Bari è in pista… ma con qualche scivolone

Dallo sharing al pin bike cresce l'attenzione dei baresi per la mobilità dolce, ma serve più sicurezza per bici e monopattini e, soprattutto, una nuova coscienza

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Un effetto collaterale della pandemia – questo finalmente positivo – è il nuovo e deciso impulso alla mobilità alternativa nelle nostre città. Muoversi in bicicletta o in monopattino è senz’altro più salutare e meno rischioso di salire su un autobus o prendere la metropolitana per raggiungere il posto di lavoro o andare in giro a fare spese. Lo hanno capito bene tanti cittadini che hanno cominciato a lasciare l’auto nel box e a preferire le due ruote, magari a trazione elettrica, incoraggiati dagli incentivi statali e dalle diverse iniziative adottate dai comuni, come il nolo di bici e monopattini e la realizzazione di percorsi dedicati.

Anche Bari si è attrezzata per far spazio alla nuova mobilità. Al solito, però, le iniziative messe in pista, insieme a tanti consensi hanno suscitato qualche inevitabile polemica. Parliamo, in particolare, delle piste ciclabili realizzate ai margini di corso Vittorio Emanuele: una in direzione lungomare l’altra verso il quartiere Libertà. 

Con il nome di Open Space, l’iniziativa s’inserisce a pieno titolo nel progetto di mobilità sostenibile varato dal comune, che ha ottenuto nuovo impulso dalla necessità di garantire il distanziamento sociale. Senza dubbio, una corsia per ciclisti su una delle strade principali della città desta attenzione e curiosità: rappresenta, a parte alcune interruzioni, il tassello di collegamento con la pista ciclabile di corso Mazzini nel quartiere Libertà, realizzata per buona parte sul marciapiede, obbligando pedoni e ciclisti a un ulteriore esercizio di attenzione.

Il progetto complessivo prevede 57 chilometri di percorsi dedicati ai ciclisti, con tratti sul lungomare Nazario Sauro fino al faro di San Cataldo (in zona Fiera del Levante), sia pure tra le radici degli alberi che creano numerose sconnessioni sull’asfalto. La nuova pista ciclabile di corso Vittorio Emanuele è definita “light” per l’essenzialità dell’intervento: è stata creata, infatti, utilizzando esclusivamente la segnaletica orizzontale ai bordi del marciapiede, spostando il parcheggio delle auto e restringendo le carreggiate.

In realtà, la scelta di non creare rialzi tra la pista e i parcheggi ha generato diverse perplessità tra i cittadini che reputano le piste poco sicure: occorre fare attenzione, infatti, agli sportelli aperti delle auto e ai pedoni che le attraversano. Certamente, in questo primo periodo di adattamento, a intralciare il passaggio dei ciclisti sono soprattutto gli automobilisti che sostano sulle piste e i conducenti di furgoni, impegnati a scaricare le merci o, situazione ancor più spiacevole, i rifiuti dei cassonetti posizionati proprio lungo le corsie. Come se non bastasse, a pochi giorni dal termine dei lavori, una buca si era già aperta su un tratto di pista, facendo piombare per terra un ciclista.

Situate nel pieno centro cittadino le nuove corsie destinate alle due ruote hanno innescato un serrato dibattito sulla necessità di cambiare stili e abitudini di vita, sollecitando un maggior senso civico da parte dei cittadini. Lo sviluppo della mobilità sostenibile obbliga i cittadini a “intraprendere un percorso” verso nuove abitudini, che presuppongono un rispetto maggiore del codice della strada e dell’utilizzo degli spazi pubblici, nella cornice complessiva di un approccio più adeguato nei confronti dell’ambiente e della prevenzione di patologie come il coronavirus.

