Un’intera missione racchiusa in uno stemma

La misericordia è il valore a cui si ispira il nuovo arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, che ha incontrato la comunità dei fedeli di Bitonto

835
0
CONDIVIDI

Misericordias Domini Cantabo. Canterò le misericordie del Signore. È il motto, tratto dal versetto 2 del salmo 89 (88), che mons. Giuseppe Satriano, neoarcivescovo di Bari-Bitonto, ha posto nel suo stemma araldico.

E’ frutto di antichissima tradizione, l’uso degli stemmi. Identificava autorità e territorio di competenza, specie quando ai vescovi era affidato anche il potere temporale. Oggi, invece, tutto è nel motto; la missione del vescovo è totalmente spirituale.

Il versetto di un salmo o un passo del vangelo o della bibbia “identificano” la missione, la vocazione, il desiderio con cui il vescovo intende esercitare il suo ministero pastorale. Una rapida descrizione dello stemma può aiutarci a capire.

L’azzurro del fondo è il colore del cielo che si confonde con quello del mare, pur segnato con onde di tinta diversa. “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1, 1-2). È qui, nel cielo, il mistero di Dio, lì dove è “il tempo di Dio”. Ma anche negli abissi del mare. In Cristo è divenuto tutt’uno con il mistero dell’uomo salvato dalla sua morte e resurrezione.

La cerimonia di insediamento di mons. Giuseppe Satriano nella cattedrale di Bitonto

La stella, posizionata in alto a sinistra, rappresenta Maria Santissima, la Madonna, Madre di Dio e Madre nostra, invocata dal popolo cristiano in cammino come Stella matutina e Stella maris. Possiamo imparare dalla Madonna come cantare la gloria di Dio, il suo amore per noi, la sua infinita misericordia.

La Vergine ci ha lasciato un mirabile esempio nell’inno di lode Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore…”

Le otto punte della stella rappresentano la perfezione e lo splendore propri di Dio. È in Maria che rifulge la luce del Padre. Ella, divenuta Madre di Dio, per aver dato alla luce Gesù Cristo, figlio Suo nato, morto e risorto per la nostra salvezza.

Il clero bitontino con un gruppo di sacerdoti provenienti da Rossano Cariati alla cerimonia in cattedrale

Il centro dello stemma contiene la croce gemmata. Il simbolo della nostra salvezza. Il mistero della nostra fede. Una croce preziosa, piena di gemme e oro a simboleggiare il prezzo del nostro riscatto e i dodici apostoli. I primi cristiani non amavano raffigurare il corpo del Crocifisso.

La croce, pur ricoperta di gemme preziose, ci mette di fronte al paradosso di questo infame strumento di morte, riservato ai malfattori e ai ladroni. Con Gesù, diviene strumento di salvezza. Segno del trionfo della vita sulla morte, della luce sulle tenebre.

In Lui Crocifisso-Risorto, origine e compimento della fede (cf Eb 12, 2) ogni credente può vincere il male con il bene e vivere per Amore. Cristo nostra salvezza.

Il mare è carico di simboli. Nella cripta della basilica di San Nicola una bella navicella contiene a poppa e a prua due navicelle più piccole che fanno fuoriuscire dalle prue, accostate e unificate, un’unica fiamma, sempre accesa.

La navicella grande – detta uniflamma – rappresenta la Chiesa di Cristo. Soprattutto segna la presenza di Gesù consacrato sotto le specie del pane. Le due navicelle piccole, unite dalla stessa fiamma, sono la Chiesa d’Oriente e la Chiesa di Occidente.

La fiamma è Cristo: lo stesso Cristo dei cristiani e degli ortodossi. Ecco perché la navicella è denominata uniflamma. Il mare è poi anche il simbolo della città di provenienza del nuovo vescovo: Brindisi, sua città natale, ma anche Rossano, sua prima sede vescovile, prima di Bari. Bari è il suo mare, benedetto da San Nicola. È qui che mons. Satriano approda per volere di papa Francesco.

Una nota di curiosità, non guasta. È risaputo che San Nicola, fra i tanti, è protettore dei viandanti, dei marinai, dei tantissimi pellegrini che da tutto il mondo giungono a Bari per venerarlo, per chiedergli delle grazie. I baresi, che osservano tutto, e lo venerano come miracoloso protettore della città di Bari, dicono del santo patrono che sia… amante dei “forestieri”. Una predilezione ricca di benedizioni per quanti lo invocano.

