Il premio alla carriera al commissario Lo Gatto

Applausi e risate alla masterclass con Lino Banfi, ospite tra i più amati del Bif&est, che proietta al Petruzzelli un cult del cinema comico degli anni ottanta

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Vedere a distanza di tanti anni, al Bif&st, un film di grande successo come Il commissario Lo Gatto fa un certo effetto, perché lo si analizza con le lenti dello spettatore moderno, che sono assai spesse e pesanti, eppure necessarie per un’analisi microscopica. Il divertimento passa in secondo piano, forse, per fare spazio ad altri aspetti. E si guarda quest’uomo, una parodia del tipico ispettore di polizia televisivo eppure un personaggio ben scritto, migliore di tanti investigatori seri. Sia perché di far ridere, fa ridere, sia perché, nell’intento di far ridere, risulta parecchio più credibile di tanti altri personaggi simili propinatici sulle reti Rai o Mediaset.

In realtà, l’aspetto più interessante del film non risiede nella parodia del genere poliziesco o noir. Questo era, piuttosto, l’intento di un film italiano di grande bellezza e parecchio imitato dal cinema internazionale, cioè I soliti ignoti di Mario Monicelli, del 1958, con un Gassman per la prima volta in un ruolo comico sul grande schermo e una prima apparizione di Claudia Cardinale. Il commissario Lo Gatto non è semplicemente la parodia di un genere ma di tutta la televisione, delle soap, dei tanti show e reality e dei molteplici gialli sceneggiati. E i riferimenti nel film sono molteplici. Come quando il secondo di Banfi trova la scena del crimine e ascolta insieme al commissario una cassetta: “è come la trama di Capital e quindi non c’ho capito niente”, escalama. Capital era una serie televisiva di grande successo, assai intricata e con moltissimi personaggi e, quindi, un riferimento immediatamente colto dal pubblico.

Lino Banfi risponde alle domande di Marco Spagnoli

Per non parlare del commissario Natale Lo Gatto, interpretato con il solito cipiglio ironico da quel grande attore canosino che è Lino Banfi. Un personaggio interessante non solo perché vuol essere la parodia del tipico commissario televisivo. Non a caso, nel corso del film, sarà paragonato a Maigret, a Colombo e a Kojak. Ma perchè è parte di un’operazione parodistica più grande e di un messaggio sottile lanciato dal regista Dino Risi. Una prova sfumata delle intenzioni di Risi si ha quando un fotografo e giornalista, uno zoppicante Maurizio Micheli, cerca di scattare una foto a Banfi, perché venga messa in prima pagina, dopo il ritrovamento di una testa mozzata sul fondale marino. Il commissario si mette in posa, si atteggia e il reporter gli chiede se non ha per caso una pipa da mostrare nella foto: e allora Banfi risponde, quasi incurante, di fumare il sigaro.

La battuta non fa ridere e passa in secondo piano, ma in quel sigaro risiede tutto un mondo cinematografico. Il sigaro è Clint Eastwood, nel cinema western, è gran parte del cinema noir, dove l’investigatore fuma o il sigaro o la sigaretta, è Charlie Chaplin in Luci della città o il tipico boss mafioso, il villan per eccellenza: il gangster. Ecco, dunque, la sottile ironia non immediatamente percepibile. Un passaggio, se vogliamo, dalla pipa letteraria di Maigret al sigaro di Vito Corleone, che è un po’ il passaggio dal libro alla proiezione cinematografica. Qui risiede il genio del regista, che ha basato un intero film sull’equivoco di un omicidio, in verità mai accaduto, tenendo all’erta lo spettatore sino all’ultimo e facendolo ridere per le azioni maldestre del commissario, che tocca le prove, sposta l’arma dell’omicidio, compromette in tutti i modi la scena del presunto crimine.

Un film che fa ridere ancora oggi, per gli stessi motivi di allora. Che illustra il grande potere della commedia, che consente di ridere della politica italiana dell’epoca, in cui un governo cade per uno scandalo sentimentale e non per motivazioni serie come il non riuscire a debellare la mafia. Lino Banfi ieri è entrato nel Petruzzelli e tutti sono scattati in piedi ad applaudire. L’attore, a cui è stato assegnato il premio alla carriera, è riuscito a farsi amare da tutte le generazioni, grazie alla semplicità della sua ironia. Parla di sé, rispondendo alle domande di Marco Spagnoli, sul bellissimo palco del politeama barese.

Io su questo palco, ci sono già stato. Conto gli anni in base all’età delle mie figlie – inizia l’attore e fa qualche calcolo ad alta voce –: mia figlia aveva tre anni e quindi era il 1963. C’è una foto in cui ero venuto a Bari per incontrare Domenico Modugno. Il cantante faceva un tour nei teatri e aveva scelto la mia compagnia teatrale siciliana perché l’affiancassi. Io presentavo e recitavo. Con Mimmo diventammo subito amici, ci stavamo parecchio simpatici e allora lui, una sera, disse al pubblico: attenti, perché questo qui un giorno diventerà famoso. Si stata rivolgendo proprio a me”.

Dopo un lungo applauso, Banfi continua il suo racconto, uno dei tanti della giornata. Molti sono gli aneddoti che il Petruzzelli ascolterà anche la sera, quando il nonno Libero della serie televisiva Un medico in famiglia, viene insignito del premio alla carriera, in questa bellissima edizione del Bifest: “Raccontai tutto a mio padre, una persona umile, generosa, che aveva solo la terza media. Mio padre mi disse in dialetto che, se fossi diventato famoso, non si sarebbe più tolto il cappello, non ne avrebbe più avuto bisogno. E mi disse, poi, più avanti, che mi sarei dovuto chiamare Terno. E io, un po’ sorpreso, gli chiesi il perché e lui, sempre in dialetto così: quando mi vedono, dicono ih, padr e Tern. Ancora adesso, ci penso e rido di gusto”.

Scatta l’ennesimo applauso, un applauso divertito e pieno di affetto nei confronti di questo attore amatissimo, il padre di tanti personaggi indimenticabili. Ora non resta che mettersi in fila per un autografo sul libro che parla della sua vita e dei suoi tanti ruoli sul grande schermo. Non a caso il volume di Alfredo Baldi, presentato nel primo pomeriggio al teatro Margherita, s’intitola Le molte vite di Lino.

 

In alto, Lino Banfi al Petruzzelli. Le foto sono tratte dalla pagina fb del Bif&st