La burrata? Ottima alla carbonara

Erede di una florida tradizione casearia, Pietro Spina reinventa la burrata nel suo laboratorio di Torre Santa Susanna, facendone un piatto da grand gourmet

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Ci sono storie che rallegrano il cuore. Storie che, senza volerlo, ci commuovono, ci emozionano e che ricordiamo con piacere, proprio perché ci colpiscono. Non c’è una vera ragione, ma possiedono in sé qualcosa di unico e autentico, nonché di eccezionale, che conquista immediatamente chi le ascolta. E, una volta che ci torniamo con la mente e la memoria, riusciamo a rivivere le medesime emozioni. Abbiamo bisogno di queste storie, specie se oltre a commuovere riescono a farci venire l’acquolina al solo pensiero!

Quella di Pietro Spina possiamo assolutamente considerarla una di quelle belle vicende che riempiono cuore e stomaco. Non si tratta, infatti, solo del coraggio e del successo di un giovane pugliese ma anche della fantasia e del genio con cui questo cittadino di Torre Santa Susanna, nell’entroterra di Brindisi, è riuscito ad innovare una prelibatezza pugliese che ci invidiano in tutta Italia e non solo, e che disperatamente molti tentano di ricreare, imitare nonché rubare (sempre incorrendo in una caterva di insuccessi): la nostra burrata.

Pietro Spina, l’inventore della burrata ripiena

Vi sarebbe molto da dire su questo trionfo dei sensi, sul peccato di gola più grande che ogni laboratorio caseario possa offrire. Frutto di una grande e antica tradizione che Pietro conosce assai bene, in quanto diretto discendente di una stirpe di casari. Suo padre, Mimmo, ha voluto sin da subito che il figlio imparasse il suo antico mestiere. Eppure, come spesso accade a chi si trova dinanzi a un percorso già tracciato, Pietro non voleva seguirne le orme. “Quand’ero piccolo -racconta- detestavo perfino l’odore dei latticini! E lo stesso capitava a mia nonna”.

Finché, mentre era ad un ricevimento, dopo aver intrapreso tutt’altro tipo di studi presso l’istituto commerciale, deciso più che mai ad abbandonare quel posto riservatogli dal padre, tra i diciassette e i diciott’anni, per la prima volta Pietro comprese l’importanza che aveva questo suo retaggio. Si rese conto dell’antichità di quel mestiere paterno e della fortuna di esserne depositario. Per lui fu un segno: “dovevo proseguire una così importante tradizione, anche a rischio di andare controcorrente e controtendenza” spiega.

La figlia salentina

Ma non è mica finita qui! Tre anni fa Pietro ha voluto innovare questa autentica prelibatezza pugliese e sfruttare la sua creatività, nonché le sue abilità gastronomiche e le sue conoscenze specialistiche. E, così, ha reso la burrata un vero e proprio piatto food porn, come si dice nel gergo, inserendovi all’interno vere e proprie leccornie, come la carbonara e dandole il caratteristico nome di Carboburrata.

Ha iniziato a pubblicare le sue invenzioni culinarie sui social, specie sul suo profilo instagram (https://www.instagram.com/pietrospina_cheesemaker/), ottenendo un successo inatteso, con fan colmi di ammirazione per le sue invenzioni. Specie ai ricevimenti, il risultato è stato visivamente un successo, oltre che un felicissimo matrimonio di sapori per chiunque avesse il piacere di assaggiare un così gustoso e inedito accostamento.

La Burran di stelle

Ma la burrata alla carbonara non è stato che l’inizio di un percorso alla riscoperta e reinvenzione della celebre burrata: per esempio, una delle combinazioni più fortunate e gustose è quella ripiena di polpette al sugo, un accostamento tutto salentino soprannominato La figliata salentina. Per non parlare della straordinaria Burracima, ricolma di cime di rapa baresi, o della Burramerica, in cui la nota burrata è ripiena della pasta al formaggio americana. E non manca il dolce, naturalmente, perché Pietro ha voluto accostare la dolcezza della crema e dei biscotti pan di stelle al sapore inconfondibile della sua burrata, creando un prodotto unico e gustosissimo. Si parla, ovviamente, della Burran di stelle.

Sono piatti elaborati, che divengono reginette di eventi particolarmente importanti. Pietro racconta con orgoglio di aver portato le sue creazioni al matrimonio della soubrette Alessia Macari e del calciatore tedesco Olli Kragl, attualmente in serie A. La particolarità dei suoi piatti ha colpito gli invitati, rendendolo ancora più conosciuto. E il successo social gli ha garantito un invito esclusivissimo in Brasile, dove ha dato lezioni di cucina, rappresentando la tradizione italiana e pugliese e portando le sue invenzioni per le strade.

La Burracima

Ma Pietro non intende fermarsi qui. Vuole migliorare sempre più la sua arte,
coinvolgendo i suoi amici chef e seguendone i consigli. Ma molto questo giovane cheesmaker, come gli piace chiamarsi, deve molto ai suoi followers, verso cui sente di avere un immenso debito di riconoscenza: “devo molto ai tanti incoraggiamenti che ho ricevuto. Forse, non sarei qui senza la vicinanza e l’entusiasmo di persone che, pur non conoscendomi, hanno da subito creduto in me”.

Adesso ha un solo e grande sogno: “Con alcuni qualificatissimi collaboratori sto lavorando ad un progetto che abbiamo disegnato e pensato insieme. Vorrei cominciare dal mio attuale quartiere generale per poi inaugurare dei format simili, un po’ com’è avvenuto con instagram, che diffondano i miei piatti e li facciano conoscere a molta più gente. Ma non voglio dire altro, so solo che è l’inizio di una grande avventura”.

La fortuna arride agli audaci e, quindi, per Pietro il successo è certo dietro l’angolo. A noi non resta che augurargli il più caloroso in bocca al lupo!