Il premio per i SoGNALIBRI è la summer school della Luiss

A Elena Prascina e Gabriele Di Terlizzi le borse di studio messe in palio dalla celebre università privata nell'ambito del festival biscegliese "Libri nel Borgo Antico"

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Sono Elena Prascina, alunna del liceo classico “De Sanctis” di Trani, e Gabriele Di Terlizzi, dell’IISS “Dell’Olio” di Bisceglie, i due ragazzi che si sono aggiudicati le borse di studio per la summer school della Luiss “Guido Carli”, consegnate dall’associazione Borgo Antico agli aderenti al progetto I SoGNALIBRI (di cui abbiamo già parlato, clicca qui). I due studenti, selezionati sulla base del criterio della media scolastica, avranno l’opportunità di frequentare i corsi di orientamento che la prestigiosa università ospiterà dal 12 al 16 luglio.

La cerimonia di consegna delle borse di studio si è svolta a Palazzo Lodispoto a Trani, sede della Fondazione Seca, alla presenza dei sindaci di Bisceglie e Trani, Angelantonio Angarano e Amedeo Bottaro, e dei partner del progetto I SoGNALIBRI: Sergio Silvestris, presidente di Borgo Antico, Cardenia Casillo per la Fondazione Casillo, Natale Pagano per la Fondazione Seca, Mariella Pappalepore per il Club della Cultura di Confindustria, Sergio Fontana per Confindustria Bari e Bat, Aldo Patruno per il dipartimento Cultura ed Economia della Cultura della Regione Puglia, Antonio Laghezza per la Onlus Orizzonti Futuri, Luciano Gigante referente del progetto I SoGNALIBRI.

Soggetti operanti sul territorio in forme e modalità differenti, che hanno però scelto di sostenere collettivamente la prima edizione del percorso di avvicinamento alla lettura e incontro con le professioni culturali organizzato dal festival letterario Libri nel Borgo Antico, in programma dal 26 al 30 agosto a Bisceglie. L’occasione della consegna delle borse di studio si è quindi trasformata in una vera e propria “tavola rotonda” per discutere delle prospettive future per il settore culturale pugliese dopo l’esperienza traumatica della pandemia, della necessità di creare uno scambio virtuoso di idee e di competenze tra le numerose realtà attive sul territorio regionale per una piattaforma comune di eventi, istituzioni, associazioni e fondazioni in costante dialogo tra loro.

Ad essere stato spesso trascurato, specialmente dalle grandi istituzioni, nell’ottica dell’esclusivo interesse turistico e promozionale della cultura, è stato il “pubblico locale”. Un pubblico composto da persone potenzialmente conosciute, identificabili, che hanno un nome e una faccia, abitano sul posto e sono potenzialmente interessate a tornare nuovamente, che condividono con gli spazi culturali la stessa lingua e la stessa topografia, vivendo e agendo nello stesso contesto sociale. È questo il pubblico da recuperare, interessare, motivare, conquistare nella prospettiva di creare relazioni reali, concrete, personali e durevoli. Ciò dovrebbe spingere gli operatori culturali ad individuare nuovi legami identitari e forme di dialogo aperto da e verso i diversi contesti sociali e culturali locali, ricercare una nuova attenzione verso le realtà di espressione specifiche del territorio alle sue diverse scale, mettere a punto forme privilegiate di fidelizzazione, ascolto e comunicazione continua e continuata.

Tutto questo nel doppio intento di ancorare maggiormente ogni visitatore alla propria comunità di appartenenza e offrirgli gli strumenti e i mezzi per appropriarsi dello spazio culturale o della manifestazione che si svolge al suo interno, diventandone un elemento attivo. Fare di ogni evento culturale un avvenimento al tempo stesso privato e pubblico, di uno e di tutti, di appropriazione e di condivisione.

