Pasta e pane per i nuovi poveri da coronavirus

Il Banco delle opere di carità, in rete col comune di Bitonto e le associazioni di volontariato, raccoglie e distribuisce generi di prima necessità

951
0
CONDIVIDI

Ritrovarsi da un giorno all’altro senza un lavoro, con una famiglia da mantenere e senza il denaro sufficiente per affrontare le spese quotidiane. E’ quanto, sempre più spesso, accade in questi giorni: il coronavirus colpisce in molti modi, in alcuni casi persino senza contagiare. Oltre ai 20.000 decessi, che hanno reso l’Italia una delle nazioni più martoriate dalla pandemia, nel nostro paese sono davvero tanti i nuclei familiari che avvertono i morsi di una crisi economica che ogni giorno si fa più allarmante. 

Con la sospensione delle attività produttive e la quarantena che interessa la stragrande maggioranza dei lavoratori, si fa sempre più lungo l’elenco dei “nuovi poveri”, coloro che non dispongono più di un reddito e sono in attesa dei sussidi economici statali, o, peggio ancora, essendo utilizzati in nero, si ritrovano sul lastrico, dato che il proprio guadagno si basa, molto spesso, su lavori “alla giornata”. 

Per aiutare le famiglie in difficoltà, a Bitonto, come in tante altre realtà in tutto il paese, si è attivata una rete di solidarietà grazie ad un protocollo d’intesa che vede coinvolti l’Assessorato al welfare, il Banco delle opere di carità, l’Anpi, l’associazione Anatroccolo – Road, il comitato cittadino della  Caritas diocesana, l’Unitalsi, la Croce sanitaria, Sass Protezione civile

Il progetto prevede due fasi: la prima di raccolta delle provviste e la seconda di distribuzione. Le donazioni, a loro volta, vengono differenziate tra “grandi”, ossia quelle provenienti per lo più da aziende, recapitate presso la sede locale del banco delle opere di carità, in via Ugo la Malfa, e “piccole”, quelle cioè effettuate dai cittadini e raccolte presso la Casa della musica di via Generale Planelli. Anche la distribuzione avviene in due modalità differenti: consegne a domicilio, ad opera di volontari, o presso i centri d’ascolto della Caritas, che provvedono ad assegnare gli alimenti alle famiglie che ne fanno richiesta e ne risultano beneficiarie.

“Normalmente ci occupiamo di tutta la Puglia centrale, quindi delle province di Bari e della BAT, consegnando aiuti alimentari della comunità europea – spiega Marco Tribuzio, coordinatore del Banco delle opere di carità–. Per fronteggiare l’emergenza abbiamo organizzato, con il comune di Bitonto, una vera e propria rete di aiuti. Nella nostra sede ci occupiamo di catalogare e preparare tutti gli alimenti, che poi vengono consegnati alle famiglie dai volontari di Croce Rossa, Anpi, Pro Loco, Caritas, Anatroccolo, Rete della disabilità e Unitalsi”.

Generalmente, l’attività che Marco dirige si rivolge a circa quaranta/cinquanta famiglie al giorno, tutte regolarmente segnalate dai servizi sociali. Ma da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria, i numeri sono cambiati drasticamente: “Negli ultimi dieci giorni abbiamo raggiunto circa 650 famiglie, di cui 250 con i centri d’ascolto parrocchiali e le restanti con le consegne a domicilio. Il nostro è un sussidio momentaneo che serve a tamponare la situazione, fin quando non saranno disponibili i voucher, che forniranno invece un supporto più cospicuo alle famiglie”.

Il pacco, che comprende sia cibo fresco (carne, latticini, frutta e verdura) che secco, per consentire la sua conservazione, non è sufficiente, tuttavia, a soddisfare l’intero fabbisogno di una famiglia: è stato pensato come misura d’emergenza in attesa del sostegno economico previsto dallo stato e dal decreto Cura Italia.

Sussidi che non solo aiuterebbero le tantissime famiglie attualmente in crisi, ma che alleggerirebbero anche la mole di lavoro dei volontari, i quali potrebbero, così, dedicare le proprie energie ad assistere i cittadini in più grave difficoltà.

Volontari che, d’altra parte, stanno svolgendo un compito fondamentale per garantire un pasto a tutti coloro che risultano più duramente bersagliati dalla crisi. Sono circa quarantacinque, divisi in varie mansioni, e tra questi molti sono alla prima esperienza: “Senza questa emergenza, probabilmente, non avrebbero nemmeno conosciuto il nostro lavoro –spiega Tribuzio–. La rete tra amministrazione comunale, volontariato e aziende rappresenta un ottimo modello di riferimento per gli altri paesi della nostra area”.

