La notte porta consiglio su Radio Panetti

Per rendere "visibili" i giovani in tempo di pandemia, studenti e docenti rilanciano con nuovi programmi il proprio impegno alla consolle dell'emittente barese

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Lo smartphone è il mezzo comunicativo e più “iconico” dei giovani. Con veloci touch consente di entrare in contatto con gli amici e di creare contenuti audiovisivi, attraverso cui esprimere la propria presenza nella realtà, fortemente filtrata dalla virtualità. Eppure, non sono pochi i giovani che si lasciano sedurre dalla radio, un mezzo di comunicazione ritenuto a torto d’antan e che, invece, riesce a coniugare diverse competenze e a far convivere il linguaggio della musica con le parole, creando un’atmosfera dinamica che lascia spazio all’immaginazione. Le sue capacità aggregative e creative solleticano le potenzialità di tanti giovani, che scelgono di diventare protagonisti attraverso la radio piuttosto che starsene in diretta video sui social, senza contenuti da manifestare, confortati soltanto dall’idea di essere on line.

A Bari, una radio dalla forte impronta giovanile che favorisce i talenti “comunicativi” delle generazioni più verdi è Radio Panetti (clicca qui per ascoltare): l’emittente radiofonica che prende vita dall’omonimo istituto tecnico-tecnologico. Un’iniziativa che si deve all’impegno di due docenti che, oltre alle classiche lezioni dalla cattedra, hanno avviato, ormai dal 2007 un progetto con finalità didattico-educative, trasformatosi dal 2014 in una vera e propria media company. La realtà di una radio che nasce tra le mura scolastiche rappresenta, senza dubbio, una risposta anzi una proposta ai ragazzi di nuovi spazi, competenze e condivisione (soprattutto reale). Antonio Curci responsabile di Radio Panetti insieme a Maria Raspatelli, inizia a raccontare: “Abbiamo iniziato a formare i ragazzi non soltanto da un punto di vista della comunicazione e della creatività ma ci siamo spinti oltre, curando gli aspetti legati all’umanesimo. Da progetto di format radiofonici originali ci siamo trasformati in una media company che, partendo dagli strumenti del giornalismo, applica i contenuti della media education”.

I docenti Maria Raspatelli e Antonio Curci, ideatori di Radio Panetti

Nel rapporto tra i giovani e il mezzo tecnologico, nonostante la facilità di accesso e di creare contenuti, occorre inserire un gancio educativo proprio per evitare di rimanere incagliati nella rete virtuale. L’educazione è il filo che non si può spezzare per creare processi alternativi, capaci di rendere la quotidianità – della famiglia o della scuola – il luogo in cui coltivare speranza e futuro. Per questo lo sforzo di sollecitare la spigliatezza dei più giovani con proposte lungimiranti – lontano dagli schemi del “tutto e subito” dei social – è in grado di accendere una spia interessante sul linguaggio e sui gusti, sui turbamenti e sulle emozioni degli adolescenti. Fondamentali quindi sono il mezzo comunicativo e gli incontri con persone e realtà che sappiano trarre il meglio, il bello e il buono. Radio Panetti riesce, così, a coniugare i diversi codici linguistici dei mezzi di  comunicazione del mondo giovanile con quello degli adulti, di quello degli studenti con quelli dei professori. E’ un progetto che punta allo sviluppo dei ragazzi attraverso una web radio attiva 24 ore su 24 con 15 programmi originali ideati e condotti dagli studenti, diversi format televisivi, servizi giornalistici con un quotidiano online, fotografia, storytelling su tutti i social, programmi webradiofonici (radio, tv e social), podcast e dirette in esterna dei più importanti eventi giovanili che si svolgono nella realtà barese.

Radio Panetti è operativa anche in questi giorni in cui l’emergenza sanitaria obbliga a misura restrittive, con il format La notte porta consiglio e Formato Nerd con dibattiti sull’attualità e sulla cultura. Nel palinsesto dalla “radio dei giovani baresi” (come l’ha definita Paola Romano, assessora alle Politiche educative e giovanili del comune di Bari) la rete di organizzazioni, associazioni e scuole è fitta: il MIUR, l’USR Puglia, la Diocesi di Bari-Bitonto, il Garante per i Minori, Terres des Hommes, Radio Kreattiva, il Medimex, Città dei Bimbi, F.C. Bari, StartNET, Libera, IMUN, l’Istituto “Ronchi” di Cellamare, gli Istituti comprensivi Japigia1 e Japigia2 di Bari, l’associazione Zefiro, l’Istituto “Bianchi Dottula” di Bari, il Liceo Cartesio di Triggiano, la scuola “Manzoni-Lucarelli” di Bari, la scuola “Amedeo d’Aosta” di Bari e altre realtà.

