“La musica è carne e poesia”

Pietro Verna, giovane cantautore di Adelfia, unisce la passione per le note a quella per la scrittura, consegnandoci un album denso di potenti suggestioni

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Per tutta l’estate porterà a spasso i suoi brani, in Puglia e oltre, con esibizioni live e  “masticherà” il suo tempo scrutando la vita e mettendo su carta pensieri e parole. Non saprebbe raccontarsi meglio se non con una chitarra, una voce, una penna, accompagnato da quella magica atmosfera che lo pervade al momento della composizione.

Scrive da sempre, ama la poesia, il mare, il cinema, i viaggi, la fotografia, la natura e i dettagli da cui, con la perizia di un artigiano, ricava emozioni. Trae ispirazione dalla vita, dai particolari, dalle storie meno plateali, dal “condominio” dell’umanità, da ciò che in altro modo non sarebbe in grado di comunicare. Scolpisce, modella e mirabilmente plasma melodie che rievocano scenari lontani, afosi, cangianti, abitati dai popoli diversi riuniti intorno alla grande culla del Mediterraneo. Crede con fermezza nell’eredità delle passioni, lentamente, di padre in figlio, di generazione in generazione, e che quindi il suo attaccamento alla musica sia un “affare congenito” cominciato da suo padre, quando nella giovinezza si dilettava a suonare il basso e la chitarra.

Pietro Verna

Poi una laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione e la partecipazione a diversi stage e master discografici e musicali, con i quali si addentra anche nel mondo del musical, prendendo parte a varie produzioni realizzate da compagnie emergenti. Si esibisce quindi con svariate band nei locali della provincia, fino al momento in cui avverte l’esigenza di proseguire la strada da solista.

Perché l’arte si esplica in miriadi di forme, fa luce sulle distrazioni, rivitalizza sfumature, spolvera angoli reconditi, racconta l’indicibile, offre prospettive nuove ed è compito della poesia accorgersi delle comparse in un mondo ovattato da protagonisti. Sono proprio quelle piccole storie di paese, spesso annidate dietro una quotidianità che scorre veloce come il ticchettio di un orologio, a riecheggiare nella raccolta discografica di Pietro Verna, in cui si riflette tutta la sua formazione poliedrica in campo musicale cominciata dall’età di quindici anni, quando riceveva le prime lezioni di chitarra e di canto e passava le giornate ad ammirare artisti del calibro di De Andrè, Fossati, Dalla, Testa, Damien Rice, Amos Lee, Paolo Nutini che avrebbero poi influenzato il suo percorso.

Un acquerello di Grazia Salerno

Un disco che fa luce sugli inciampi, sulle paure, sulle debolezze e sulle fragilità dell’essere umano che, per sopravvivere, ha bisogno di sentirsi carne e al contempo poesia, accarezzando le imperfezioni, le contraddizioni, le sfumature con la precisione di un lanciatore di coltelli. In Carne e Poesia (“Carne e poesia” di Pietro Verna – TRAILER – YouTube) la parola diviene una prerogativa indispensabile alla narrazione di storie: si fa viva, diventa sguardo, crea immagini, allestisce una scena quasi cinematografica.

Nel susseguirsi delle tracce, si incontrano uomini impegnati nella faticosa scalata della piramide sociale, desiderosi di riscatto da una vita grama, dove l’esistenza più che un valore aggiunto è percepita come insopportabile fardello, da cui la vera vittoria sarebbe liberarsene. Ed è in questa silenziosa compagine che il mare assume un ruolo determinante, lubrificando e lenendo con la sua imperturbabilità gli spasmi di dolore di quell’umanità reietta nei confronti della quale Pietro si dimostra sensibile, aiutato forse dal suo lavoro di educatore in una clinica psichiatrica. Frequenti i richiami a sonorità mediterranee, etniche, con cori africani e linguaggi eterogenei, parimenti alla scelta degli strumenti per nulla casuale incastrati perfettamente nell’architettura musicale: improvvisamente ci si trova sotto i portici di una Bologna d’inverno, su una spiaggia assolata in un giorno di primavera, in un mercato nel Medio Oriente, in un villaggio del Sudafrica, tra le vie di Buenos Aires, in un film western, in una stanza.

Un altro acquerello di Grazia Salerno

Tante soddisfazioni in arrivo, dunque, per il giovane Verna classe ‘86, nato a Bari e residente ad Adelfia, che dopo gli album Ritratti e A piedi nudi del 2012 e 2016, seguiti nel 2017 dalla pubblicazione di una silloge poetica intitolata Mia, edita da Di Felice Edizioni, ha deciso di lanciare il suo nuovo prodotto discografico edito da Digressione Music, peraltro la medesima casa musicale del secondo disco. Un avvincente cammino alla ricerca della più intima dimensione del sé, scandito dalle fini pennellate di Grazia Salerno, autrice della copertina e degli acquerelli contenuti nel booklet dell’album che traducono graficamente le melodie “disegnate” da Pietro.

Tra i due si è creato uno splendido sodalizio cominciato tre anni fa, per un evento di musica e pittura dal vivo promosso dall’Arci di Casamassima, e corroborato dalla realizzazione di quest’ultimo progetto. Un rapporto sincero e duraturo, fuori da ogni competizione. Sono il sole e la luna, due facce di una stessa medaglia: dove la musica non riesce ad arrivare, a porre rimedio ci pensa l’arte, secondo un principio di mutuo soccorso.

Lo sa bene Grazia che manifesta gratitudine a Pietro per la ricchezza che le ha donato. Certa di una prossima collaborazione con il giovane adelfiese, si augura di avviare progetti in cui le sue opere possano essere affiancate dalla musica, dal teatro e dalla danza, e che queste discipline diano alla sua arte sostegno e nutrimento. Da restituire a piene mani.