Lo “stupore” dei vescovi di riscoprirsi fratelli

L'incontro del papa coi responsabili delle Conferenze episcopali dei paesi del Mediterraneo è stata l'occasione per ricomporre il mosaico delle culture

471
0
CONDIVIDI

Lo stupore per l’incontro dei vescovi del Mediterraneo, che Bari ha ospitato dal 19 al 23 febbraio, era tangibile sui volti, non solo dei cittadini che hanno visto camminare per le strade della città tanti porporati, ma degli stessi delegati religiosi provenienti da 20 paesi bagnati dal Mare Nostrum, dall’Asia all’Europa all’Africa. 

Papa Francesco con mons. Francesco Cacucci in preghiera davanti all’icona della Madonna Odegitria

Un evidente stupore in quei 60 vescovi sollecitati da cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha voluto riunire nel capoluogo pugliese i suoi “fratelli” cattolici per scrivere “una pagina bella” per la Chiesa, per quel Mediterraneo troppo spesso campo di “battaglia”.   

I vescovi si sono riuniti in giornate di ascolto e dialogo; hanno formato tavoli tematici a partire dagli scenari attuali e storici del Mediterraneo, un “mosaico di culture” minato da disuguaglianze, conflitti, flussi migratori, crisi economiche e sociali, guerre in diverse sponde, dal Medioriente al Libano alla Libia, e i tumulti dell’est europeo. Il mosaico della bellezza del Mediterraneo su cui si basa gran parte della storia incomincia a mancare di numerosi pezzi, per un’eccessiva frantumazione tra populismo e sovranismo.

La Chiesa, a partire dal pensiero di Giorgio La Pira (un Mediterraneo paragonato a un grande lago di Tiberiade), ha provato a tracciare un documento, consegnato a papa Francesco tornato a Bari domenica 23 febbraio alla conclusione di Mediterraneo, frontiera di pace. 

Il saluto del papa a Gualtiero Bassetti, presidente Cei

Nella sua relazione la teologa Giuseppina De Simone ha parlato del valore educativo per formare le coscienze in un contesto di indifferenza verso la libertà religiosa, di fondamentalismi e secolarismi. A partire dal concetto di “mediterraneità” caratterizzato dall’affettività, dal senso di comunità e di ospitalità ha rimesso al centro il valore delle libertà, anche delle minoranze in numerosi luoghi in cui c’è “una Chiesa che non si preoccupa di fare proselitismo, ma di testimoniare un Dio che è gioia e perdono, stimolando tutte le persone che vengono da noi a essere cordiali, a saper perdonare. Perché è questa la prima conversione: quella del cuore e dell’esistenza. Una Chiesa che vuole aiutare a capire che la religione è amore, fraternità, rispetto della vita e dell’altro e che non si stanca di dire che essere fratelli è possibile”.

L’intervento del docente di Storia Contemporanea, Adriano Roccucci, poi, ha dato un quadro del Mediterraneo riempito da tragici numeri tra le altissime percentuali di flussi esterni e interni dei paesi, delle disuguaglianze sociali che toccano quasi tutte le nazioni della sponda sud e sponda nord e le infinite guerre cui nessuno mette fine. Dal 2013 al 2019 si stimano 19.000 morti nel Mediterraneo.  C’è da rimettere al centro la pluralità del Mediterraneo. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare -dice il professore- questa è la risposta che la Chiesa indica al fenomeno delle migrazioni contemporanee e che occorre tradurre in azioni concrete, in proposte alla società, in una cultura da diffondere”.  

Nei giorni baresi i vescovi hanno pronunciato spesso la parola “conoscenza”, proprio perché il Mediterraneo può essere definito per antonomasia il luogo della conoscenza per la grande eredità storica e religiosa: qui sono nati i monoteismi.

Lo stupore, infatti, è in questa riscoperta della conoscenza: molti degli stessi vescovi, condividendo le loro esperienze nelle terre in cui sono messi a servizio, a Bari hanno imparato a conoscersi, soprattutto a riscoprirsi fratelli. Tutto ciò può definirsi un primo traguardo di questa tappa del processo di pace che ha portato per la prima volta tanti rappresentanti delle chiese cattoliche.

Fratelli di fede, anche se con diversi vissuti, diversi contesti. Probabilmente occorreva questo incontro per rompere determinati schemi, per dare voce ad alcune realtà in cui anche la chiesa è minoritaria e permettere di essere ascoltate. Si tratta di esperienze in luoghi senza dubbio che vivono l’emergenza e i drammi sociali nella quotidianità, eppure possono essere una testimonianza di vita per lo stanco “vecchio continente”. L’evento di Bari ha favorito uno scambio reciproco tra i vescovi (si è lanciata l’idea di un forum delle Conferenze Episcopali nazionali), una conoscenza che in qualche modo, aiuta a ridimensionare i concetti occidentali di gioia e anche di perbenismo. 

Oltre alla conoscenza, è stato un insegnamento alla gioia da parte chi quotidianamente convive con problemi legati alla fame, alla guerra. Un senso di appartenenza e di gioia, che agisce anche nelle sofferenze come testimoniato dai vescovi delle terre mediorientali o africane che davvero nonostante un clima di sopravvivenza riescono a non perdere non solo la fede, ma la capacità di amare la vita. Può sembrare un messaggio scontato e paradossale, eppure l’insegnamento delle parole di mons. Abba Ephrem Yousif Mansoor, arcivescovo di Baghdad dei Siri deve turbare le “accomodate” coscienze occidentali. Il vescovo racconta sempre con un accenno di fiducia e slancio di fede, cordialità e un pizzico di ironia le esperienze tragiche per molti cristiani, vittime come tantissimi musulmani, del terrorismo dell’Isis.

 

Un momento dell’assemblea dei vescovi col papa

La sua è una chiesa di minoranza che a causa della guerra dal milione di fedeli è passata a trecentomila persone. Ma Mansoor non cade nella problematicità. Emerge dalle sue parole la gioia della fede che dovrebbe far scoppiare la bolla dell’accomodamento e della mediocrità che domina in occidente. La medesima gioia emerge dalle parole del cardinal Romero arcivescovo di Rabat in Marocco. Egli vede l’occasione del “Mediterraneo, frontiera di pace”; l’opportunità per gli europei per ascoltare coloro che soffrono la guerra, la miseria e la povertà. Inoltre Romero mette in luce le esperienze positive e di convivialità tra religioni.

Spesso dall’altra parte del Mediterraneo non si dà per scontato che in quei luoghi di conflitto e instabilità esistano persone, popoli che mantenendo uno spirito gioioso e autentico riescono a superare ogni tipo di difficoltà. Lo ricorda papa Francesco durante il discorso ai vescovi nella basilica di San Nicola “contribuiscono in maniera decisiva le innumerevoli opere di carità, di educazione e di formazione attuate dalle comunità cristiane. E ogni volta che le diocesi, le parrocchie, le associazioni, il volontariato – il volontariato è uno dei grandi tesori della pastorale italiana – o i singoli si adoperano per sostenere chi è abbandonato o nel bisogno, il Vangelo acquista nuova forza di attrazione”. Nei contrasti e nei colori del Mediterraneo c’è davvero da stupirsi…

Nella foto in alto, l’incontro del papa con i 60 vescovi rappresentanti delle Conferenze episcopali dei paesi del Mediterraneo