Senza denti e con tanti debiti

L’avv. Nuccia Lisi, del direttivo nazionale di Confconsumatori, spiega i danni causati ai clienti dal fallimento della catena odontoiatrica e le possibili tutele

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Nel nostro paese alcune categorie di prestazioni sanitarie non sono adeguatamente coperte dal servizio pubblico e, pertanto, sono lasciate in larga misura al mercato privato. La riduzione dei finanziamenti al Servizio sanitario nazionale (Ssn) è una delle ragioni del successo che, da alcuni anni a questa parte, va riscuotendo la cosiddetta sanità low cost. Come da più parti è stato rilevato, si tratta, genericamente, di fornitori che offrono prestazioni sanitarie a costi contenuti, inferiori anche del 30 e del 50% rispetto agli abituali prezzi di mercato.

Uno degli ambiti d’intervento in cui il low cost ha trovato terreno particolarmente fertile è quello dell’assistenza odontoiatrica, le cui spese sono a carico delle singole famiglie. Ma la questione vera è che tutti i trattamenti ambulatoriali a basso livello di complessità non richiedono attrezzature particolarmente sofisticate e dispendiose.

L’avv. Nuccia Lisi col giornalista Pier Girolamo Larovere

Tra le società low cost spicca la Dentix Italia s.r.l. che, al termine del lockdown, non ha ancora riaperto le proprie sedi. La società di cure dentali dispone, infatti, di ben 57 centri sparsi in tutto il paese. Intanto, migliaia di pazienti hanno stipulato dei contratti con le finanziarie per frazionare il conto totale e pagare le cure promesse e, ad oggi, non ancora erogate o erogate solo in parte. La vicenda ha sollevato un ampio dibattito a livello nazionale. Per provare a far luce sulla vicenda, abbiamo interpellato l’avv. Nuccia Lisi, componente del direttivo nazionale di Confconsumatori, convinti che l’informazione in campo sanitario non possa prescindere dalle esigenze degli assistiti, dei cittadini e dei lettori.

La Dentix spagnola ha già avviato le procedure di fallimento. Cosa sta avvenendo in Italia?

Preciso subito che la notizia del deposito di istanza di fallimento presso il Tribunale di Milano da parte della Dentix Italia s.r.l. è stata smentita alcuni giorni fa dall’ufficio stampa della stessa società. Tutto è partito, per l’appunto, dal fallimento della società “madre” spagnola dichiarato dal presidente Angelo Lorenzo Muriel. La grave situazione debitoria in cui versa Dentix spagnola, all’origine della questione, si è riversata a cascata sulle società degli altri stati, Italia compresa, dove tuttavia la società, come si è detto, non ha dichiarato fallimento. Ma le avvisaglie non lasciano sperare bene. I casi ascoltati finora registrano mediamente finanziamenti di 5000 euro accesi con le finanziarie, con importanti lavori di impiantologia da ultimare. Mi limito a riferire il caso di una signora anziana rimasta senza denti, ossia senza protesi provvisoria, ma anche senza nuova protesi, che è costretta a pagare comunque il finanziamento.

I clienti hanno trovato le porte chiuse prima o dopo il lockdown?

L’epidemia di Covid 19, in tutta questa vicenda, centra solo relativamente. Con l’inizio del lockdown sono state sospese tutte le attività, sia pubbliche che private, salvo quelle di indifferibile urgenza. Il quadro è mutato all’indomani del 18 maggio con la riapertura delle varie attività, tra cui quelle ambulatoriali. È avvenuto che, nel momento in cui i vari decreti hanno consentito la riapertura di alcune attività e prestazioni, i pazienti che avevano già programmato interventi odontoiatrici con la società, si sono recati di persona presso i vari ambulatori ma hanno trovato le saracinesche abbassate. La difficoltà più grave, per i pazienti, sta nell’impossibilità di portare a termine gli interventi odontoiatrici di cui hanno urgente necessità e, nel contempo, di doversi rivolgere ad altri dentisti, con il conseguente aggravio delle spese, che vanno ad aggiungersi a quelle già sostenute con Dentix.

Cosa possono fare i clienti che hanno già versato caparre o avuto accesso ai finanziamenti?

