Tra Brindisi e Taranto c’è una “terra di mezzo”

Da Mesagne a Torchiarolo, un itinerario alla scoperta delle origini mitiche della Puglia, tra storia, cultura e tradizioni che s'incontrano e si fondono

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Se è vero che la Puglia è anche la Puglia dei confini, di aree non immediatamente definite e definibili secondo spazi stretti ed angusti, terre, diremmo, quasi ‘a metà’ – nel senso ricco del termine – sicuramente esiste una zona pugliese che queste caratteristiche sembra viverle nel senso più profondo e fascinoso. A metà nel senso della bellezza che in realtà si dona al quadrato, sfumando proprio quando dovrebbe ridursi per cedere ad altre bellezze ed invece resta la stessa, appunto senza confini.

Sei a Taranto, sei a Brindisi. Da entrambi i due capoluoghi di provincia prendi la strada dell’incontro, la Taranto-Brindisi o la Brindisi-Taranto a seconda dei casi, 70 km, arteria che altro non è che l’esito pugliese più importante di una delle strade più ‘storiche’ italiane, la Statale 7 Via Appia, tracciato dell’omonima e famosa via consolare romana, strada che parte da Roma per raggiungere proprio Brindisi. Ed è sul tratto che collega il brindisino al tarantino che le province sembrano come abbracciarsi attraverso paesi belli ed importanti, spesso anche grandi (si pensi a Grottaglie, Francavilla Fontana), talvolta più piccoli (Latiano e San Donaci, ad esempio, brindisini).

L’area archeologica di Valesio

Su questo territorio anche Villa Castelli, assai interessante a livello paesaggistico, poi Oria, non distante Cellino San Marco e così, ancora prima arrivando da Taranto, le piccole Montemesola, Monteiasi, Monteparano, Leporano, appunto tarantine.

Qui c’è un centro importante, Mesagne, di cui parleremo con riferimento anche ad un’altra realtà del territorio, questa volta più verso la costa, Torchiarolo, con la sua area archeologica di Valesio. Mesagne sembra detenere già nel suo nome e nel suo etimo il senso di ‘terra di mezzo’, anche sul percorso Oria-Brindisi. Ma Mesagne è vera regina sulla via Appia. Certo, sull’etimologia della città si può discutere, tante le ipotesi. Tanta pure la sua bellezza, espressione anche di una terra che non nasconde le sue problematiche e difficoltà. Anche qui, diremmo, sintesi della Puglia intera.

Porta Grande a Mesagne

Mesagne, poi, racconta un territorio antico. Già messapica e dopo ‘vicus’ romano dipendente da Brindisi, vanta un bel castello, datato all’XI secolo, cui si accede attraverso la Porta Grande, ricostruita nel ‘700. Terra anche di assalti: ecco i saraceni, voluti in realtà da Manfredi di Svevia, lo stesso Manfredi che poi ricostruirà il castello nel 1254. Ecco anche le torri ed il fossato in quel luogo oggi sede del museo civico archeologico, con documenti della necropoli preromana. Il castello s’erge imperioso quasi a dominio del borgo, pur non essendo il classico maniero in altura che una certa idea di Italia interna ci consegna. Per chi conosce la Puglia, atmosfere simili a Copertino, nel leccese. Il castello ha nei suoi pressi la chiesa rococò di Sant’Anna, XVII secolo, edificio che merita certamente una visita.

Un particolare di Palazzo Taberini a Mesagne

E Mesagne è mariana, devota alla Madonna, e poi città barocca, anche nei suoi palazzi, si pensi a palazzo Taberini. Barocca in quanto laica ed in quanto religiosa. A Sant’Anna il lascito dell’artigianato classico della zona: da vedere le statue di cartapesta, così come naturalmente le tele, anch’esse interessanti. Mesagne, terra di numerosi set cinematografici negli ultimi anni, è la città che cresce, il borgo che attorno a sé ha creato, edificato un’idea volitiva di centro produttivo ed attivo. Non sempre è facile garantire omogeneità alla trama anche visiva e subito percepibile del tempo che scorre. Sappiamo come a volte una certa inestetica caratterizza i paesi del pur sempre Bel Paese.

Nuovo ed antico a volte sono sposati alla perfezione, altre volte si limitano a convivere, altre volte segnano una discontinuità. Mesagne cerca con successo di sfuggire ai presumibili rischi e così la città cresce, mantenendo con rispetto, specie negli ultimi tempi, quell’antico di cui fa bene ad andare più che fiera. La chiesa madre, dedicata a Tutti i Santi, è sempre verso Porta Grande. Madre, grande ed austera, con la sua facciata a tre ordini, diverse statue, interno a croce latina, altare in marmi policromi, coro settecentesco, anche qui quadri e statue in cartapesta. A Mesagne, il cui centro storico si caratterizza per l’uso massiccio e tipico della calce bianca, oltre alla chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano e, tra le altre, il santuario di Santa Maria Mater Domini (XVII secolo) e la basilica del Carmine, ecco anche un’autentica perla, discreta, sconosciuta ai più ma notevole: il tempietto di San Lorenzo fuori le mura, edificio sacro la cui costruzione parte dal VI secolo.

