La Murgia più fascinosa tra paesaggi incantati e storie di papi

Un interessante itinerario da Poggiorsini a Spinazzola, alla riscoperta dei borghi di Puglia, preziosi scrigni d'arte incorniciati da una natura superba

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Il Sud, come un po’ tutta l’Italia, specie appenninica o alpina, è terra di borghi e paeselli. Una vera specificità italica, figlia anche della sua particolare geomorfologia. E la Puglia? Eccezion fatta per l’area foggiana (Subappennino Dauno ma anche Gargano), ci sarebbero i paesi del Salento, non propriamente borghi in realtà, quantomeno nel senso di centro piccolo appollaiato sin lassù: qui piuttosto paesini o frazioni semipopolose. Semmai, qualche piccola realtà simil borgo la troviamo nel tarantino: Faggiano, Montemesola, Monteiasi, Montemarano. 

L’agro di Spinazzola

Alla fine, inoltre, il tanto bistrattato leccese dei presunti troppi campanili non ha comuni davvero in via di spopolamento come possono averli le aree interne, appunto legate alla fascia appenninica (Lucania, Irpinia, la Daunia stessa). Nel Salento non esistono paesi di pochissime centinaia di abitanti, al massimo località o frazioni. Deve andar male (Giuggianello), ci si attesta su poco più di 1000 anime, mentre nel potentino non mancano anche comuni con meno di 500 abitanti. E il barese? Nemmeno a parlarne.

Qui i borghi propriamente detti latitano. Non mancano i vecchi comuni inglobati dalla “Grande Bari” che volle realizzare Araldo di Crollalalanza (Ceglie del Campo, Loseto e Carbonara) oppure frazioni come le bitontine Mariotto e Palombaio, Triggianello (divisa tra Conversano e Polignano), Coreggia di Alberobello, Quasano e Mellitto (rispettivamente di Toritto e Grumo), per tacere delle famose contrade di Monopoli. Però un po’ poco, se si pensa ai classici borghi dello Stivale.

Madonna del Bosco di Spinazzola

Insomma. Abbiamo il mare, il sole e il vento ma ci mancano le montagne. E dunque i borghi classici italici. Limitandoci però all’esiguità di popolazione, un pensiero a un piccolo nostro paese possiamo farlo. E se vi va anche un giretto. Prendiamo Poggiorsini, profondo murgiano dell’attuale Città Metropolitana di Bari. Murgia, sì. Murgia piena. Perché c’è un poggio dal silenzio fantastico sulla Murgia e si chiama, appunto, Poggiorsini. Anticamente ha avuto due nomi diversi: Monte Folicato e Macchia Vetrana, entrambi fitonimi,vale a dire nomi dovuti ad aspetti particolari delle vegetazioni di questo luogo. A proposito di piante e fiori: la macchia di Poggiorsini è nota per le bellissime orchidee.

Grottelline

Frazione di Gravina fino agli anni cinquanta, questa terra è area meravigliosa e d’incanto. Qui respiri il silenzio, vivi un nutrito abbandono, rallenti le fughe e insegui gli sguardi rilassanti. Il poggio “degli Orsini” (dall’illustre casato, chiaramente, il suo nome) splende praticamente al confine della Murgia e della Puglia con la Basilicata. Terra del castello-roccia del Garagnone (che divide con Spinazzola – borgo di cui stiamo per parlarvi – ma anche con Gravina e in parte persino Altamura), Poggiorsini è il più piccolo comune della vecchia provincia di Bari; oggi, come si è detto, della Città Metropolitana. Ha un grazioso palazzo ducale. Feudo dell’influente e famosa famiglia, vanta storia antica, storia che lega questo territorio al Garagnone stesso e al passaggio, nel pianoro sottostante, della via Appia. Presso la rocca anche antiche iscrizioni romane: qui forse aveva luogo Silvium, la vecchia Gravina? Solo una delle ipotesi.

