La Puglia dei paesaggi che anticipano e spiegano i paesi

Tra vallate verdeggianti, ponti romani, fiumare e cocuzzoli, il fascino dei borghi "selvaggi" di Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata e Deliceto

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Puglia di confine, Puglia di castelli e di borghi. È la Puglia che vi raccontiamo oggi. Ed ecco i borghi dauni Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia e Deliceto. I tre paesi di cui vi parleremo, narrandone i paesaggi. Non ci soffermeremo tanto, insomma, sui borghi in sé quanto sui paesaggi che, quasi, anticipano e spiegano i paesi. E del resto: un paese non può dimenticarsi di essere (o di essere stato, ahinoi!) un paesaggio, di nascere in un paesaggio. Qui, nei borghi del Subappennino dauno, ci si ricorda facilmente, ancora, di quanto paese e paesaggio siano necessariamente (e persino etimologicamente!) da pensarsi in assoluta simbiosi.

Esiste questa bellezza quasi selvaggia, arcaica, ancestrale. Luoghi ancora fuori dal circuito del grande turismo. Luoghi che vanno raccontati ed amati. Siamo in quella zona del foggiano che confina con l’Irpinia, la “terra dei lupi”. Si pensi allora a questa terra dauna, estesissima. Dai paesi subito dopo il barese e la Bat, ecco già Cerignola, storica e grossa realtà agricola, la città del sindacalista Giuseppe Di Vittorio. Da qui si va all’interno, verso Candela e il Subappennino Dauno: 49 borghi incastonati nei rilievi non altissimi di questo particolare scampolo montano meridionale e pugliese. Ancora più all’interno, ma più a nord, insiste l’area della diga di Occhito, al confine con il Molise: ecco paesi come Volturino, Carlantino, Celenza Valfortore, San Marco la Catola (cittadina legata alle prime esperienze spirituali di padre Pio). Ma anche la beneventana San Bartolomeo in Galdo è vicina. E così chiaramente Macchia Valfortore, in provincia di Campobasso. Il nome già dice. Parliamo del paesaggio dominato dal fiume Fortore.

Il borgo di Rocchetta

Ancora più su il foggiano “estremo” di San Paolo Civitate, Chieuti (con minoranza linguistica arbëreshë), Lesina. È la Puglia che più a nord non si può. Ed ecco anche i laghi di Lesina e Varano. Si è così già nel Gargano di Ischitella e, scendendo, Peschici, Rodi, Vieste, Mattinata. Gargano anche sacro a San Giovanni Rotondo. Come si capirà, paesaggi vasti e belli. Perché il paesaggio è al centro del viaggio, necessariamente. Della conoscenza di queste terre. E così, avendo come riferimento Candela e la sua strategica uscita autostradale, ecco che le nostre due prime mete, Rocchetta e Sant’Agata, ci appaiono vicine.

Uno scorcio di Sant’Agata

È la piccola Rocchetta Sant’Antonio ad attirare la nostra attenzione. Puglia foggiana di confine anch’essa, pieno Subappennino, è ad un tiro di schioppo dalle irpine Monteverde e Lacedonia. Dallo scenario d’intorno bello e sinuoso, fu ieri irpina anche amministrativamente e oggi invece è pugliese. Anche questo dice la storia singolare e di frontiera di questi piccoli centri. Lo stesso è accaduto per paesi come Anzano, oggi “di Puglia” e ieri irpina, mentre Savignano è oggi “irpino” e ieri è stato pugliese, tanto è vero che qui si festeggia la sagra dell’orecchietta, nemmeno fossimo nel barese. E Ariano Irpino? Città importante, anch’essa una volta foggiana. Destino di passaggi, insomma. All’interno di paesaggi meravigliosi. Scenari come quello di Sant’Agata, Puglia raffinata e graziosa. 

Qui siamo vicini alla minuta Scampitella (Av), una volta frazione di Trevico, il paese più alto della provincia di Avellino, dov’è nato Ettore Scola. Non lontanissima è anche Gambatesa, Molise (la storia dei paesi è anche storia di nomi strani, si sa). Sant’Agata è  il paese dei campanili, delle pietre antiche, dei conventi. E poi del bellissimo castello, tra le più importanti vedette di guardia della Capitanata. Piccoli e graziosi borghi, qui. Una sola grande pecca: le strade. Il Subappennino Dauno merita decisamente arterie migliori. Rocchetta e Sant’Agata “sono” il (nel) loro paesaggio. Sei a Candela, Rocchetta “la poetica” (come la definiva Francesco De Sanctis, nativo di Morra Irpina, poi in suo onore Morra De Sanctis) si nasconde ancora, sulla destra hai il bianco marmoreo di Sant’Agata di Puglia a chiamarti con lo sguardo (e devi starci attento, le curve del famoso tratto cominciano proprio in quelle lande), sei insomma ancora in Puglia col seminativo e le stagioni del grano a dominare la vista; con ponti romani come se fossero quisquillie e invece, santo cielo, sono la storia e attraversano i fiumi, dicono l’importanza vetusta di queste “vie”.

Un panorama di Sant’Agata

Ebbene, siamo in Puglia: sinuoso il tocco collinare e verde, specie in questo fantastico e felice periodo dell’anno, lo scenario. Rocchetta, sede anche di una storica stazione ferroviaria, è a segnare il confine con l’Irpinia, terra dove tutto si fa più labile e dunque bello, quasi misterioso. Il suo castello D’Aquino, datato al XVI secolo, oggi privato, merita assolutamente una visita. È assai caratteristico per la sua nota forma a prua di nave. Ed è possibile, in coincidenza di aperture speciali. Munita di un gradevole barocco è invece la chiesa dell’Assunzione. Ancora più antica la rocca di Sant’Antimo, vecchio nome del paese, ridotto ormai a rudere. Sant’Agata deve davvero tutto al suo castello, maniero di pregio e segno anche, se si vuole, del potere antico di questo borgo. Siamo a 800 metri, con storia normanna e vera funzione di rocca difensiva e con pratiche prettamente strategico-militari.

Geositi di Rocchetta

Qui i longobardi e i bizantini si facevano le guerre e così il castello svolgeva un ruolo fondamentale. Lo capì anche Federico II, imperatore che inserì Sant’Agata tra i “castra” del regio demanio, segno di riconoscenza e vero privilegio. Passato in consegna poi fra alcune importanti famiglie, è oggi comunale. Eccoci, infine, a Deliceto, leggermente più a nord. Perla del Subappennino dauno, anche Deliceto vanta un castello normanno-svevo molto imponente, da cui si domina con lo sguardo tutta la Capitanata. Sede di eventi culturali importanti per questo territorio. Il paese ha una bella chiesa madre, una collegiata. Conserva inoltre la cinta muraria, offre bei conventi e un pane ottimo.

Il castello di Deliceto

Il castello è severo, austero e ricorda i tratti rigorosi di quel che poi è stato: una prigione e un luogo di controllo territoriale e politico. Deliceto tenne alla propria difesa: data al ‘400 la sua cinta, spettacolare perché costruita in realtà da tante case addossate l’una all’altra, aventi per scenario i dirupi naturali causati dalle fiumare del territorio. E si torna al paesaggio. Un paesaggio che segna queste storie di paesi. Paesi di Puglia, Puglia al confine. Puglia appenninica, figlia di un’Italia che si regge sulla propria terra. Una questione di geologia, giacché è quest’ultima a motivare la geografia e la politica nella scelta dei confini. Dando vita a storie di bellezza.

In alto, panorana di Rocchetta. Le foto sono di Paky Cassano