“La preghiera salverà l’umanità dalla tempesta”

Ancora un volta, col suo appello ai fedeli di tutto il mondo, papa Francesco incarna la speranza dei credenti in questi giorni di grave sofferenza e lutto

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Può davvero il Signore essersi addormentato sulla barca su cui veleggia insieme all’intera umanità, schiacciata dal peso di una sofferenza sino ad oggi sconosciuta, causata da un virus così subdolo, insistente, feroce? Non è possibile. Non è nello “stile” del nostro Dio, immenso amore, misericordia infinita.

Ieri i vescovi di tutto il mondo si sono recati in preghiera, da soli, nei cimiteri. Sono andati per pregare per quanti – davvero tanti – sono morti lontani da casa, dai loro cari, senza nemmeno l’ultima carezza, l’ultimo bacio di chi li ha amati per una vita intera. Nemmeno la Chiesa ha potuto officiare per loro il rito delle esequie. Dall’ospedale al cimitero, spesso su un camion dell’esercito, direttamente alla cremazione. Quella lunga fila di camion, carichi di bare, l’abbiamo vista in tv. E’ uno dei “frutti” più dolorosi e strazianti di questa pandemia.

Francesco ai piedi del crocifisso miracoloso di San Marcello a Roma

Può davvero il Signore essere rimasto a dormire nella barca su cui viaggia l’umanità sofferente, senza che la voce implorante di papa Francesco, sostenuto dalla preghiera di tutti i fedeli in ogni angolo del pianeta, sia giunta sino a lui? Non è possibile. Non può il nostro Dio non udire il gemito delle nostre sofferenze, delle nostre lacrime, del nostro dolore. 

L’umanità in preghiera, raccolta dall’abbraccio infinito del colonnato del Bernini, ha sorretto, come Mosè, le braccia supplicanti di papa Francesco, per vincere proprio con la preghiera, questa incredibile, subdola, distruttiva guerra scatenatasi nel mondo. Piazza San Pietro, illuminata di notte come a festa, ha proiettato la sua luce nell’acqua della pioggia che insistente ha battuto quelle pietre. Una piazza bagnata, vuota, fredda. Un grande specchio d’acqua. 

Solo, sotto la pioggia battente, Papa Francesco, ha attraversato a piedi, con passo lento, il grande spazio cinto dal colonnato, per  pregare ai piedi dell’immagine di Maria, Salus Populi Romani, e del Crocifisso di San Marcello al Corso, riportato in questa piazza per invocare un nuovo miracolo di liberazione dalla nuova pestilenza.

“E’ arrivata la sera”, abbiamo udito dal brano del Vangelo di Marco. Possibile che Gesù dormisse? La barca, nella tempesta, stava per rovesciarsi.“Non ti importa Signore, che siamo perduti?”. “Siamo perduti”, travolti dall’angoscia. Difficile capire l’atteggiamento di Gesù: ci rimprovera pure! “Perché avete paura? Non avete ancora fede!”, risponde.

Siamo impauriti e smarriti, in una tempesta inaspettata e furiosa, tutti sulla stessa barca, dove il Signore ci invita a remare insieme. Anche noi, come i discepoli, siamo sfiduciati. all’improvviso è emersa tutta la nostra vulnerabilità, le nostre false sicurezze, la caduta degli stereotipi. C’è rimasta solo la voce per gridare “Svegliati, Signore!”

La preghiera del papa in piazza San Pietro

Siamo consapevoli di vivere un momento decisivo della nostra vita e della nostra storia. Per tutti, davanti alla sofferenza, Francesco indica l’arma vincente, la preghiera. Siamo bisognosi di salvezza, non siamo autosufficienti. Siamo nella tempesta, desiderosi di sereno. Ci ha consolato ascoltare dal papa che “Con Dio la vita non muore mai”.

Quattro parole, magiche, sono risuonate in quell’immensa piazza, incapace di contenere l’umanità che segue Francesco da ogni parte del mondo: Solidarietà, Speranza, Solidità, Sostegno, pronunciate lì per noi tutti per “risvegliare la fede pasquale: il Signore è risorto e vive accanto a noi”.

Occorre solo fede, forse tanta “per abbracciare il Signore, per abbracciare la speranza”, chiedere l’intercessione di Maria, Salute del suo popolo, Stella del mare in tempesta, e poi rivolgersi al Cristo Crocifisso in un “abbraccio consolante per tutto il mondo”. Signore non lasciarci in balia della tempesta. Tu non puoi abbandonarci. “Tu hai cura di noi”.

Guardaci Signore, siamo tanti questa sera, ai tuoi piedi, riuniti nel tuo nome. Guarda l’umanità, atterrita dalla paura e dall’angoscia. Così ha implorato papa Francesco.

“Da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta”. Ci ha affidati a Maria. Ci invita ad aprire il cuore alla speranza. Lo ha fatto dopo aver parlato delle fitte tenebre che avvolgono strade e città in un silenzio assordante, in un vuoto paralizzante.

La benedizione eucaristica alla città e al mondo, giunge ad ognuno di noi come tua carezza, Signore. “Non lasciarci nella tempesta!”.

Nell’immagine in alto, Francesco attraversa piazza San Pietro solo e sotto la pioggia