Dagli antichi messapi alle spiagge dorate, benvenuti a Manduria!

Dal Fonte pliniano al Parco delle mura alle acque cristalline di San Pietro in Bevagna, la cittadina a sud di Taranto esprime una straordinaria vocazione turistica

373
0
CONDIVIDI

Un viaggio in una terra ricca di differenti e però convergenti bellezze, il tarantino, ci porta a Manduria. E se è fatto di tante bellezze diverse il territorio che vede nella maestà dell’importante e storica città ionica la sua insostituibile “capitale”, altrettanto può dirsi di diversi centri della provincia. Perché dici terra di Taranto e dici una pluralità di realtà.

Vista aerea di Manduria (Foto: Paky Cassano)

Manduria è città completa, terra dalle variegate e fascinose attrattive. Borgo storico, mare strabiliante, bellezze naturali. E poi ancora: storia, arte, contemplazione di un paesaggio per certi versi ancora incorrotto. Situata all’estremità meridionale della provincia, confina con il primo ambito salentino di Porto Cesareo, con le sue importanti località marine (Torre Lapillo, Punta Prosciutto su tutte). Terra, dunque, anche di confine, se si vuole. Fino ad un certo punto, però, dal punto di vista dei colori marini, sfavillanti di tinte e bagliori che in realtà proseguono, senza soluzione di continuità. Un biancazzurro che da sempre, turisticamente o meno, spopola e che, in questa particolare parte dell’anno, la primavera, foss’anche solo come attesa e sogno, già comincia a caratterizzare il desiderio ardente di  quello stesso mare.

L’azzurro nella frazione di San Pietro in Bevagna (Foto: Paky Cassano)

Campomarino di Maruggio, Lizzano, Marina di Leporano, la stessa Manduria con la sua celebre frazione costiera di San Pietro in Bevagna: è l’azzurro tarantino migliore. E al Salento di Porto Cesareo e di altre località somiglia tantissimo. Si pensi anche a Gallipoli. Non solo, come ben sappiamo, c’è di più. Da Taranto parte, infatti, già uno dei tre vertici del Salento stesso, area che poi ad oriente comincia dall’adriatica Ostuni (località Il Pilone) e che a sud trova la sua estremità nel Capo di Leuca e nella frazione di Santa Maria di Leuca (comune di Castrignano del Capo).

(Foto: Paky Cassano)

Manduria, meta del nostro viaggio, è così già pieno Salento geografico. Ma andiamo a conoscerla meglio. Storia, arte e natura, si diceva. Partiamo allora dal centro urbano, area che riflette in pieno i percorsi di crescita di questa che oggi è una vera città ma che è stata pensata come paese, borgo appunto, circoscritto chiaramente dal suo tracciato più antico, ancora visibile. Una riconoscibilità storica che dice i diversi passaggi fondativi del paese, giacché Manduria vive nel mito della “primigenia” città, i cui resti sono godibili nel vasto parco archeologico, suo grande vanto e fonte d’interesse per studiosi e appassionati.

(Foto: Paky Cassano)

Sia la vecchia che la nuova città sono incluse nell’attuale grande area urbana. Partiamo dunque dal nucleo più antico, dal parco stesso, per arrivare poi al centro storico del borgo e infine, in chiusura, “a riva”, con qualche cenno sul richiamo prettamente marino di Manduria e del suo grande territorio. Una  realtà sociale anche con le sue criticità, quella del posto. La vecchia categoria pasoliniana del sottoproletariato (e dei suoi figli) unita alla noia da adolescenza giovanile senza stimoli e motivazioni. Chiaramente, questo è un aspetto di marginalità sociali e fragilità che riguarda diverse aree italiane, non certo solo meridionali o pugliesi.

