Il cono più genuino? Nelle agrigelaterie

In cima alle preferenze alimentari dei pugliesi, piace ai gusti tradizionali ma anche al latte d'asina o di capra e nelle varianti ricavate con formaggi e vini doc

86
0
CONDIVIDI

Una splendida tavolozza di colori e una varietà incredibile di gusti, che davvero lasciano senza respiro. Dal bianco algido del limone al nero-pece del cioccolato fondente, dal verde delicato del pistacchio al rosso vermiglio della zuppa inglese; dal marroncino della nocciola al giallo odoroso della vaniglia, all’allegria e alla freschezza dell’arancione, del turchese, del lilla, delle decine di gelati, ottenuti mescolando al latte e alle uova, le pesche, i fichi, il mango, il cocco, le ciliegie, il melone, le albicocche, le fragole, i kiwi.

Un tripudio di colori, una festa per gli occhi ma, soprattutto, un’autentica libidine per il palato. Un desiderio, quello di gelato, che il caldo torrido di questo primo scorcio d’estate ha reso ancor più irresistibile, facendo impennare i consumi delle fantastiche creme erette in cima all’intramontabile cono di cialda. Con una preferenza – come rivela uno studio della Coldidetti Puglia – per il gelato artigianale rispetto a quello industriale.

 

Un bel giro di lingue e, insieme, un giro vorticoso di denaro. In Puglia sono 3.000 le gelaterie artigianali, con 5.500 addetti; un settore in grande espansione – con consumi superiori a 6 chili a testa l’anno – grazie anche all’intelligenza e alla competenza dei nostri agricoltori e allevatori, che hanno cominciato a proporre deliziose e genuine varianti, come il gelato all’olio extravergine d’oliva, al latte d’asina e al latte di capra.

“Il successo del gelato è dovuto anche alla destagionalizzazione e al consumo come rompi-digiuno nelle pause di lavoro, nel relax in spiaggia o come alternativa al pasto nelle giornate più calde”, spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. I gusti più gettonati restano quelli tradizionali, ma cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa”, che incontrano sempre più il consenso dei diversi target di consumatori: ed ecco, dunque, il cono naturalista, dietetico, esterofilo, vegano o a chilometro zero, confezionato con frutta e verdura e addirittura formaggi Dop o grandi vini, tutti però del territorio circostante.

“Da segnalare negli ultimi anni il boom delle agrigelaterie che garantiscono – spiega Muraglia – la provenienza della materia prima dalla stalla alla coppetta, con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala e all’olio extravergine di oliva. Nelle agrigelaterie è particolarmente curata la selezione degli ingredienti, dal latte alla frutta, rigorosamente freschi, con gusti a “chilometro zero” perché ottenuti da prodotti locali che non devono essere trasportati con mezzi che sprecano energia ed inquinano l’ambiente”.

Insomma, la ricerca di prodotti genuini e freschi, che ormai è diventata una sana abitudine, ha fatto irruzione anche nel dolce mondo dei coni gelato. Le nuove tendenze, infatti, testimoniano una crescente attenzione ai gusti di stagione, ottenuti da prodotti caratteristici del territorio, sollecitando la creatività degli operatori nella scelta di ingredienti che valorizzano i primati di varietà e qualità della produzione agroalimentare nazionale: dal gusto di basilico fino al prosecco ma anche – come spiega Coldiretti – l’utilizzo di prodotti, nelle gelaterie tradizionali, rigorosamente a chilometro zero.

La storia del gelato è assai antica: la tradizione ne fa risalire l’origine alla corte medicea di Firenze della metà del XVI secolo, quando si cominciarono a servire sorbetti e cremolati nell’ambito di feste e banchetti. Il successo dell’export in Francia ha fatto da moltiplicatore globale, con il debutto ufficiale in terra americana: l’apertura della prima gelateria a New York nel 1770 grazie all’imprenditore genovese Giovanni Bosio. Una dolcissima storia,  destinata a sfidare con successo i secoli a venire. 

Le foto sono tratte dal sito CreaImpresa