Tessere è l’arte delle donne di Barbagia e Gallura

Tra "code di rondine" e kilim, le antiche e raffinate tecniche con cui alcune piccole aziende di Sarule e Aggius realizzano manufatti famosi in tutto il mondo

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Come ben sappiamo sulla nostra pelle e come ci ripetono incessantemente (forse sin troppo) gli esperti, la ripresa dopo l’infame periodaccio del Covid19, con tutto quel che questa fase ha comportato e comporterà, non sarà per nulla semplice. Anzi! E però dovrà pur già pensarsi ad un “dopo” che non sia solo quello della comune ‘rialzata’ economica ma anche di una ripresa del nostro comune spirito. Uno spirito propositivo verso le cose più piacevoli della vita. Tra queste, sicuramente il viaggio, con la relativa sete di conoscenza e curiosità su quanto accade nel mondo, ha un ruolo importante.

Un mondo che può essere anche vicino a noi. Un mondo che esiste in quanto tale, con le sue bellezze (paesaggistiche, artistiche, storiche), ma anche con quel che l’uomo e la società inventano per renderlo ancor più attraente e stimolante. Ha detto bene Alberto Angela. Riscopriamo l’Italia! Riscopriamo quel che di bello ci è semplicemente accanto. Non per vacuo nazionalismo sposato alle ragioni dell’economia turistica e del commercio ma perché, davvero, questa potrà essere un’efficace volano di ripartenza. Certo, ci sarà da pensare prima a “vivere”. Ma l’abbiam detto: il vivere contempla anche un arricchimento culturale, persino emotivo.

Tessuti di Aggius

Ed ecco il viaggio. Il viaggio vicino, il viaggio possibile. Il viaggio italiano. Perché ciò, forse, sarà anche riscoperto: il viaggio cosiddetto “slow”, “smart” anche quello, come il lavoro di questi mesi. Il viaggio a portata di mano. Prendi la Sardegna, ad esempio. Pensa anche al suo artigianato celebre, il tessile, visto che si è parlato di mano e di mani. E viaggio è fatto. Siamo stati in Sardegna a gennaio, prima della bufera. Una Sardegna esplorata nei suoi riti antichi e nei suoi fascinosi borghi, adagiati soavemente sui crinali, silenziosamente dominanti le brulle piane di Barbagia oppure collocati, non meno amabilmente alla vista, nella Gallura.

Ma questa volta vi parliamo, più che di paesi e borghi, di due interessanti realtà inserite all’interno di comunità antiche che dicono tanto della Sardegna intera. Non che Sarule ed Aggius, questi i due piccoli centri, non meritino una visita a prescindere. Tutt’altro. Ma è dell’artigianato e del tessile che vogliamo parlarvi. Qui, infatti, abbiamo avuto modo di incontrare direttamente quest’aspetto così tipico di un’isola intera. Due comuni distanti, Sarule ed Aggius: 146 chilometri, quasi due ore di strada, alla fine attraverso la Sassari-Tempio Pausania.

Donne al telaio a Sarule

Barbagia, una delle terre più identitarie sarde, piene di storia, anche meramente antropologica. Qui, ad esempio, vi è il santuario del monte Gonare, assai celebre. Si pensi che la Madonna del monte dà poi il nome a tanti sardi: Gonario e Gonaria. Nomi che altrove non trovi di certo. A Sarule il gruppo Studio Pratha, ormai un nome del tessile isolano. Il tessile, sia a Sarule sia ad Aggius (paese appunto della Gallura), per non dir di tutte le altre aree interne, abbraccia davvero l’essenza più silenziosa, arcaica, ‘mitica’ della Sardegna. Il perché è presto detto. Il tessile qui è l’arte primaria delle donne, storicamente. La donna sarda parla attraverso il tessile. Questa la deduzione, da sempre, di storici, sociologi, ancora antropologi. In un mondo fatto nei secoli -inutile nasconderselo- di esclusione della realtà femminile dal contesto della società, le semplici donne sarde, quelle naturaliter silenti perché come dimenticate dalla storia già mentre vivevano, trovavano nel tessile una possibile condizione di espressione, certo anche qui in vicende molto spesso di sfruttamento.