Dallo stemma, ora, passiamo ad esaminare alcune caratteristiche della diocesi di Bari-Bitonto, che unisce due diocesi molto antiche, ricche di storia. Risalgono rispettivamente al IV secolo, la prima, e al 1087 la seconda. Il 1087 è, tra l’altro, l’anno dell’arrivo a Bari delle ossa di San Nicola, da Mira.

Grande influenza ha avuto il patriarcato di Costantinopoli, fino a far adottare a Bari il rito bizantino. Le ultime tracce risalgono al XVI secolo.

Nel 1986 ci fu un’ampia revisione dei confini delle diocesi esistenti in Italia. Si iniziò a dare attuazione ai decreti del Concilio Vaticano II. Bari e Bitonto divennero un’unica diocesi. Un cammino molto lento, carico di antiche tradizioni, di storiche vicende e giurisdizioni. Alle origini, la struttura delle diocesi risentiva molto del potere politico che si identificava nel vescovo.

Il primo vescovo della “nuova” diocesi è stato mons. Mariano Magrassi. Dal 29 ottobre 2020 ne è titolare mons. Giuseppe Satriano.

L’arcidiocesi è molto vasta. Si compone dei 21 comuni della città metropolitana di Bari: Adelfia, Bari, Binetto, Bitetto, Bitonto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cassano delle Murge, Cellamare, Gioia del Colle, Grumo Appula, Modugno, Mola di Bari, Noicattaro, Palo del Colle, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Toritto, Triggiano e Valenzano.

Trattandosi di una diocesi metropolita, ad essa si rifanno cinque diocesi suffraganee, per lo più confinanti: Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Andria, Conversano-Monopoli, Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, Trani-Barletta-Bisceglie, tutte ricadenti in territorio pugliese. I numeri che caratterizzano la diocesi di Bari-Bitonto sono consistenti: n. 351 i sacerdoti, di cui 196 secolari e 155 religiosi. I religiosi presenti in diocesi sono 824, di cui 418 uomini e 406 donne. 73 i diaconi permanenti.

Dai censimenti risultano battezzati il 98,2% degli abitanti: 752.923. Le parrocchie sono 126, suddivise in un vicariato episcopale territoriale (Bitonto) e 12 vicariati zonali. Nell’arcidiocesi sono presenti diversi santuari e basiliche, tra cui la basilica pontificia maggiore di San Nicola a Bari, la basilica pontificia del santuario di Santa Fara a Bari, la basilica della Madonna del Pozzo di Capurso e la basilica pontificia dei Santi Medici a Bitonto.

A Bari si sono recati gli ultimi due pontefici: Benedetto XVI (nel 2005) e nella basilica di San Nicola, per ben due volte, Papa Francesco (nel 2018, in occasione dell’Incontro ecumenico di preghiera per la pace in Medio Oriente, e nel 2020 per l’incontro con i vescovi del Mediterraneo).

Luminosa è la strada della diocesi di Bari-Bitonto, punto di riferimento per il cammino di fede e di pace nel Mediterraneo. Una conferma e una riscoperta che responsabilizzerebbe ancora di più l’impegno e la partecipazione non solo ecclesiale, ma di tutti i battezzati, alla vita della Chiesa.

Così, la celebrazione liturgica del 13 febbraio scorso nella concattedrale di Bitonto con tutto il clero cittadino e la rappresentanza delle autorità del territorio ha segnato e completato l’ingresso ufficiale in diocesi di mons. Giuseppe Satriano, “inedito di Dio” , come egli stesso si è definito, che ama farsi chiamare “don Giuseppe”.

Alla solenne liturgia ha preso parte un gruppo di sacerdoti giunti da Rossano-Cariati per salutare il loro vescovo. Tutto è inserito in un percorso fecondo, ricco di grazia vivificante con un servizio autentico, generoso verso i fratelli, specie i più poveri, gli ammalati, le persone sole con cui spezzare il pane della fraternità, donato a tutti a conclusione della santa messa.

Nella foto in alto, mons. Giuseppe Satriano nella cattedrale di Bitonto