Le mura messapiche (Foto: Paky Cassano)

Ma ecco il parco, situato a nord est della città. Grande, sicuramente da sistemare ancora in alcune sue parti, specie sotto l’aspetto turistico e “didattico” (informazioni, pannelli), tuttavia gestito da personale competente e soprattutto disponibile. Una guida ben informata ci ha accompagnato. Il vero tesoro qui? Senza dubbi il cosiddetto Fonte Pliniano, esempio di intelligente ingegneria idraulica messapica. Siamo alla Puglia delle origini. I messapi, una delle tre stirpi con cui convenzionalmente si divide in tre la regione, assieme ai Dauni “foggiani” e ai Peuceti “baresi”. Si scende, si attraversa l’eco della storia più remota, l’abbraccio coi secoli si fa totale e così si squaderna davanti ai nostri occhi questa intelligente opera dell’ingegno umano degli avi di questa terra. Un fine sistema di prelevamento dei flussi sotterranei da una falda, da sempre utilizzato per l’approvvigionamento idrico. Una visita che sorprende e davvero affascina.

L’ingresso al Parco delle Mura messapiche (Foto: Paky Cassano)

Il Fonte Pliniano, così chiamato perché ampiamente citato dallo scrittore latino Plinio il Vecchio, è uno dei simboli più emblematici della città, lo si trova anche nello stemma. Stupendo, sulla volta della grotta, il lucernario quadrato, dal quale spunta un albero di mandorlo: da qui la luce penetra nella struttura. Un luogo forse in origine anche di culto verso una divinità messapica, ma sono tante le ipotesi sul suo autentico significato. Durante l’ultima guerra mondiale fu anche usato come luogo di riparo da parte degli americani. Al parco, poi, pure le mura dell’antica città. L’area dei confini, insomma. Non a caso, Parco delle Mura messapiche è il suo nome completo. Qui importanti testimonianze della triplice cerchia di mura dell’antico centro. Siamo di fronte alla più grande necropoli messapica mai scoperta: circa 2.500 tombe (VI-II secolo a.C.). All’altra estremità dell’area archeologica ecco invece una testimonianza più “recente” ma non meno suggestiva. È la chiesa di San Pietro Mandurino, con interessantissimo ambiente ipogeico, affrescato in più ere storiche con immagini risalenti a culti prettamente orientali. Probabile tomba a camera d’età ellenistica, è stata poi adibita, nella parte superiore, appunto a chiesa (X-XII sec).

L’ambiente ipogeico della chiesa di San Pietro Mandurino (Foto: Paky Cassano)

Il centro storico di Manduria, già interessante per il caratteristico dedalo delle sue stradine, vanta la presenza di un importante ghetto ebraico. Si sa come gli ebrei fossero diffusi al Sud, non solo in Puglia. Una realtà riconsegnataci nella sua integrità storica dalle appassionate ricerche di un grande studioso come Cesare Colafemmina, nativo di Acquaviva delle Fonti. E che dire della famosa Chiesa madre della Trinità? Assolutamente da visitare per la capacità di mistione tra gli stili: romanico, tardo-gotico, catalaneggiante. Il Palazzo Imperiali-Filotico troneggia sulla piazza principale del paese. Merita di sicuro un’ammirazione diretta.

Palazzo Imperiali-Filotico (Foto: Paky Cassano)

Si è più che accennato alle frazioni  marine di Manduria: San Pietro in Bevagna ma anche Torre Colimena (e per la verità c’è anche l’interna Uggiano Montefusco). Qui mare, fiumi, torrenti, riserve naturali, torri costiere e, quando si è fortunati, persino i fenicotteri, spesso altrimenti nascosti al pubblico, animali noti per la proverbiale “discrezione”. C’è spazio, in una terra che d’estate si riempie di turisti o proprietari di villette e dimore vacanziere, anche per il sacro. Qui, infatti, abbastanza attestato risulta il passaggio storico di San Pietro in viaggio da Antiochia verso Roma. E da qui anche il nome della località marina di Manduria più famosa: San Pietro in Bevagna, appunto. Citata da noi più volte, vero. Perché quando la scrittura si manifesta nella sua “umana” insufficienza nel poter descrivere la qualità di una bellezza, allora sembra quasi volerci provare con la quantità. Eppure, la bellezza è un attimo. L’attimo di uno sguardo a San Pietro in Bevagna, terra di mare e di sole. Terra di Manduria, terra di Puglia.

L’interno della Chiesa Madre della Trinità (Foto: Paky Cassano)
Nell’immagine in alto: Torre Colimena (Foto: Paky Cassano)