La Chiesa Madre a Mesagne

San Lorenzo non può non far pensare ad un altro straordinario scrigno di questo territorio: la chiesetta bizantina di San Pietro o Santa Maria a Crepacore, a Torre Santa Susanna (sui resti di un’antica villa romana), in tufo, arcaica nel suo silenzio che viene dal passato, conservandone intatto il mistero, luogo conosciuto agli autoctoni ed agli esperti d’arte ma non ancora al grande pubblico, la classica cosa che non sai se benedire o meno. Una fortezza sembra, messa su pietra su pietra; fortezza piccola, invero amabile, inserita nel contesto attuale di un piccolo parco archeologico, arricchito dai reperti ritrovati dopo i restauri dello stesso piccolo e vetusto luogo sacro. Tornando a San Lorenzo, si trova all’ingresso di Mesagne venendo da Brindisi, dona allo sguardo lacerti di affreschi del ‘400. Sembra aspettarti, sta lì anch’esso silente, pur se oggi incluso, a differenza della chiesa di Crepacore, nell’area urbana.

Il tempietto di San Lorenzo fuori le mura

Degna di nota anche la Mesagne sempre più da tutelare: area archeologica di Muro Tenente, stazione della via Appia, verso Latiano; le necropoli messapiche; le terme romane; i frantoi ipogei. Lo stesso può ben dirsi per le sue aree naturalistiche: il bosco dei Lucci, con alberi di sughero (in agro di Brindisi ma appartenente alla memoria ed al presente della comunità mesagnese) e poi quello di Santa Teresa. Tra le costruzioni ‘laiche’, da segnalare anche l’unica torre superstite della quattrocentesca fortificazione ed il teatro comunale, di fine ‘800, in stile neoclassico. Da tutelare anche le radici gastronomiche: Mesagne, terra di vini e terra di focacce ma anche dalla solida cucina marinara. Eccoci ora a Torchiarolo. Piccola, certo, ma dalla storia consistente, storia che rifulge a Valesio, area forse che merita una valorizzazione più incisiva.

Una quercia da sughero nel bosco dei Lucci

Prima qualche nota sul paese. Torchiarolo, antica Turchellis, è al confine con le provincia di Lecce, come detto vicinissima al mare, tanto che ha già le sue marine: Lendinuso, Lido Presepe, Torre San Gennaro, aree bonificate durante il fascismo. Siamo proprio agli ultimi lembi costieri del brindisino. Lecce e Squinzano, con Casalabate e la stupenda abbazia di Cerrate, sono ad un tiro di schioppo. Ma così anche Brindisi, Tuturano, il bosco di Cerano, nucleo verde pure da valorizzare, tristemente condizionato dalla nota centrale termoelettrica, visibilissima (ahinoi!) sin da notevoli distanze, persino da Lecce, di sicuro dalla sua marina di Frigole. Una centrale a carbone ancora attiva, con impegni di chiusura per il 2025.

Quanto a Torchiarolo, oltre alla matrice dell’Assunta, della fine del XVI secolo, va sicuramente citato il santuario fuori abitato della Madonna di Galeano, sintesi della devozione anche ‘rurale’ del luogo. La tradizione la vuole d’origine basiliana, ma sappiamo bene quanto la critica storica abbia ridotto il ruolo dei basiliani nelle nostre terre di Puglia, dove sicuramente sono stati, ma non certo in dosi così massicce come tramandato da una storiografia talvolta erudita ma poco aggiornata. Nel paese anche un più che dignitoso palazzo baronale del ‘600, legato all’influente famiglia dei Caracciolo; singolare l’arco d’ingresso ad una casa del XV secolo, corte San Domenico, rimasto intatto dall’epoca. Infine, Valesio, una volta Baletum, sulla via Traiana Calabra, ramo della via romana che portava ad Otranto da Brindisi, attraverso proprio Valesium e Lupiae, l’attuale Lecce.

Il santuario della Madonna di Galeano

Insediamento abitato dall’età del ferro all’alto medioevo, come si diceva, ai fini di un’adeguata sua conoscenza, merita un incisivo potenziamento. Ad ogni modo, negli ultimi tempi, non sono certo mancati tentativi e percorsi di rivalutazione. C’è da sperare, insomma. Anche perché questa è una terra che va amata, incoraggiata, persino ascoltata. Una terra parla attraverso le sue testimonianze. Non si resti sordi. Torchiarolo, Mesagne: due bellezze diverse, in gran parte da riscoprire.

Nella foto in alto, un’immagine di Torchiarolo. Le foto di Torchiarolo sono della Pro loco.