“Si tratta di un ottimo intervento tra quelli disposti dal Comune in tema di distanziamento sociale”, spiega Roccardo Tinelli, presidente di Fiab Puglia e rappresentante dei ciclisti di Bari. E prosegue: “Le bike line costituiscono un sistema estremamente economico che riduce e modera la dimensione del traffico automobilistico. Il progetto Open Space interesserà anche altre zone di lungomare, con l’allargamento del marciapiede lato mare e l’ampliamento di quello sul lato opposto”

A Bari, la rete della ciclicità urbana, presenta interruzioni che precludono efficaci collegamenti. Ma con modalità diverse si stanno compiendo passi in avanti insieme ad una maggior consapevolezza dei cittadini, anch’essa altalenante. Probabilmente la migliore pista ciclabile è quella del waterfront di San Girolamo, ma andrebbe ulteriormente collegata con il resto del lungomare.

Certo anche la prima pista ciclabile cittadina, quella di viale Unità d’Italia che collega Parco 2 giugno con l’estramurale Capruzzi, pur essendo una pista ben realizzata grazie ad appropriate delimitazioni, è stata al centro, nel corso degli anni, di non poche polemiche: a centro strada, tra gli alberi, è caratterizzata da disconnessioni dovute alle radici e ai rami degli alberi e alla presenza di faretti che rendono difficoltoso il passaggio delle bici.

“Da una quindicina d’anni, ormai, la cultura della bicicletta è andata migliorando. La fascia dei cittadini più giovani ha cominciato a rendersi conto che usare la bici è molto più conveniente rispetto ad altri mezzi, anche per raggiungere il posto di lavoro”, riprende Tinelli.

“L’emergenza sanitaria, poi, ha spinto soprattutto le persone più grandi a preferire l’uso delle due ruote. Il covid, paradossalmente, ha dato impulso a una grande azione promozionale della mobilità alternativa e leggera. La speranza -spiega Tinelli- è che le corsie ciclabili, comprese queste bike-line, contribuiscano ad incrementare un senso di rete, rendendo più appetibile muoversi in città in modalità alternativa”. Anche se lenti, i miglioramenti della mobilità sostenibile sono tangibili in città, nonostante alcuni limiti dei progetti che comunque con l’iniziativa dell’amministrazione “Muvt” permettono ai cittadini di ricevere incentivi economici all’acquisto di biciclette. “Bisognerà puntare molto sul posteggio delle bici: il problema che molti ciclisti pongono. Per questo noi di Fiab -precisa il presidente- sollecitiamo il Comune a stipulare convenzioni con aree di parcheggio o garage, considerati i numerosi furti”.  L’associazione, inoltre, guarda a un futuro sostenibile per le giovani generazioni: “L’altro punto su cui richiamiamo l’attenzione è l’uso della bicicletta nel percorso casa-scuola, casa lavoro. A Bari, in realtà, si potrebbe andare a scuola in bici tutto l’anno. I problemi emergono, soprattutto, nella dimensione scolastica: occorre capire chi si prende l’impegno di custodire le biciclette”.

Una misura che suona come una sconfitta per l’amministrazione comunale e per i baresi è, però il bike sharing, più volte avviato durante le amministrazione Emiliano e Decaro. A giudicare l’esito di questa iniziativa che in molte altre città ha funzionato è lo stesso Tinelli: “Il bike sharing non ha funzionato, sia per gli atti di vandalismo sia per il problema della manutenzione, che andrebbe affidata ad un ente privato per avere un maggior controllo. E poi è necessario precisare che il boom della micromobilità ha limitato lo spazio per il bike sharing”. 

La pandemia ha portato a un’impennata dell’uso dei monopattini elettrici che stanno invadendo la città. Un vero e proprio boom, anche se sarebbe da verificare se frutto della “tendenza del momento” o di scelte consapevoli. Anche in questo caso il Comune di Bari ha avviato un progetto di sharing, questa volta mettendo a disposizione dei cittadini 500 monopattini su tutta l’area urbana. E grazie agli strumenti tecnologici è possibile parcheggiare sul posto in cui ci si trova. E’ un sistema più snello e rapido, ma proprio a pochi giorni dalla nascita del progetto, con l’introduzione di 250 modelli, si sono verificati i primi atti vandalici con due monopattini rubati e cinque distrutti, come segnalato dal sindaco Decaro sulla sua pagina facebook.

