Andria con gli occhi del cuore

Con un'opera dedicata alla sua città, prosegue la sfavillante galleria di scorci cittadini e paesaggi, che ha reso popolare Tonino Porro persino a New York

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Tutto è cominciato all’età di tredici anni. Figlio di un contadino che amministrava i terreni di un primario di ostetricia dell’ospedale di Andria, nei pressi di contrada Lamalunga, tra Minervino e Spinazzola, trascorrevo le notti con mio padre, i suoi amici e un cavallo, lontano da casa per ben due settimane, durante il periodo di raccolta delle mandorle e delle olive. Ci riparavamo dal freddo in una masseria, dove ci rifocillavamo con pasti frugali costituiti perlopiù da verdure selvatiche”.

Con questa delicata istantanea del passato ha inizio la piacevole conversazione con l’andriese Tonino Porro, infermiere di professione e soprattutto artista autodidatta da quarant’anni. Classe 1955, si dedica fin da subito alla ricerca e allo studio delle origini archeologiche, storiche e culturali della civiltà contadina murgiana, nonché degli usi e dei costumi della sua terra che rappresenta nelle sue opere.

Non mi sono mai posto il problema di quale tecnica impiegare per la realizzazione dei miei quadri né di cosa ritrarre. Dapprima dipingevo con la feccia residuata posta sotto il cilindro dell’olio, ricavabile quando lo si travasava. Da questa riuscivo ad ottenere una tonalità simile a quella della terra”, spiega. Poi, con fierezza, precisa: “appartengo alla categoria dei creatori, non dei copisti, malgrado questi ultimi siano degli ottimi tiratori di immagine”. E con un’efficace analogia paragona la sua dirompente genialità ad una donna in gravidanza: “ha presente quando una madre aspetta un figlio e, pur conoscendo il sesso, non sa quale sarà il colore degli occhi o dei capelli?, scherza. “Io, invece, ‘partorisco’ l’opera direttamente dalla testa e la termino quando è uguale a quando l’ho pensata. Procedo imbrattando nell’immediato la tela bianca e garantisco che è una bella sensazione”, continua.

La tensione inesauribile verso nuove forme pittoriche gli permette di ripartire la sua attività in quattro differenti periodi: il primo è caratterizzato dalla valorizzazione degli interni di ambienti murgiani; il secondo mira al perfezionamento dei paesaggi rurali, dando rilevanza alle tipiche costruzioni pugliesi quali trulli, masserie e il sontuoso maniero federiciano; il terzo esalta le peculiarità dello scenario agreste come la pietra murgiana; il quarto aderisce ad un filone più squisitamente metafisico.

Ma come concilia il duro mestiere di infermiere con il fervido interesse per l’arte, declinata in tutte le sue forme, grazie alla grande maestria che lo contraddistingue? “Ho la fortuna di dedicarmi a due lavori in cui se non si ha passione e molta pazienza non si ottiene un giusto appagamento interiore. Quindi creo solo quando ho un’emozione, poche opere all’anno rispetto ai copisti, uniche nel loro genere e di respiro mondiale ed europeo, che sono state gratificate e catalogate”, commenta.

In effetti Tonino Porro vanta numerosi riconoscimenti su scala nazionale e internazionale, avendo allestito 90 mostre personali e 85 collettive in Italia e all’estero con cui si è guadagnato il successo e il favore del pubblico. Quelli più recenti risalgono al 2019-2020, quando il comitato critico ART NOW ha promosso rispettivamente la sua candidatura alla Biennale ArtExpo di Budapest e gli ha conferito il prestigioso Premio Internazionale Città di New York, che omaggia gli interpreti più originali dell’arte contemporanea.

Cieli immensi velati da striature nuvolose e un sole che brilla su scorci naturalistici mozzafiato, traboccanti di effetti cromatici e morbide linee geometriche. Tra queste creazioni spicca per bellezza l’ultimo capolavoro dell’artista-infermiere intitolato Andria la mia Città, fantasie d’autore, cominciata a marzo dello scorso anno e terminata nel mese di agosto: un panorama del capoluogo del nord barese in cui si ergono i tre imponenti campanili della Cattedrale e delle chiese di San Francesco e di San Domenico, mentre sullo sfondo posa indisturbato Castel del Monte che abbraccia un orizzonte gridellino.

La tela dalle sfumature cangianti non è passata inosservata ai curatori della Galleria Pintèr di Budapest che hanno chiesto all’artista la partecipazione al primo Premio Internazionale Città di Budapest dal 20 al 27 novembre 2020 dove ogni artista ha avuto la possibilità di vedere la propria opera video proiettata su un maxi-schermo. Con una videoesposizione, Tonino Porro farà arrivare, inoltre, presso la Galleria Thuillier dall’1 al 6 maggio 2021, il quadro  Neve sul fiume Ofanto nell’ambito del Premio Internazionale Città di Parigi. Infine non è mancato nemmeno l’invito al Premio Vittorio Sgarbi, un progetto artistico completo che donerà visibilità e prestigio ai pittori contemporanei prescelti.

All’andriese va anche lo sguardo benevolente del prof. Alfredo Pasolino, critico d’arte internazionale della Comunità Europea di Strasburgo, che lo definisce “uno straordinario regista d’immagini legate alla sua terra, di una società dell’entroterra murgiano, attraverso disegni essenziali, carichi di energia creativa di ricordi del vero, ma anche di grande duttilità degli impasti cromatici, nella ricerca di una memoria, attraverso la viva forza plastica”.

Ha ragione Tonino Porro quando dice che nel mondo dell’arte non si approda mai ad una meta estetica precisa: l’intraprendenza con la quale sperimenta e si approccia a nuove tecniche di pittura lo spinge ad abbandonare una dimensione meramente terrena e popolare per cavalcare una dimensione astratta, lontana dall’esperienza sensibile. E, dopo aver confessato di voler esporre alcuni dei suoi quadri a Bitonto, si congeda così: “nell’arte non si arriva mai, non mi sento arrivato. Se Dio mi farà vivere, vi stupirò!”.

Nella foto in alto, l’opera di Tonino Porro “Andria la mia Città, fantasie d’autore”