“Il mio Ramadan in casa con la famiglia”

Sarra, ragazza di origini tunisine residente a Bitonto con la famiglia, descrive le limitazioni imposte alle comunità islamiche dall'emergenza sanitaria

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Per la comunità islamica è cominciato, ormai da alcuni giorni, il Ramadan, mese durante il quale tutti i musulmani adulti, in buone condizioni psicofisiche, sono tenuti a praticare il digiuno: uno dei cinque pilastri sacri della religione.

La rinuncia a qualsiasi cibo e bevanda comincia all’alba e termina al tramonto: nel frattempo, durante l’arco della giornata, si continuano a svolgere le consuete attività quotidiane, dedicando, tuttavia, del tempo alla lettura del Corano e alla preghiera.

Quest’anno, però, il Ramadan è senza dubbio differente da tutti i precedenti. La maggioranza dei musulmani è, infatti, alle prese con le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria: distanziamento sociale e lockdown non aiutano quanti vivono questo importante mese all’insegna della condivisione e, soprattutto, della collettività.

Per esempio, l’ifṭār, il pasto che viene consumato di sera al termine del digiuno, spesso vede la partecipazione di più persone, non per forza legate al contesto famigliare. Anche le moschee, in alcuni casi, ospitano questi raduni e consentono ai musulmani di compiere opere di carità, altro impegno da ossequiare durante il Ramadan.

Ma in gran parte del mondo le assemblee sono state vietate a causa della pandemia. Una situazione che ha obbligato tanti musulmani a mutare alcune delle proprie consolidate tradizioni religiose.

“Non ricordo nulla di simile prima d’ora”, dichiara in un’intervista (clicca qui) Mohd Faizal Musa, ricercatore presso l’Istituto del Malay World and Civilization della National University of Malaysia, all’emittente del Qatar Al Jazeera. E spiega: “Ci sono state la seconda guerra mondiale o disastri naturali, ma dalla letteratura passata, dai testi storici e da vari archivi ho scoperto che i musulmani hanno continuato a riunirsi durante il Ramadan e a osservare insieme i riti religiosi”.

Un ragazzo prepara i piatti per la cena al termine della giornata di digiuno

 Queste limitazioni interessano, ovviamente, anche le comunità islamiche delle nostre città. A Bitonto, per esempio, sono diverse le famiglie che praticano il Ramadan -principalmente tunisine, algerine e irachene– e anch’esse vivono questo mese sacro in una situazione surreale mai vissuta prima. Nonostante proprio negli ultimi giorni le maglie del lockdown si siano allargate, non possono raggiungere la moschea di Bari, la più importante del territorio, perchè le adunanze religiose non sono ancora consentite.

“Questo Ramadan è decisamente diverso dal solito ma, in realtà, per me si sta rivelando un periodo molto più felice. Sono una studentessa fuori sede e l’anno scorso l’ho trascorso lontano da casa”, spiega Sarra, 20enne bitontina di origini tunisine. “La situazione di emergenza ha riunito la famiglia, consentendoci di dedicarci al Ramadan in modo più tranquillo, senza gli abituali impegni fuori casa, come l’università e il lavoro, che assorbono tutta la poca energia che si possiede durante il giorno a causa del digiuno”.

Sarra studia Infermieristica a Tricase, in provincia di Lecce, sede distaccata della facoltà di Medicina di Bari. E’ tornata a Bitonto poco prima che scoppiasse l’emergenza. Al momento trascorre le sue giornate quasi esclusivamente in casa: “Sto seguendo le lezioni universitarie la mattina, poi aiuto mio fratello a svolgere i compiti. Nel pomeriggio preferisco dormire, perché il digiuno porta stanchezza. La sera, invece, ceniamo tutti insieme assumendo quanti più zuccheri possibile, fondamentali per poter affrontare il giorno seguente”

“I miei genitori fino a pochi giorni fa non potevano lavorare, date le restrizioni in atto. Solo da poco hanno ripreso e per loro è ricominciato il Ramadan tradizionale: quello che si trascorre fuori casa sino a sera, quando si cena tutti insieme in famiglia”, prosegue.

In realtà, le difficoltà maggiori le vivono i musulmani praticanti, coloro che pregano cinque volte al giorno volgendo lo sguardo verso La Mecca, la città santa del mondo islamico. Questi, infatti, non possono frequentare i luoghi di culto, ancora chiusi, per partecipare alla preghiera comunitaria.

“Tanti musulmani praticanti si recano in moschea, soprattutto durante il periodo del Ramadan, per partecipare ai riti religiosi, proprio come fanno i cristiani la domenica nelle chiese. Anche mia madre è praticante; ma a lei non dispiace dover pregare in casa, anche perché è abituata, visto che non sempre è possibile raggiungere la moschea di Bari”, spiega Sarra.

“Quello che ci manca di più è non poter cenare con i parenti e con gli amici, come siamo abituati. Chi, invece, consuma solitamente lifṭār nella propria casa con genitori e fratelli non nota grandi differenze con il passato”, osserva dal canto suo Ihsaan, un altro musulmano di origini tunisine, residente a Bitonto.

L’emergenza sanitaria ha messo in forse Il tradizionale pellegrinaggio a La Mecca

Quest’anno anche il celebre pellegrinaggio a La Mecca, in programma dal 28 luglio al 2 agosto, che coinvolge milioni di musulmani in tutto il mondo è a rischio. Il governo dell’Arabia Saudita ha espressamente chiesto ai fedeli di attendere prima di programmare il proprio viaggio. Non è ancora chiaro se verrà definitivamente annullato, ma è probabile che tante famiglie, soprattutto quelle provenienti dall’Europa, decidano di rinunciarvi, causando, tra l’altro, un forte colpo all’economia del regno saudita.

Nel frattempo, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia rassicura i fedeli musulmani tramite le parole del suo presidente Yassine Lafram: “Sebbene passeremo questo sacro mese diversamente dagli anni passati, relegati nelle nostre case, non dobbiamo scoraggiarci né perdere la speranza. Manteniamo la nostra fede salda e lo spirito di fratellanza come questo periodo ci impone più del solito. Si tratta di una nuova sfida per le comunità islamiche e di una preziosa opportunità per ciascun credente per dedicare più tempo alla propria famiglia”

Ed è proprio sulla famiglia e sui propri cari che Sarra, come tanti suoi coetanei, ha deciso di far affidamento per poter superare questo periodo complicato: “Sono tanti i problemi e le difficoltà che il virus ha portato, ma sono contenta di poter trascorrere queste giornate con la mia famiglia. Il Ramadan è un momento di condivisione ed è bello vedere mia madre apparecchiare la tavola anche per me”

In alto, un simbolo del Ramadan di quest’anno