E’ un laboratorio didattico che armonizza metodologie educative che affondano le loro radici nel costruttivismo. Sviluppa nei ragazzi l’autostima, la fiducia in se stessi, la capacità di adattamento, la resilienza”, spiegano i docenti che grazie al Med, l’associazione per la Media Educazione e la Comunicazione, sono diventati formatori di docenti ed educatori. E aggiugono: “Loro imparano a pianificare il lavoro, organizzano e gestiscono il tempo come risorsa, curando le sfumature della comunicazione in una continua ricerca del senso delle cose. Leggono, decodificano, catalogano informazioni, studiano, producono contenuti e si aggiornano, migliorando continuamente se stessi e divenendo al contempo proattivi. Ciascuno di loro sviluppa team working, la capacità di lavorare in gruppo e leadership, la capacità di saper guidare, motivare e trascinare i membri del proprio team verso mete e obiettivi ambiziosi”.

Sono circa 40 gli studenti dell’istituto coinvolti nel network grazie a questa modalità di vivere e di proporre uno stile di scuola che si distingue dal marasma attuale della didattica a distanza, dell’isolamento giovanile reso ancora più stringente dalle zone rosse, dei buchi di tempo riempiti da gesti che creano voragini. Le tragedie dei due bambini di Palermo e Bari che per una presunta “challenge” partita dal social Tik Tok si sono tolti la vita, obbligano, infatti, a un’approfondita analisi sui diritti e sull’utilizzo delle piattaforme digitali dei minori. Solo a fatti compiuti i manager di Tik Tok hanno limitato l’iscrizione agli adolescenti con più di 13 anni. Ma non può bastare.

La creatività e la disponibilità di figure aggregative che sviluppino progettualità, sintetizzano, nel caso di Radio Panetti, la risposta positiva di uscire migliori dalla crisi, come ha sottolineato papa Francesco affermando che da una crisi si può uscire migliori o peggiori. “Radio Panetti è un altro modo di fare scuola. Non vogliamo rinnegare la scuola che si esprime nelle sue forme tradizionali. Sarebbe un errore imperdonabile. Radio Panetti intende affiancare, a quanto di buono già esiste nel mondo della scuola, un nuovo modello didattico-educativo basato sulla media education”, ricordano gli insegnanti Curci e Raspatelli. Oltre ai like sui social, alla visibilità ossessiva, all’accumulo di follower che disorientano e illudono i giovani sono altri gli elementi da valorizzare.

“L’educazione ai media e alla comunicazione può aiutare i ragazzi a sviluppare competenze trasversali, le cosiddette soft skills: saper decodificare i messaggi, saper comunicare efficacemente, saper lavorare in gruppo, essere in grado di controllare lo stress. Competenze che diventano life skills utili per imparare ad acquisire la consapevolezza di sé, a riconoscere e gestire le emozioni, a costruire relazioni positive ed efficaci, a sviluppare empatia, ad acquisire un pensiero creativo, a esercitare un giudizio critico, ad applicare tecniche di problem solving”, evidenziano i docenti. E aggiungono: “Lavoriamo sulla decodifica dei messaggi che ci arrivano costantemente. Insegniamo ai ragazzi a filtrare la comunicazione, discernendo quella buona da quella cattiva. I giovanissimi imparano a selezionare le fonti e a capire chi e cosa c’è dietro, smascherando i messaggi tendenziosi o ancor peggio fuorvianti”.

