Le ali della libertà sono fatte di versi

Il premio intitolato a Stefano Fumarulo, celebrato al quartiere Catino di Bari, ha messo in luce il valore salvifico della cultura per quanti sono detenuti

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Saggi e letteratura hanno “sfilato in passerella” a Bari per la prima edizione di Lungomare di libri, la rassegna promossa dall’assessorato alle Culture e rivolta alla promozione della lettura e dell’editoria. Appassionati, autori, librai, editori hanno potuto sperimentare la sete di cultura dei cittadini, che hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa. Passeggiando tra gli stand di librerie e case editrici, il pubblico ha potuto godere, tra l’altro, della presenza di alcuni nomi celebri del firmamento letterario, come Carofiglio, Genisi e il candidato premio Strega Daniele Petruccioli.

Sull’onda del valore sociale e aggregativo della cultura, un altro quartiere della città, contemporaneamente alla nuova kermesse letteraria, ha ospitato l’evento conclusivo di un progetto realizzato con i detenuti delle case circondariali di Puglia e Basilicata. Nella scuola “Giovanni Falcone” del quartiere Catino, l’associazione intitolata allo stesso magistrato ucciso dalla mafia, ha organizzato la cerimonia di premiazione dei racconti e dei componimenti poetici nati dalla mano e dalla sensibilità dei detenuti e ispirati ai valori e alle idee di Stefano Fumarulo, il compianto dirigente regionale scomparso nel 2017 a soli 38 anni.

Fumarulo ha dedicato il suo impegno alla lotta alla criminalità, stando al fianco delle persone intrappolate nella morsa del caporalato e della mafia. La sua energia e il suo entusiasmo in pochi anni di servizio alla politica e di impegno sociale hanno dato slancio alla coscienza etica e sociale della cittadinanza. Dopo l’incarico di consigliere al fianco di Emiliano, quando questi era sindaco di Bari, ha lavorato nella sezione Sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni e consulente della commissione antimafia sociale della Regione Puglia.

La sua figura si è rivelata un modello per una generazione di giovani del sud capaci di prendersi cura del proprio territorio, di invertire le rotte della vita e di attuare un cambiamento che, forse, ogni pugliese può apprezzare osservando le numerose esperienze di valorizzazione del territorio, di imprenditoria giovanile che stanno contribuendo a disegnare contorni di appartenenza e di fermento culturale nel tacco d’Italia. Attraverso quei laboratori di idee da oltre un decennio, grazie anche all’attività di associazioni come Libera, Fumarulo ha lavorato per la ricerca dei cosiddetti crime mapping: l’analisi statistica attraverso cui prevedere i luoghi di connessione dei reati di strada, da combattere con la creazione di presidi territoriali.

Questo lavoro insieme ai processi rieducativi è stato molto utile per la ricostruzione delle periferie, permettendo di applicare strategie di tipo sociale al contrasto della criminalità. In questa prospettiva la rete tra scuole, comuni, associazioni ha riavvicinato i cittadini allo stato, dando impulso a prassi di legalità e diffondendo la cultura della giustizia e dell’uguaglianza. Proprio i principi che hanno ispirato il Premio Fumarulo, patrocinato dalla presidenza della Regione Puglia, dal Comune di Bari, della Casa Circondariale di Bari, dal Provveditorato di Puglia e Basilicata del ministero della Giustizia, dal Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, dell’Associazione Nazionale Magistrati, della Fondazione Falcone, da Libera e dalle associazioni Gens Nova e Antigone.

Michele Emiliano, intervenuto a Catino, ha illustrato la personalità del suo giovane collega e raccontato i venti di cambiamento dei primi anni del nuovo millennio a Bari e nel territorio, ispirato dalla consapevolezza di offrire una nuova visione di città e di cittadinanza: “Stefano si rendeva conto che la pena non è una vendetta dello Stato e il carcere è il luogo della rieducazione dei detenuti. Noi sapevamo bene che per contendere il terreno alle organizzazioni mafiose bisognava riportare i detenuti dalla nostra parte, dalla parte dell’ordinamento legale”, ha detto.

La cerimonia di premiazione

Il progetto, concluso a maggio, ha dato la possibilità ai detenuti di riflettere sul senso di liberazione che la penna e un foglio sanno donare e, imparando a rivedere i propri errori, sprigionando un senso di rinascita e di riscatto. Il principio fondante del premio voluto dall’Associazione Giovanni Falcone, quindi, rispecchia le intenzioni e la sensibilità della personalità a cui è dedicato, come ha ricordato ancora il presidente della Regione Puglia: “Stefano ha saputo ideare sistemi innovativi che oggi in Puglia sono diventati la regola. Persino il ministero dell’Interno ha delegato alla Regione Puglia la costruzione di foresterie per lavoratori in agricoltura sul modello inventato da Stefano”. Una soluzione adottata di recente anche a Borgo Mezzanone dal ministro dell’Interno per combattere la piaga del capolarato.

La cerimonia di premiazione è stata l’occasione per annunciare l’avvio della fondazione che porterà il nome di Stefano Fumarulo, voluta dalla Regione Puglia e dal Consiglio Regionale: un osservatorio per analizzare i fenomeni legati alla criminalità organizzata, a partire dagli scritti del giovane dirigente pugliese, continuando a percorrere le strade difficili della giustizia per tutti e della cultura come fattore di riscatto.

La commissione di esperti ha premiato il componimento poetico “Colpa” e il testo letterario “Io non valgo il mio errore”. Un premio speciale è andato ai versi intitolati “Poesia”. I tre elaborati sintetizzano il desiderio di riparazione e di libertà, che si possono conquistare andando oltre i propri errori e superando i pregiudizi degli altri. In fondo, riprendendo quanto ha dichiarato lnes Pierucci, assessora alle Culture del Comune di Bari, a Lungomare di libri, solo la cultura ha il potere di spalancare orizzonti nuovi da ogni angolazione, stanza, prigione o finestra.

Nell’immagine in alto, un frame tratto dal film “Le ali della libertà” di Frank Darabont