“Ho scelto di collaborare, perché c’è tanto bisogno di aiuto in questo momento di difficoltà. Ho saputo –afferma Matteo, 25 anni, volontario- che servivano nuovi volontari per fronteggiare l’emergenza e mi sono subito fatto avanti. Sarei potuto rimanere a casa, ma ho preferito offrire il mio tempo per fornire un piccolo aiuto a chi ne ha più bisogno”.

Matteo, in realtà, è solo una delle tante voci, perché di storie come la sua, in questi giorni, se ne possono ascoltare diverse: dai ragazzi che sono scesi in campo per sostenere concretamente la propria comunità, agli storici volontari, che da anni dedicano parte delle proprie giornate alle fasce più deboli e fragili. “Questa per me è una missione civile. Non sono un medico prosegue Matteoma faccio quel che posso. Sto vivendo una bellissima esperienza: ho conosciuto gente di età e abitudini differenti, con la quale si è da subito instaurato un ottimo rapporto. Capita spesso di confrontarci e di renderci conto di quanto questo periodo di emergenza coinvolga tutti, indipendentemente dalla propria condizione sociale”.

“Ho sentito che varie associazioni erano alla ricerca di volontari per costituire una rete di solidarietà e mi sono fatto avanti. Mi sono sentito in dovere di dare il mio contributo -chiarisce Pierluca, 27 anni- perché così trascorro la mattinata facendo qualcosa di utile e poi mi piace molto cooperare. Questo periodo lo ricorderemo per sempre: aver offerto un minimo di aiuto mi riempie d’orgoglio”.

Persino i volontari più giovani, che abitualmente sono impegnati con lo studio o con il proprio lavoro, si sono resi conto, fin dai primi momenti, della gravità di questa emergenza. Sono decine e decine i pacchi che quotidianamente preparano con una cura maniacale, affinché vengano recapitati alle famiglie dei concittadini che ne fanno richiesta. Alla distribuzione giornaliera di viveri per circa 1.600/1.700 bitontini, che si effettuava prima dello scoppio dell’emergenza, infatti, si è aggiunta quella rivolta a tutti coloro che si sono ritrovati senza possibilità economiche nelle ultime settimane.

“Le persone più penalizzate sono quelle che sono state costrette a sospendere la propria attività, soprattutto quanti lavoravano in nero. La cassa integrazione, gli ammortizzatori sociali e i vari sussidi dello stato  -spiega Tribuzio- potranno aiutare tante famiglie, ma il problema persisterà per tutte quei cittadini che non lavoravano regolarmente o che non sanno gestire parsimoniosamente i sussidi. Se non sapranno controllare le proprie spese, è probabile che torneranno presto ad avere bisogno del nostro aiuto”.

Un’altra preoccupazione che attanaglia gli operatori del settore è la situazione dei “poveri nascosti”, ovvero di tutti coloro che possiedono dei risparmi e fino ad ora non hanno sentito il bisogno di rivolgersi agli operatori di carità, ma che presto potrebbero esaurire le proprie risorse.

“Questi non vivono la povertà come condizione di vita e, quindi, non sanno come chiedere gli aiuti economici o materiali. In questa ondata il problema vero è rappresentato da chi, pur vivendo una situazione di miseria, non chiede aiuto per imbarazzo. Anche a loro è rivolto il nostro supporto”, prosegue Tribuzio.

La comunità bitontina sta rispondendo bene all’appello di solidarietà lanciato dall’amministrazione comunale e dalle associazioni di volontariato, al quale hanno aderito diverse aziende locali e tanti cittadini. “C’è una grande quantità di persone che dona e si percepisce tanta solidarietà. In più, da parte dei miei concittadini, ho avvertito un grande rispetto sia per le regole che per il nostro lavoro. Molta gente è preoccupata per i bambini e dona pasti ad hoc per loro”, dice Matteo.

“Mi piacerebbe che dopo questa situazione di crisi si continuasse a contribuire all’assistenza dei meno fortunati. Basta pochissimo: donare un pacco di pasta o di biscotti”, aggiunge un suo collega. “Anche se penso che non siano pochi coloro che donano per mostrarsi magnanimi agli occhi della gente e non perché ci credano veramente. C’è persino chi vuole che la sua donazione venga prontamente immortalata, e questo mi fa dubitare sulla loro onestà”, conclude.

Nelle immagini, volontari al lavoro presso il Banco delle opere di carità a Bitonto