. Insomma, qui ce n’è per tutti i gusti. In questi ultimi anni anche l’evento Primitivo Jazz Festival, rassegna musicale che sposa i grandi vini alla musica d’autore. Maruggio come meta classica di quel turismo “domestico” da incentivare. Il ritorno ai borghi, ai paesi, ai centri legati ad un’idea anche ecosostenibile di turismo. Il viaggio a portata di mano, il turismo insomma slow, lento, per tutti. Sono le idee consolidate ai tempi del Covid per far rinascere sulle sue stesse ceneri un settore economico altrimenti in completo dissesto. Quantomeno per contribuire a farlo, in parte.

E allora, se è vero che il turismo è tante cose, è anche vero che quello legato ai piccoli centri, alle aree urbane più distanti dai grandi movimenti di massa (che ad ora ci sono meno e che forse però ritorneranno) può rappresentare un lucido tentativo di ricrescita. La ‘visione’ necessaria è per noi questa: dovunque si viva, va recuperata la lentezza, tornando ad accontentarci dei viaggi vicini, viaggi semplici, alla ricerca degli aspetti più nascosti dei nostri territori. I territori dei paesi e, appunto, dei borghi.