Certamente ciò che chiede il primo cittadino è un cambio di mentalità dei baresi che prendano maggiormente a cuore il bene comune e, per fortuna, grazie al gps e alle segnalazione dei cittadini quegli stessi monopattini in poche ore sono stati ritrovati. Insomma il nuovo avvento dello sharing mobility a Bari, con gli spiacevoli episodi verificatisi negli ultimi giorni, sta creando un grosso dibattito nell’opinione pubblica. Numerosi cittadini hanno organizzato una singolare manifestazione con biciclette e monopattini per sostenere il principio del sindaco Decaro di proseguire le politiche in difesa dell’ambiente e dello sviluppo della mobilità dolce. Quella dello sharing è una vera e propria sfida culturale per i baresi.

Una iniziativa portata avanti dal comune di Bari, che Fiab Puglia elogia e a cui i baresi hanno aderito con curiosità e interesse, è Pin Bike, una start up nata dall’idea di rimborsare economicamente i cittadini che usano la bicicletta, soprattutto durante il percorso casa-lavoro. L’iniziativa rientra nel grande progetto comunale Muvt. Dal mese di giugno è attiva la terza edizione, grazie al gran numero di utenti che attraverso un dispositivo e le nuove tecnologie possono ricevere un rimborso chilometrico sull’uso, soprattutto urbano, della bici. Pin Bike, a differenza del bike sharing, è un servizio molto stimolante come racconta Nico Capogna amministratore della start up.

Il progetto è nato per cambiare le abitudini dei cittadini. Siamo ciclisti urbani e ci siamo resi conto che molto spesso le persone non usano la bici per un blocco culturale. Una barriera mentale -osserva Capogna- che si può abbattere solo se si comincia a salire in sella e a pedalare quotidianamente. A Pin Bike si sono registrati centinaia di cittadini durante il lancio del progetto e di nuovo oggi, dopo lo stop dovuto alla pandemia. La terza fase di Muvt è ancora in corso, mentre nella seconda edizione possiamo dire che abbiamo raggiunto una media di quattro chilometri urbani al giorno: partita durante la stagione fredda da ottobre a gennaio e nonostante il periodo non appropriato per andare in bicicletta, gli utenti hanno pedalato di più rispetto alla prima edizione in cui da maggio la media di chilometri al giorno era di 2.2.” 

Il sistema Pin Bike così si è allargato a macchia d’olio e incentivati dalla promozione del comune molti cittadini si sono sentiti stimolati dai piccoli rimborsi in euro per l’uso della bici per raggiungere i posti di lavoro.

Nico Capogna spiega la “vittoria” di questo germe di rivoluzione ecologica per Bari: “Un mese di uso di bicicletta fa ricredere i cittadini rispetto a tanti pregiudizi e consente di comprendere i tanti vantaggi: la bici non è poi così pericolosa anche se le piste ciclabili possono scarseggiare, aiuta a mantenere in forma, crea buon umore, permette di apprezzare meglio la città, oltre a far spostare più velocemente. E poi non ha costi: la bici si parcheggia facilmente. Eppure per molta gente non è così. Prevalgono ancora i pregiudizi rispetto a pericolosità, stanchezza e furto”.

“L’esperienza dell’emergenza sanitaria -riprende Capogna- ha portato una ventata di freschezza; ha educato i cittadini al rispetto della salute fisica, si fa maggior attenzione al benessere e anche alla sostenibilità ambientale e al rispetto dei luoghi in cui viviamo. Così il sostegno delle istituzioni all’acquisto di biciclette facilita il coinvolgimento dell’utente. Sicuramente è aumentata la sensibilità verso queste tematiche”. Finalmente, il bene comune ha cominciato a girare sulle due ruote. Anche creare interesse e dibattito attorno a una pista ciclabile e a un servizio che crea vantaggi economici, di salute e di tutela dell’ambiente, è già una prima pedalata verso il progresso, soprattutto culturale dei cittadini baresi.