Una foto d’archivio di un programma in esterna, realizzato dai ragazzi di Radio Panetti

E’ risaputo che a generare conflitti e confusione, soprattutto tra gli adolescenti, sono i divieti e i limiti. Un primo passo al desiderio di “superarsi” dei ragazzi è essere loro vicini, provare a entrare in contatto con il loro linguaggio e la loro voglia di essere “visibili”, in un contesto generale che li rende ancora, purtroppo, “invisibili”. Curci e Raspatelli provano ad interpretare questo clima di discriminazione che i giovani vivono anche tra coetanei: “Sono tanti gli elementi che imbruttiscono il mondo giovanile che dovrebbe essere la primavera della nostra società. Fattori interconnessi che amplificano gli effetti, rendendoli devastanti sui ragazzi. Sono il frutto di un modello di società basato su egoismo, individualismo, consumismo, esibizionismo, narcisismo e quindi sull’arrivismo. Non su una sana competizione fondata sul merito ma sui risultati, sugli obiettivi da raggiungere a qualunque costo, sul benessere da conquistare con spirito combattivo. Perdendo di vista il viaggio, la crescita, il rispetto della vita. Anche nella scuola, insegniamo ai ragazzi ad essere iperperformanti, a vergognarsi dell’errore, dell’imperfezione. Un’idea darwinista della società in cui i più belli, i più bravi, i più ricchi, i più intelligenti e performanti vanno avanti, gli altri soccombono”.

Società e natura non sono la stessa cosa. In una società civile il principio che regola i rapporti tra individui non è legato alla legge naturale, quanto alla tutela e alla promozione del più debole, di chi ha maggiori difficoltà, perché possa raggiungere i medesimi obiettivi di quelli più fortunati. E’ un principio di equità sociale che garantisce e tutela anche chi è stato meno dotato da un punto di vista “naturale”. “Come antidoto alla discriminazione, la Scuola ha l’obbligo di non lasciare indietro neanche un ragazzo, puntando su collaborazione, spirito di gruppo, cooperazione tra i ragazzi, nuove competenze richieste dall’Europa”, spiegano i responsabili della radio.

L’obiettivo di valorizzare il talento dei ragazzi è la prerogativa principale di Radio Panetti, che può definirsi un presidio culturale e sociale. I giovani parlano ai più giovani: “Il punto centrale è l’applicazione del peering, ovvero la formazione fra pari”, conferma il prof. Curci. Che aggiunge: “Se in una prima fase siamo noi a parlare ai ragazzi, successivamente miriamo a costruire un dialogo fra pari, soprattutto dai più grandi verso i più piccoli. La testimonianza diretta di un coetaneo è sicuramente più efficace di quella di un adulto e aiuta tutti a sentirsi meno soli perché ascoltati”. E i ragazzi hanno bisogno urgente di essere ascoltati. Nell’era della comunicazione globale, spesso si assiste solo a un bombardamento di informazioni tra tv, social e ancora pubblicità, notizie, opinioni, persone, influencer. Oggi è molto facile  esprimere la “propria idea”: molti parlano anche quando non avrebbero nulla da dire. Tutti connessi, eppure incapaci di prestare ascolto, isolati dalla propria voce. Il responsabile di Radio Panetti parla di vero e proprio chiasso mediatico, che lascia in realtà nell’isolamento non solo i giovani ma tutte le persone in generale: “In un ambiente dominato dal chiasso mediatico assistiamo alla chiusura dell’individuo ad un’eccessiva introspezione che porta, a volte, al silenzio dell’anima”.

L’isolamento uccide soprattutto i ragazzi. Talvolta la loro chiusura al mondo è visibile e questo ci permette di intervenire in tempo. I problemi diventano più seri quando la separazione dalla realtà è silente. “La strada da percorrere per noi educatori è quella della prevenzione che nasce in primis da un rapporto didattico-educativo continuo ed attento”, osserva il prof. Curci, che con la professoressa Raspatelli traccia un percorso che insegnanti, genitori, tutori, educatori e adulti dovrebbero ri-prendere: “Pur rispettando l’asimmetria educativa, noi costruiamo una relazione basata sull’amore e la fiducia reciproca. Il primo passo è farsi accettare dai ragazzi per porre una base di dialogo. Lo strumento primario, perciò è la “cuffia”, ben salda sulle orecchie degli adulti”.

I due insegnanti del Panetti nel 2020 con il format televisivo 1000 motivi per vivere sono stati insigniti di una menzione speciale nell’ambito del concorso Atlante Italian Teacher Award indetto da La Repubblica e United Network, la più grande associazione non governativa delle Nazioni Unite che promuove percorsi innovativi di alta formazione per i giovani. “In un mondo di persone che parlano il grande assente è proprio la persona che ascolta e che è capace di farlo. L’isolamento si combatte con l’ascolto e la presenza reale”. concludono Curci e Raspatelli.

Nella foto in alto, dall’archivio di Radio Panetti, un gruppo di studenti alla consolle dell’emittente barese