Da oggi sono sul web l’arte e l’architettura legate al culto mariano

Una serie di video illustrano la devozione alla Madonna attraverso le opere e le chiese più significative del territorio nella diocesi di Molfetta

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Un’interessante serie di appuntamenti nel nome dell’arte e dell’architettura legate al sacro, alle figurazioni religiose, alla venerazione popolare. E’ l’iniziativa promossa dal museo diocesano di Molfetta, che passa in rassegna sul web alcune tra le più significative opere d’arte del territorio. Con successo, aggiungiamo.

Col titolo Imago Virginis, pensato e promosso dalla FeArT, società cooperativa che da tempo si occupa della struttura museale della diocesi di Molfetta (che comprende le città di Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo), il nuovo progetto culturale pone al centro dell’attenzione il patrimonio ecclesiastico dei quattro centri, davvero ingente dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Il primo video, edito da Dot Studio, è dedicato alla chiesa molfettese della Madonna dei Martiri, storico luogo della devozione popolare non solo degli abitanti del popoloso centro marinaro, ma più in generale di tutti i pugliesi. Un sito identitario, assai rilevante a livello religioso ed antropologico, anche come raccordo tra la città di Molfetta e la sua notoriamente folta comunità di residenti all’estero, specie negli Stati Uniti o nelle Americhe, pluralità di genti che ancora sentono come ancestrale e inestricabile l’antico legame con il luogo d’origine. Il video ha riscosso vivo apprezzamento, come testimoniato dagli utenti online. La Madonna, il suo culto, le immagini di questo culto e i luoghi ad esso deputato: Maria al centro di questi particolari appuntamenti.

L’icona della Madonna dei Martiri

La seconda tappa dello speciale viaggio tra le icone principali della devozione mariana del territorio coinvolge un grazioso santuario appartenente alla diocesi: la Madonna delle Grazie di Ruvo di Puglia, una chiesa fino ai primi anni ’80 afferente all’ambito della poi soppressa sede episcopale di Ruvo-Bitonto, oggi smembrata tra l’arcidiocesi del capoluogo (Bitonto, titolare della concattedrale) e la nuova diocesi a quattro (appunto Ruvo). Tappa dunque ruvese per questa felice sperimentazione online nel nome di un rinato interesse per il patrimonio culturale di una vasta e importante fetta della terra di Bari e di tutta la Puglia. L’appuntamento ruvese arriva anche in occasione della festa liturgica della Madonna delle Grazie.

Il tutto in una chiesa dalle suggestioni artistiche notevoli, al centro da sempre di grande attrazione anche per la comunità degli studiosi. Un tempio a suo tempo amatissimo anche da mons. Aurelio Marena, napoletano, illuminato ultimo vescovo (1950-1978) della diocesi di Ruvo-Bitonto, studioso e cultore d’arte, paleografo di formazione. Una chiesa, anche in relazione alle ipotesi circa il suo progettista, legata decisamente anche alla stessa città di Bitonto. È infatti ormai acclarata l’attribuzione a Carlo Rosa, il celebre maestro della bottega che nel ‘600 ha caratterizzato l’arte cittadina. Nato a Giovinazzo nel 1613 e morto invece proprio a Bitonto nel 1678, Rosa è tra i pittori più rimarcabili della grande stagione secentesca, specie nel Sud della devozione ai santi, alla Madonna stessa, alle pie tradizioni.

La chiesa della Madonna delle Grazie a Ruvo di Puglia

Il santuario ruvese, indubbiamente, è tra i luoghi più esemplari a livello artistico dell’afflato mariano di tutto un territorio, sintesi anche di una storia di azione pastorale da parte della chiesa e delle sue ‘strutture’, specie a tutela del mondo contadino e delle sue genuine credenze. Restaurato nel 2012, ha ispirato da allora diversi studi monografici attorno alla sua storia e ai suoi fregi. Tra questi, nel 2015, il volume dal titolo “Da ruralis ecclesia a santuario cittadino. La chiesa della Madonna delle Grazie a Ruvo di Puglia”, opera di Francesco Di Palo, prolifico saggista e storico, un volume che rilancia l’idea dell’attribuzione al Rosa, giacché egli –come poco in realtà si ricorda- fu anche valente architetto.

Il santuario, costruito a pregevole corredo di un antico ed originario affresco mariano, sarebbe stato pensato, dunque, da Rosa: ipotesi plausibile, anche grazie ad alcuni proficui raffronti con la chiesa del Crocifisso a Bitonto, indiscutibilmente opera del pittore-architetto e della sua bottega. Lo studio di Di Palo è utile allora ai fini della riemersione anche della “plurale” ed eclettica personalità di Carlo Rosa, non solo più che apprezzabile pittore, solenne nella rappresentazione della fede plastica di un’intera epoca, ma anche valido edificatore di quella stessa fede fattasi “pietra”.

L’icona della Madonna delle Grazie

La tesi è portata avanti anche dal video diffuso sulla rete dalla diocesi, al centro di questa fortunata rassegna. La serie di immagini legate a questa felice idea è, secondo il direttore del museo diocesano di Molfetta don Michele Amorosini, anche l’occasione “per quel sentimento di riappropriazione di luoghi e beni che appartengono alla propria storia e definiscono gli orizzonti da cui muoversi per andare in contro al mondo”. Diversi gli storici dell’arte che hanno collaborato all’estensione dei testi contenuti nei video, poi pubblicati di volta in volta anche sulle piattaforme social del museo stesso. L’antico torna, insomma. E lo fa attraverso gli strumenti più moderni. I saperi, così, si mettono a confronto, ad opportuno guadagno di un territorio e della conoscenza della sua, non trascurabile, storia.  

In alto: Chiesa della Madonna dei Martiri a Molfetta