“Sono venuti i ladri” a impreziosire il Teatro Redentore

Pier Dragone, cantautore grumese, gira il videoclip del suo ultimo singolo, una tenera ballata, sulla scena abbandonata dello storico palcoscenico barese

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Quando ci sono una chitarra accordata e una voce calda e suadente, perfino i cieli più tetri assumono tinte più lievi. E poi, se il bel canto è mirato anche a far rivivere le bellezze di una realtà che, dopo il suo splendore, è declinata su se stessa, conservando ancora tracce delle antiche ricchezze tra rovine e suppellettili impolverate, ebbene, il bel canto diventa poesia che porta con sé uno spirito di ricostruzione. Tale è la forza scaturita dall’ultimo brano Sono venuti i ladri del cantautore grumese Pier Dragone, secondo singolo di anticipazione del suo nuovo album Sarò franco.

Affezionato ai luoghi più popolari del barese, come già si è visto nel videoclip di L’anno senza primavera che ha ambientato nella foresta di Mercadante, Pier Dragone punta sul Teatro Redentore, presso la parrocchia dei salesiani, per l’accompagnamento visuale del suo pezzo. È una scelta audace e commovente, visto il desiderio di andare in scena sul palcoscenico di un teatro in disuso da quasi vent’anni perché inagibile, nonostante abbia rappresentato il trampolino di lancio per tanti artisti pugliesi, come Gianni Ciardo, oltreché un luogo ricreativo per bambine e bambini del quartiere Libertà di Bari.

Nel video del brano vediamo Mattia, un piccolo appassionato di calcio che, dopo un deciso segno di croce, tira il suo pallone per un goal nel cortile interno dell’ex centro di formazione professionale gestito dai salesiani; ma il pallone scavalca la porta per finire sempre più lontano dal suo tenero proprietario. Ricordiamo ancora i versi del poeta che cantava la tormentata infelicità di un bambino a cui sfugge il pallone tra le case, ma non sempre la sorte sceglie un triste finale: infatti, se del bambino è tipico il pianto, lo stesso può dirsi dello stupore per l’imprevisto. Mattia è spinto dietro il suo pallone attratto come da un magnete: pur non conoscendo il punto esatto in cui ha fermato la sua corsa, riesce a ritrovarlo davanti al palcoscenico su cui un artista, il nostro Pier Dragone, si sta esibendo per un pubblico assente, o magari sta provando per uno spettacolo di più sicura affluenza: nulla è certo in quell’atmosfera da sogno.

Il cuore di Mattia, che è accorso per recuperare un pallone da calcio, si accorge che i suoi propositi di ricerca sono cambiati e che l’oggetto più degno di interesse è quell’incanto che si realizza davanti ai suoi occhi attoniti, tesi per l’emozione sino a sciogliersi in un leggero sorriso accompagnato da un applauso, che rende il giusto merito alla bravura di quell’artista a lui personalmente ignoto ma ora realmente vicino al suo animo.

Chissà perché, poi, quello stesso artista ha scelto proprio quel luogo così spoglio e nudo per la propria esibizione: forse il suo fido cane riusciva a muoversi più facilmente in una platea vuota e priva di ornamenti? Può darsi: è sempre bene fare spazio agli ultimi, ai depredati e agli sconfitti. Lo insegna Pier Dragone nel suo brano: egli canta di alcuni ladri che hanno forzato le deboli difese di un cuore già privo di vita perché consapevole della sua fragilità, tanto da rendere necessaria la costruzione di una corazza; i ladri saccheggiano e devastano qualsiasi cosa, schiudendo gli anfratti in cui la donna vittima del furto aveva sigillato i suoi ricordi più oscuri e le sue paure, nella speranza di non farsi più condizionare da esse. Avessi traslocato prima… commenta il poeta Dragone nel suo cantare empatico con le vicende della donna: infatti, Sono venuti i ladri è una triste elegia per la caduta di qualsiasi certezza, sconfitta dalla furia con cui la vita a volte si fionda in casa propria senza preoccuparsi di bussare o presentarsi in qualche modo.

Si fa cantore degli interessi dei vinti, Pier Dragone: e, alla luce di ciò, non sembra affatto casuale la scelta di ambientare il suo ultimo pezzo nel dimenticato Teatro Redentore, fortunatamente vicino alla sua rinascita grazie al sostegno di contributi europei; e, altrettanto, non pare casuale l’intenzione di rivolgersi al piccolo Mattia, che fortunatamente coglie la bella poesia del cantore sconosciuto: egli è espressione di una di quelle fasce più deboli che s’interfacciano con le conseguenze della pandemia e che negli anni a venire affronterà una delle sfide più drammatiche di ricostruzione.

Dunque, che questa denuncia di furto e, insieme a essa, la meraviglia per l’arte, che si mostra nuda davanti agli occhi di chi sa guardare, siano un inno alla rinascita consapevole dalla condizione di smarrimento e incertezza in cui le criticità del nostro tempo ci costringono ogni giorno: torneremo a guardare le bellezze della vita con la stessa ammirazione di Mattia, ormai pronto a lasciarsi alle spalle gli intrattenimenti solitari per godere del sommo piacere di scoprirsi uomini e pieni di vita.

Nelle foto il cantautore grumese Pier Dragone