L’inossidabile comicità della “ditta” Lopez-Solenghi

Da Baudo a Patty Pravo da Bergoglio a Ratzinger, da Sinatra a Dean Martin, imitazioni, canzoni e mille gags nello spumeggiante show al parco di Corato

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Si sono ritrovati dopo quindici anni come due vecchi amici al bar, con la stima e l’affetto di sempre. Gli strepitosi artisti che abbiamo visto calcare il palcoscenico dei più famosi varietà televisivi e dei più importanti teatri del Bel Paese, di nuovo insieme in un frizzantissimo cabaret, condito da nostalgici giri di sax e assoli di basso e tastiera. Sì, proprio loro, gli unici e inimitabili Massimo Lopez e Tullio Solenghi, in scena a Corato per una tappa del tour pugliese del loro spumeggiante show. 

Raccontano i bei tempi passati, cantano con una polifonia di voci, volteggiano tra piroette e valzer, si rincorrono, si punzecchiano, dimostrando di non aver perso lo smalto di sempre e di conservare intatta quella straordinaria e istrionica capacità – per nulla scontata – di ridere sulle bizzarrie della vita e far sorridere il pubblico. Quasi a ricordarci la lezione pirandelliana degli uno, nessuno e centomila volti dei quali l’artista è l’espressione massima.

A rendere feconda questa promiscuità di toni l’allegria di una band esilarante, la Jazz Company, capitanata dal maestro del sax Gabriele Comeglio che, attraverso simpatici siparietti, introduce il pubblico nel cuore dello show, nel corso del quale, ai brani malinconici e romantici di Domenico Modugno, si alternano briosi ritmi di bebop e swing e la spumeggiante “Save the last dance for me” di Michael Bublé interpretata da Massimo Lopez.

E quando la musica si ferma, le “vecchie volpi del palcoscenico” incedono con padronanza e sicurezza, pronti a dar vita ad un ironico festival canoro presentato da Solenghi, nei panni dell’iconico Pippo Baudo, che invita sulla scena Patty Pravo, trasformata da Lopez in un’anziana signora smaniosa di sottoporsi a interventi di chirurgia plastica. Si susseguono poi le stravaganti parodie di Maurizio Costanzo (Lopez) e Giampiero Mughini (Solenghi), immortalati mentre si trastullano in battibecchi confidenziali, insieme alle caustiche imitazioni di tanti politici, di un tempo e dei giorni nostri: Andreotti, Prodi, Berlusconi, Larussa, Di Pietro e Conte. In questo scanzonato caleidoscopio di vip, c’è tempo per una rapida immersione nella letteratura e nella lirica, con un Tullio Solenghi che declama a gran voce i versi dell’Amleto e riproduce, non senza qualche esitazione, la Cavatina di Figaro de Il Barbiere di Siviglia.

L’arma dell’ironia non risparmia neppure i papi Bergoglio (Lopez) e Ratzinger (Solenghi), i cui originali ritratti il duo consegna alla platea in visibilio. Spazio anche a una rivisitazione sui generis del dizionario, i cui lemmi – sciorinati e illustrati con enfasi cattedratica da Solenghisi prestano a esilaranti mottetti e a garbate allusioni a sfondo sessuale. Ma non basta. Impavido, l’attore genovese, immagina di chiedere informazioni su un volo che lo porterà da Torino in giù, in un viaggio alla scoperta dei tanti dialetti regionali, compreso quello pugliese. Una sorta di omaggio all’unità nazionale, contro chi ancora si ostina a innalzare dannose e antistoriche barriere. 

Si spengono le luci sul palco al centro del parco cittadino. Solo un bagliore fioco sul leggio per una poesia che è un accorato omaggio all’indimenticabile compagna di mille avventure teatrali: la carissima Anna Marchesini. Ma subito la commozione cede il passo ad un riso liberatorio, a significare che dopo il buio torna sempre il sole e che l’arte contiene una straordinaria capacità catartica.

Dopo alcuni brani tratti dal repertorio di Dean Martin e Frank Sinatra e le note della celeberrima My Way, cala il sipario sullo show: la pandemia è ormai alle spalle e lo spettacolo può riprendere, come fa notare il vicesindaco e assessore alla cultura, Beniamino Marcone, che ringrazia dello spettacolo il Teatro Pubblico Pugliese.

In alto e nelle altre foto, alcuni momenti dello show di Tullio Solenghi e Massimo Lopez