Speranza “dialoga” con gli artisti del nostro tempo perché è moderno

Un'interessante mostra al Museo Diocesano di Bitonto propone un singolare confronto tra il celebre maestro bitontino e un gruppo di giovani e creativi pittori

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Qualche giorno fa, il mondo dell’arte e della cultura ha dovuto dare il suo triste addio a Philippe Daverio, il celebre critico che era riuscito a conquistare un pubblico vastissimo, dall’esperto al profano, grazie alle sue straordinarie conoscenze e alla sua grande umiltà, non disgiunte da un grande senso dell’ironia e dal dominio assoluto della scena da attore consumato. Qualità rarissime ma che sono comuni a tutti coloro che comprendono che il solo e vero scopo della conoscenza è diventare persone migliori e far del bene agli altri. 

È il caso di citare una frase, al riguardo, che Daverio ha pronunciato in più occasioni e che sta spopolando sui social: “sono ancora convinto che la cultura salverà il mondo”. Nulla di più vero, specie se adattiamo un simile pensiero a Bitonto, alle sue realtà, alla sua cultura artistica, esaltata da alcuni (forse anche più di quanto meriti) e totalmente ignorata da altri. Fatto sta che la città, oltre all’arcinota cattedrale, vanta due siti di assoluto prestigio, che meriterebbero una considerazione maggiore rispetto a quanto oggi è: la Galleria nazionale Devanna e il Museo Diocesano. 

Dettaglio di “San Francesco”, tela di Francesco Speranza

Quest’ultimo, aperto alla fruizione del pubblico dopo una gestazione durata oltre dieci anni, oltre ai consueti e preziosissimi pezzi, ospita sino al 30 settembre un’insolita e interessante mostra dedicata a Francesco Speranza, il famoso pittore bitontino, vissuto fino al 1984. Nella sua lunga carriera, l’eclettico autore vissuto a Milano e partecipe delle più influenti e innovative correnti artistiche dei tempi, ha suscitato vasto interesse e consenso tra i suoi contemporanei. Eppure, ha sempre conservato una grande umiltà, manifestandola e rendendola tangibile nella sua opera. Al lettore non capiterà mai di trovare, mentre passerà in rassegna i quadri del maestro, un dipinto ridondante o esagerato. Tutto è all’insegna della semplicità. 

Durante l’inaugurazione della mostra (frutto della collaborazione tra la Fondazione De Palo – Ungaro, la Presidenza del Consiglio Regionale, il Museo Diocesano “Mons. A. Marena” e il Centro Ricerche) don Peppino Ricchiuto, direttore del museo diocesano, è intervenuto parlando di questo grande pittore, che si recava a messa nella piccola chiesa di Santo Spirito, dove ha trascorso serenamente gli ultimi anni della sua vita. Nei suoi ricordi di giovinezza, don Peppino l’ha ricordato come una persona semplice, discreta, esattamente come appare attraverso le sue opere ma, soprattutto, come un profondo credente. 

La sua è una fede grandissima. Compare, diremmo, di sottecchi in alcuni dipinti, mostrandosi sotto forma di simboli, come in Ritratto di mia sorella del 1929, dove si scorgono un crocifisso sulla parete e una finestra, da cui s’intravede la facciata di una bellissima chiesa. La fede non è mai un elemento accessorio; al contrario, domina i suoi quadri persino quella che non è interamente una produzione a tema religioso. E agisce segretamente sui soggetti e conferisce all’ambiente un aspetto etereo, sacrale, quasi romantico, come si evince dalla veste spartana della sorella e dal libro che tiene tra le mani, probabilmente le Sacre Scritture. 

La grande novità della mostra sta nella possibilità di far dialogare i quadri di un artista rivoluzionario del ‘900, come appunto Francesco Speranza, con alcuni pittori nostri contemporanei, in un gioco di rimandi e confronti, rimembranze e giochi pittorici, facendo risaltare l’incredibile novità e modernità di un artista che è sempre rimasto legato alla Puglia e alle sue radici.

“Ovulazione. La vergogna della luce”, quadro di Pierluca Cetera

E così un dipinto straordinario, come Ritratto di mia sorella, dialoga con un altro del 2018 di Pierluca Cetera, Ovulazione. La vergogna della luce. Questo rappresenta una donna nuda, nell’atto di coprirsi da un sole che non si vede, con un drappo colorato solo nella parte inferiore. La figura femminile tiene gli occhi bassi, in un eccesso di umiltà e vergogna, che si sposa perfettamente con l’immagine raffigurata da Speranza. La donna di Cetera, inoltre, è rappresentata in un dipinto a forma d’uovo, quale simbolo della maternità, della fecondazione, di una madonna terrena e divina insieme, insita nella femminilità stessa. Un riferimento ulteriore a quella fede così ben mostrata da Speranza.

“Cristo e la Samaritana presso il pozzo”, opera di Francesco Speranza

Il quadro simbolo dell’evento, però, è il celebre ritratto del Cristo e la Samaritana presso il pozzo, realizzato dal pittore bitontino nel 1952. Un’opera ricca di simbolismo, dove ad occupare una posizione centrale è proprio il pozzo, oltre ad un preciso utilizzo dei colori: il verde per la samaritana e il rosso per Cristo. Che ritornano anche in un altro dipinto del maestro; quel suo quadro, Visitare gli infermi, che ricorda un po’ Van Gogh. Gli stessi colori ricorrono anche nel dipinto di Pierpaolo Miccolis, Singapura del 2020, dove il rosso e il verde dominano le figure di due gatti. 

“Singapura”, opera di Pierpaolo Miccolis

Ogni quadro accresce di significato al paragone con l’altro e la mostra si fa, così, occasione di un dialogo inedito tra passato e presente, con Speranza che svela la sua modernità e la sua unicità, rendendosi indimenticabile e assoluto elemento di paragone, pronto ancora oggi a ispirare artisti e profani.

“Visitare gli infermi”, tela di Francesco Speranza

Uno dei tanti eventi, questo, all’interno del ricco calendario di CultOra Festival. Ex labore to works, organizzata dalla Fondazione De Palo-Ungaro e dai ragazzi del servizio civile, Matteo Vacca, Federico Marinelli e Marco Gravinese nonché dal presidente Nicola Pice. A curare la mostra, Francesco Paolo Del Re. E chissà che questo dialogo tra Speranza e la nostra contemporaneità non spinga a una conoscenza più approfondita del grande maestro, di cui molte opere sono custodite presso la Galleria Devanna, ma serva anche a sollecitare un interesse tutto nuovo e diverso per l’arte nella nostra città.

Ed ecco l’elenco dei venti artisti in mostra: Natascia Abbattista, Damiano Azzizia, Pierluca Cetera, Francesco Cuna, Nicola Curri, Vincenzo De Bari, Pietro Di Terlizzi, Pasquale Gadaleta, Simona Anna Gentile, Jara Marzulli, Luigi Massari, Pierpaolo Miccolis, Dario Molinaro, Enzo Morelli, Alessandro Passaro, Luigi Presicce, Claudia Resta, Fabrizio Riccardi, Michael Rotondi e Domenico Ventura.

Nella foto in alto, “Ritratto di mia sorella”, opera del 1929 di Francesco Speranza. Le foto sono di Massimiliano Robles