Una paralisi sociale che spegneva le velleità femminili in senso sociale, politico e culturale ma che non ne poteva certo frenare l’ingegno e la capacità, foss’anche in una costrizione seriale. Quelle condizioni di arretratezza si sono poi decisamente evolute ed oggi il tessile sardo è ancora, in grandissima parte, femminile, ma con una maggior consapevolezza del proprio ruolo da parte delle donne al telaio. Un ruolo da imprenditrici vere e proprie, emblema di quell’artigianato italiano che in Sardegna trova in più questa particolare radice, diciamo pure, “di genere”. Pienamente femminile, dunque, l’organico in forza a Studio Pratha. Abbiamo assistito a dimostrazioni di lavoro, secondo le tradizioni più resistenti e vive di quella che è, a tutti gli effetti, un’arte vera e propria. Graziella Carta, direttore creativo del gruppo, ci informa sulla tecnica di tessitura seguita nelle loro attività. “La nostra tecnica si pratica sul telaio verticale, senza ausilio alcuno di strumenti meccanici, quali pedali o altro, ma esclusivamente con l’uso delle mani. Si tratta di tessitura piana –spiega- detta a coda di rondine, con trama a vista, caratterizzata dal fatto che ad ogni cambio di colore in senso longitudinale ogni corso di trama avvolge il primo filo dell’ordito interessato da un altro colore, dando vita così a corsi alternati con trame di diverso colore. Tale tecnica fa sì che non si creino fessure, il tessuto risulti compatto e perfetto”.

È questa una tecnica di pregio rarissimo, messa in atto da competenze qualificate e da designer di alto valore. A lavorare al telaio soprattutto donne anagraficamente non più giovanissime, a significare la capacità di accettare anche i cambiamenti, pur se nel solco della mai certo rinnegata tradizione. Bellissimi gli arazzi prodotti a Sarule, dalle qualità, appunto, anche innovative. Tutte pratiche tipiche di alcuni paesi del centro Sardegna ma ormai, quanto a quelle più storiche, in uso solo a Sarule. “Nello specifico -è ancora la voce di Carta- si tratta della tecnica nata dal confronto dei nostri manufatti con alcuni antichissimi kilim ritrovati nel Caucaso e risalenti a settimo e ottavo secolo”. Il kilim è un famoso tipo di tappeto orientale, prodotto anche nei Balcani.

Ed eccoci ora in Gallura, nord della Sardegna. Terra vicinissima anche alle più famose mete del turismo balneare sardo, area che quest’anno sicuramente potrà risentire della crisi in atto. Tomasina, Stefania e Giovanna sono invece le voci del laboratorio tessile “Prof. Cannas” di Aggius. “I nostri tessuti sono lavorati con due licci (il liccio è una parte di un telaio da tessitura che serve al movimento dei fili di ordito, ndr.), con colori vivaci e disegni tradizionali, in prevalenza geometrici”, ci informano le responsabili del sodalizio. “Usiamo lana sarda tipica, tessuto la cui lavorazione richiede molto tempo. Si pensi che un tappeto è realizzato, in media, a ritmi di 20 centimetri al giorno”.

Quella di Aggius è una società in nome collettivo, nata nel 1997 come cooperativa e poi trasformatasi nell’attuale ragione sociale nel 2005. Una realtà ormai solida a livello economico, segno di un artigianato sempre più in crescita. Qui il  processo di lavorazione usa lana ma anche cotone e lino. “Prima di unirci in società si lavorava ognuno per conto proprio”, fanno sapere le responsabili del gruppo. Prima, perché poi le ragioni dello stare insieme per la crescita collettiva hanno avuto la meglio. La crescita di tutto un territorio, attraverso questo ed altri esempi di virtuosismo sociale, ancora una volta nel nome del tessile, quel tessile fatto, a mano, dalle donne sarde.