Il teatro in consegna direttamente a casa

Alla vigilia di Natale, corti, vicoli e piazze di Bisceglie si sono trasformati nel'insolito palcoscenico di una miriade di spettacoli, con la regia di Ippolito Chiarello

273
0
CONDIVIDI

Trentacinque appuntamenti, diciotto artisti, dieci performance e ventisette palcoscenici diversi nel giro di sole tre ore. Sono i numeri del “teatro delivery” sperimentato a Bisceglie lo scorso 22 dicembre. Attori, musicisti, danzatori e giocolieri, in sella alle proprie biciclette, caricandosi sulle spalle le proprie pianole come i “musicanti di Brema” nella traduzione della fiaba dei Grimm fatta da Antonio Gramsci: animali da cortile (condominiale, in questo caso) e non selvatici, da zone omogenee residenziali secondo il piano regolatore, partecipi di una vera e propria forma di lavoro organizzato che arricchisce le proprie competenze e dà, quindi, loro l’opportunità di reinventarsi.

Condotti da Ippolito Chiarello, i “teatranti di Bisceglie” hanno assicurato ai cittadini una piccola dose di teatro a domicilio. Ideatore del Barbonaggio Teatrale – un’iniziativa che ha attraversato l’Europa – l’attore salentino, con il supporto di Bruno Soriato, ha sperimentato la sua versione delivery dell’esperienza teatrale. La piccola flotta di riders teatrali, denominata emblematicamente con l’acronimo USCA, ovvero Unità Speciale di Continuità Artistica, ha soddisfatto le richieste degli spettatori che, scegliendo la propria “pietanza” da un vastissimo menù, hanno potuto accoglierla sotto casa, in un cortile, un vicolo o qualunque spazio potesse garantire la possibilità di assicurare il rispetto delle regole del momento.

Come in una favola che segue le rigide categorie proppiane, l’idea nasce da un impedimento (la possibilità di recitare in teatro), viene concepita per trovare una soluzione ad un allontanamento (quello tra pubblico e teatranti) e conduce ad un evento “risolutore”. Quelli guidati da Chiarello non sono “teatranti di Brema” secondo l’analisi di Azzurra D’Agostino (simbolo dell’arte disillusa, perdente, incistata nel proprio sé, amareggiata e gravata dagli eventi della guerra, oggi pandemia), bensì secondo quella gramsciana: l’inno alla cooperazione, la denuncia del lavoro bistrattato (non a caso Chiarello definisce il suo un “gesto politico”), l’utilizzo intelligente dei propri strumenti di lavoro, che permette appunto la liberazione.

Per i padroni, che se ne sono serviti fino allo sfinimento, senza mai dar loro tregua né carezze, sono diventati un peso, bocche da sfamare con ristori. Condannati a fermarsi, si inventano una vita. Escono di sera, che se non è “gelida” come quella fiaba, è quantomeno umida, e mettono insieme una banda. Capendo che, anche da “esodati”, è sempre meglio mettersi insieme a chi è come te e formare una banda municipale, anzi peggio: una compagnia teatrale.

Gli spettatori hanno potuto scegliere fra il piatto del “titolare” Ippolito Chiarello e una “porzione” adatta ai più piccoli, con Marianna Di Muro e Annabella Tedone (Amaterasu), optare per un classico in musica, con Nunzia Antonino e il compositore Mirko Lodedo (Shakespeare in primo piano) o vedersi servito un perfetto numero di Tip-Tap da Martina Salvatore e Raffaello Tullo (sottratto per la serata alla Rimbamband). Ambire ad un lazzo di commedia dell’arte associato ad un raro frammento del teatro di Scabia grazie a Massimiliano Di Corato e Domenico Indiveri o lasciarsi sedurre dalla danza di Ambra Amoruso e Jenny Lasciarrea. Farsi travolgere dalle canzoni degli anni trenta del Trio Lestrano con Michele Camero, Mauro Pedone e Giuliano Porcelli o farsi cullare dai racconti d’inverno di Giancarlo Attolico. Lasciarsi ammaliare da una serenata di padre Charlie con Luigi Tagliente o sfogliare l’album teatral/fotografico di Pietro Naglieri e Bruno Ricchiuti.

Il progetto del Barbonaggio Teatrale di Ippolito Chiarello è partito il 28 agosto 2009 da Andria, dal festival Castel dei Mondi, coproduttore dello spettacolo teatrale Fanculopensiero Stanza 510. Da quel debutto e dal disagio come uomo e come artista rispetto al sistema dell’arte e del teatro, è nata la necessità di fermarsi e trovare una strada nuova da percorrere (“Si misero in cammino verso la zona dove risplendeva la luce”, recita la fiaba dei musicanti che si dirigono verso il sole dell’avvenire). Chiarello propone così i suoi spettacoli, oltre che in teatro, anche per strada o luoghi non teatrali, su un palchetto, vendendoli a pezzi.

L’evoluzione in “teatro delivery” si inserisce perfettamente nel percorso tracciato dalla nuova stagione del sistema Garibaldi di Bisceglie, dal titolo Insieme, che si propone come invito, indicazione ed esortazione. Richiamando la pacifica invasione degli animali vissuta nel tempo del primo lockdown, vede giraffe, tigri, volpi, ma anche galli, cavalli e cani, dipinti dalle Scuole Elementari, apparire sui muri della Città.

Soltanto Insieme, per superare, vincere, rispettare, crescere, richiamando la voce di un papa che ci ricorda quanto “nessuno si possa salvare da solo”. Si torna ancora una volta a Gramsci: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”.