L’omaggio del Petruzzelli al genio di Traetta

L'Orchestra sinfonica metropolitana, diretta da Vito Clemente, ha eseguito sullo storico palcoscenico la Ciaccona dall'Antigona del famoso compositore bitontino

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La musica del bitontino Tommaso Traetta ha debuttato al Teatro Petruzzelli di Bari. Lo ha fatto in una maniera inusuale, con un concerto in streaming imposto dalle restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, ma con tutta l’emozione e l’orgoglio che un evento come questo è in grado di suscitare. Migliaia gli spettatori connessi per ascoltare un’eccellenza regionale come l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari, legata al Traetta Opera Festival da un forte e duraturo sodalizio volto alla riscoperta e valorizzazione del vastissimo (e spesso poco conosciuto) repertorio musicale pugliese.

Il direttore artistico Marco Renzi ha voluto affidare questo intererssante debutto al maestro bitontino Vito Clemente, che ha condotto gli ascoltatori attraverso un ricco programma che è stato, non a caso, inaugurato con la Ciaccona dall’Antigona di Traetta, per poi proseguire con Florilegio ’83 di Raffaele Gervasio (in occasione dei centodieci anni dalla sua nascita) lasciando, infine, spazio alla quindicenne violinista Maria Serena Salvemini, studentessa del Conservatorio “Niccolò Piccinni”, con il celebre Concerto n.2 di Henryk Wieniawski.

Il concerto al Petruzzelli

Nel novembre del 1772, mentre il sedicenne Mozart si preparava a stupire i milanesi con la sua terza opera per il Teatro Regio Ducale, il suo contemporaneo più anziano, Tommaso Traetta (1727-79) preparava il debutto della sua opera scritta per la corte di Caterina II a San Pietroburgo. La sua Antigona era un’opera già “riformata”, come è facile capire dalla fluidità, dall’uso massiccio dell’accompagnato e dall’abbandono quasi definitivo dell’aria con Da Capo. Rispetto alla Ifigenia composta a Vienna qualche anno prima, guardava al futuro, arrivando persino ad anticipare un’opera successiva di circa un decennio come Idomeneo. Traetta era un compositore affermato, già nel fiore degli anni di un’esistenza che sarebbe terminata, prematuramente, solo sette anni dopo.

Il suo librettista per Antigona fu il celebre Marco Coltellini, che nel 1766 adattò La finta semplice (ancora Mozart, appena dodicenne) e scrisse il testo originale per L’infedeltà delusa di Haydn (1773). In Antigona gli elementi vocali e strumentali appaiono fusi ed elevati alla più alta potenza drammatica e anche per questo è da considerare come la più progredita opera italiana sulla linea percorsa da Gluck. Proprio la ciaccona su canto popolare slavo eseguita dall’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari rappresenta un’embrionale ricerca ai limiti della regola dell’ottava, in grado di incidere, alla fine del secolo, la superficie levigata della koiné melodrammatica, indifferente a nazionalismi e bizzarrie.

Di Tommaso Traetta conosciamo la sua produzione, alcune delle sue vicende biografiche, ma quasi nulla della sua persona. Possiamo solo immaginarne il viso, dal momento che i pochissimi ritratti dell’epoca lo raffigurano in maniera contraddittoria. Non sappiamo se fosse alto o basso, esile o corpulento. A Bitonto, sua città natale, gli è stato reso omaggio con una scultura realizzata a partire da un ritratto conservato tutt’ora a Napoli nel Conservatorio di San Pietro a Majella.

Il maestro Vito Clemente sul podio del Petruzzelli

Un ritratto realizzato quando ormai non era più alunno della scuola napoletana e quindi probabilmente dipinto senza che egli stesso fosse presente di persona. Per queste ragioni, ancora oggi il “monumento” che meglio sintetizza e rende plasticamente evidente il grande contributo di Traetta alla musica, è il suo sepolcro. Se persino lo stesso Herr Mozart, nonostante la fama mondiale, fu sepolto in una fossa comune nel Cimitero di St. Marx, a quanto pare senza che nessuno della famiglia, né dei suoi amici o conoscenti, fosse presente, a Traetta, compositore “minore” rispetto al genio austriaco, fu garantita una sepoltura con tutti gli onori nella città dell’Opera, Venezia, nella navata principale della “chiesa della musica”, l’Ospedaletto (almeno fino al 1980, quando i resti vennero riesumati e traslati da Venezia a Bitonto, dove Traetta aveva deciso di morire ed essere seppellito).

Nel 2005, quando riaprì quello che allora era il Teatro Umberto I di Bitonto (oggi Teatro Traetta), fu scelto Il cavaliere errante per restituire alla città il suo principale luogo di cultura. L’allestimento, per la regia di Michele Mirabella, vide protagonista l’Orchestra sinfonica della Provincia di Bari, diretta proprio dal maestro Vito Clemente, e le voci, fra gli altri, di Riccardo Botta, Cinzia Rizzone e Claudio Ottino. All’epoca Michele Mirabella si chiedeva: “Si può oggi vagabondare tra maghi ed incantesimi, avventure e imprese onorevoli e compiacersi solo di onorare il pubblico divertendolo?”.

A distanza di quindici anni, con il mondo alle prese con una pandemia che costringe a limitare i contatti personali, la musica di Traetta viene nuovamente scelta per veicolare un messaggio di fiducia, per ricordare a tutti l’importanza non solo intellettuale e pedagogica dell’arte, intesa nella sua accezione più alta, ma anche il sollievo e il piacere che questa produce in chi ne fruisce. Anche per questo il concerto in streaming dell’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari è stato dedicato ai giovani studenti dei conservatori, nonché agli alunni delle scuole medie a indirizzo musicale e dei licei musicali, costretti, anche loro, a seguire le proprie lezioni a distanza. In attesa di vagabondare nuovamente tra incantesimi ed avventure.