Recentemente, lo Studio Bottoni, in collaborazione col CNR-Irpps (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali), con il patrocinio di AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), AIAM (Associazione Attività Musicali italiane) e CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica) ha effettuato un’indagine per valutare l’interesse degli italiani rispetto alla possibilità di tornare nuovamente a fruire di manifestazioni culturali dopo il primo lockdown. Se è vero che solamente il 2% degli intervistati aveva dichiarato che avrebbe rinunciato alla fruizione di eventi dal vivo per via dell’emergenza sanitaria, è anche vero che l’ampia maggioranza di loro ammetteva di aver cambiato radicalmente le proprie preferenze sulle modalità attraverso le quali questi eventi si sarebbero dovuti svolgere da lì in poi. In quasi tutte le regioni italiane sono proprio i festival e le manifestazioni che si svolgono nelle piazze e in ambienti esterni delle città ad attrarre maggiormente il “nuovo” pubblico (seguiti rispettivamente, in Puglia, dalle rappresentazioni teatrali e dalle esposizioni nei musei).

Questa nuova mappa degli spazi culturali deve necessariamente essere accompagnata da una rivoluzione nel modo di intendere e mettere in atto gli scambi tra i diversi attori operanti sul territorio: associazioni organizzatrici di festival, musei, librerie, fondazioni, biblioteche e teatri. L’esperienza del lockdown, ad esempio, ha fatto tornare in auge i “gruppi di lettura”, che si sono trasferiti online recuperando quella che era la loro iniziale e principale vocazione, ovvero porsi come spazio di incontro, relazione e democrazia. Nel gruppo di lettura il libro viene letto individualmente e solo successivamente vengono condivise con gli altri lettori le riflessioni, le valutazioni, i ragionamenti fatti per lo più in solitudine. Per questo l’esperienza del gruppo è da interpretare non solo come esperienza collettiva di condivisione, ma anche come percorso di autoformazione e apprendimento individuale utile soprattutto ai lettori più giovani. I gruppi di lettura possono condividere letture di narrativa contemporanea o classica oppure testi di saggistica; possono lavorare su un tema, un filone, un genere letterario o un autore, possono rivolgersi ad un pubblico adulto o a ragazzi e giovani adulti.

Così il gruppo di lettura può essere un modo per mettere in relazione i festival letterari pugliesi con gli altri spazi culturali del territorio: le biblioteche pubbliche potrebbero mettere a disposizione un adeguato numero di copie dei libri scelti per gli eventi in programma nelle loro città con un congruo anticipo ed essere il laboratorio in cui la comunità di lettori si prepara alla manifestazione, contribuendo all’opera di disseminazione dei festival sul territorio. E magari permettere ai lettori che discutono delle opere e degli autori di produrre del materiale (recensioni, riflessioni e approfondimenti) da pubblicare in uno spazio online a loro dedicato: un blog in continuo aggiornamento, a disposizione dei gruppi di lettura, una piattaforma online in cui il lettore che vuole condividere un proprio pensiero sul libro appena letto può dialogare con l’amico che gliel’ha suggerito, con il libraio che gliel’ha reperito, con il bibliotecario che lo ha sistemato sullo scaffale e, infine, con l’autore che lo presenterà dal vivo durante le giornate del festival.

Alcuni dei più longevi festival letterari di Puglia, spesso nati dall’intuizione di realtà territoriali finora supportate principalmente dalla caparbietà e dalla generosa azione volontaria degli organizzatori, sono oggi dei veri e propri laboratori attivi tutto l’anno, in grado di coinvolgere attivamente la comunità locale anche al di là dei giorni in cui si svolge la manifestazione. Libri nel Borgo Antico di Bisceglie è un ottimo esempio di questa capacità “generatrice” comune a molti festival letterari regionali. Vi è ora la possibilità di rendere tali eventi una grande occasione di promozione del territorio e qualificazione dell’immagine della Regione, a completamento della già ampia offerta turistica garantita dall’industria del divertimento e della ricettività, dall’offerta paesaggistica e balneare e dagli attrattori turistici di carattere monumentale e architettonico.

Nella foto in alto, gli studenti premiati a Bisceglie. Nelle altre immagini, momenti dei percorsi culturali per i giovani, nell’ambito di “Libri nel Borgo Antico”