La piazza di Spinazzola

Dal borgo è godibile il panorama della fossa Bradanica, che conclude l’avamposto murgiano e introduce alla Lucania di Genzano e Palazzo San Gervasio. Ed è godibile il borgo stesso, pure: minuto e dal famoso belvedere da cui potersi inebriare di sguardi. Affascinanti le strade di collegamento tra i paesi: da Poggiorsini verso la stessa Gravina ma anche in direzione di Corato. Strade che caldamente consigliamo ai “paesaggisti”. Da queste parti anche il suggestivo lago-diga di Serra del Corvo sul fiume Basentello, uno dei confini tra Puglia e Lucania, territorio in realtà di Gravina (Ba) e Genzano di Lucania (Pz), ma vicinissimo alla nostra Poggiorsini e così anche alla citata Spinazzola. Qui giungono le acque del Roviniero, affluente del Basentello. Il laghetto è talvolta al centro di polemiche e cattivo (anzi, inesistente) rispetto per l’ambiente. Ma, per questa volta, lasciamo stare ed evitiamo di entrare nei dettagli.

Siamo in una delle zone più difficili da “confinare” (perdonate le nostre espressioni “allegre”). Proprio Spinazzola, oggi parte della provincia della Bat, è stata in passato lucana, tanto è vero che il suo papa Innocenzo XII, appunto nativo del paese, pontefice nel XVII secolo, non sai se dirlo lucano o pugliese. E del resto, forse che Orazio conosceva bene quel che, a livello strettamente identitario, era? È la bellezza multiforme del paesaggio che non conosce trancianti soluzioni di continuità a dirci che questa terra ha in realtà un’anima sola.

Via Pignatelli a Spinazzola

Prima di entrare a Spinazzola (dal Locone di Minervino a tanti altri fiumiciattoli, terra ricca d’acqua), però, ancora un occhio rupestre e selvaggio. Ed ecco il bosco di Spinazzola, ecco la Murgia che inizia (o finisce, dipende dai punti di vista), ecco Murgetta Rossi e soprattutto la grande voragine del Cavone, con le cave di bauxite e un importante patrimonio preistorico. Vi servirà una guida esperta, non ne mancano. Bellezze di cui ha parlato anche il National Geographic. Poco prima, tornando verso Bari e ai confini con Minervino Murge, c’è il grazioso bosco di Acquatetta, artificiale.

Qui anche una strage, legata al periodo bellico dei primi anni quaranta. I tedeschi, in ritirata verso nord, uccisero ben 22 italiani di ritorno dalla direzione opposta. Efferata carneficina. Ma torniamo al paesaggio. Superate le cave, proprio qui, particolarmente bella la lunga vista d’intorno: i monti lucani più alti, il Vulture, il Tavoliere persino. In questa zona anche abbastanza recenti (2006) ritovamenti archeologici: frammenti in ceramica poi studiati a Pisa, caratterizzati da incisioni con numerose figure antropomorfe. Una segnalazione fatta a suo tempo dal giornalista Cosimo Forina, esperto conoscitore del territorio.

Spinazzola paese, che appare in ben due film di Lina Wertmüller, merita una visita, così come la chiesetta della Madonna del Bosco. Spinazzola, paese dei bei palazzi ma anche del papa, si è detto. E un papa ebbe anche la vicina Gravina: Benedetto XIII, nel ‘700. Papi murgiani, vedi un po’. Spinazzola ha anche belle chiese, tante masserie e fontane che dicono la sua ricchezza idrica. E Grottelline? Sì, parliamo anche di questo. E cioè di questo mirabile intreccio tra aree dal rilevantissimo interesse archeologico, mille masserie ed un paesaggio che parla nel suo silenzio.

Grottelline

Grottelline, appunto: abitazioni preistoriche ed un sito archeologico da visitare, da amare. Cosa volevano farci? Cosa vogliono farci? Non ci interessa: non lo faranno, non lo fanno (una struttura per la lavorazione dei rifiuti solidi urbani, insomma una discarica, al soldo di interessi pugliesi ma soprattutto nazionali altolocati: ma, capirete, ci rifiutiamo anche di prendere in considerazione l’idea).

Prima di lasciare Spinazzola, vale una sosta l’Epitaffio, manufatto del 1631 che segna il passaggio del Tratturo Regio Melfi-Castellaneta. Quanta bellezza, quanta storia. Hai detto storia? Raffaele De Cesare, grande e famoso storico (1845-1918), è nato qui. E tutto si compie.

Fotografie di Tiziana Picerno Adduasio. In alto, una veduta di Garagnone