In primo luogo, è stato attivato uno sportello a distanza online per dare supporto ai risparmiatori. Entrando nel merito, occorre inviare, immediatamente, una lettera di messa in mora e diffida al fornitore Dentix nonché un’ulteriore lettera alla società finanziaria. La questione non è fallimento sì, fallimento no. Si tratta, beninteso, di inadempimento di un’obbligazione. L’articolo 125 quinquies del Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/93), non lascia dubbi a riguardo: nel caso di prestiti finalizzati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi, il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, ha diritto alla risoluzione del contratto di finanziamento, se con riferimento al contratto di fornitura di beni o servizi ricorrono gravi motivi di inadempienza. Nel caso di una cura dentistica non terminata o non iniziata si può affermare senza dubbio che l’inadempienza sia grave.

Un’immagine pubblicitaria degli studi di Dentix Italia

La risoluzione del contratto di finanziamento comporta l’obbligo per la finanziaria di rimborsare al consumatore le rate già pagate e ogni altra spesa relativa alla parte di lavori mai incominciati o non terminati. Ovviamente dopo la risoluzione il consumatore non deve più pagare le rate successive. Sarà la finanziaria a rivalersi nei confronti della Dentix, ripetendo l’importo nei confronti del fornitore. È evidente che, in caso di sopravvenuto fallimento della Dentix, sarebbero altre le tipologie di pazienti interessati; ad esempio quelli che non hanno ancora avuto accesso al finanziamento e hanno pagato direttamente la Dentix senza ottenere la controprestazione prepagata. In quest’ipotesi, il paziente deve insinuare il proprio credito all’interno del fallimento stesso. I casi che abbiamo analizzato si ripetono in modo ciclico: finanziamenti vicini a tasso zero di interessi di migliaia di euro. È chiaro che in un contesto post pandemia, dove l’emergenza non è più sanitaria ma economica, si tratta di cifre rilevanti per le famiglie. 

Veniamo ai casi pugliesi…

Parliamo di centinaia di pazienti in situazioni cliniche molto precarie, cure dentarie interrotte a metà con il forte rischio di subire danni biologici quali infiltrazioni cariose e ascessi, con l’aggravante di aver pagato tutte le prestazioni. Le finanziarie per le quali avevano stipulato il contratto – Cofidis, Deutch Bank, Fiditalia – non hanno più erogato le prestazioni. In Puglia, dove sono attive ben due sedi Dentix, a Bari e a Foggia, alcuni clienti hanno ricevuto le prestazioni, mentre altri hanno solo iniziato il trattamento. Un nostro cliente consumatore della sede di Bari ha stipulato un finanziamento con la Cofidis e aveva già incominciato le cure ma, chiuse le cliniche, ha provato a telefonare al numero verde non ricevendo alcuna risposta.

Quali saranno gli sviluppi del “caso Dentix”? E quali le conseguenze?

Una normativa del 2016 afferma che le attività protette, nello specifico odontoiatria, non possono essere effettuate se non in forma di società tra professionisti (Stp). I due terzi della quota capitale e delle teste della società devono essere iscritti all’albo professionale dei medici odontoiatri. Questo provvedimento è stato superato dal Ddl concorrenza e, allo stato attuale, tutte le srl possono lavorare ma non come Stp. La soluzione sarebbe quella di consentire l’esercizio della professione odontoiatrica solo sotto forma di Stp. Innanzitutto, le istituzioni eserciterebbero maggior controllo sulle società, obbligate per operare ad iscriversi all’Ordine dei medici e odontoiatri. La chiusura della catena dentistica inoltre non ha creato problemi solo ai pazienti, ma a tutti i dipendenti, medici odontoiatri, assistenti e segreterie, oltre ai fornitori, i quali si sono ritrovati improvvisamente senza lavoro e senza prospettive nel breve termine. Come se non bastasse, resta aperta la questione delle cartelle cliniche: appartenenti di diritto ad ogni paziente, come stabilito dalla normativa sulla privacy, attualmente sono in possesso di Dentix. Se un paziente ha da espletare urgentemente delle cure, non gli resta che agire in vista della restituzione delle cartelle, necessarie per: ricostruire la storia clinica del paziente, l’anamnesi, e capire se, dal punto di vista della salute e del danno biologico, gli interventi siano stati eseguiti correttamente in modo da permettere a un nuovo professionista di intervenire. Non resta che attendere informazioni più certe in merito alla riapertura delle sedi e alla restituzione della documentazione contrattuale ai clienti, con la restituzione delle somme versate dai consumatori, come previsto dalla normativa e dalla contrattualistica vigente.