Puglia virtuosa o spendacciona?

Un'analisi de Il Sole 24 Ore rivela che i comuni in cui è più alta la spesa procapite sono nelle province di Bari e Taranto. Ma il record spetta a San Pancrazio Salentino

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Nel 2018 a Bitonto, si è registrata una spesa pro capite di 1.900 euro. Una somma ben più rilevante rispetto a quelle delle vicine Palo del Colle (363), Terlizzi (567) e Giovinazzo (625), ma decisamente inferiore se paragonata a Modugno (3.973) e Triggiano (5.979). È quanto emerge dall’ultima analisi che Info Data, blog de Il Sole 24 Ore, ha pubblicato partendo dai dati forniti da ContrattiPubblici.org” un progetto di Synapta che si occupa proprio della raccolta di informazioni su tutti i comuni italiani. Partendo da questi numeri, Info Data ha poi tracciato una mappa dettagliata delle spese effettuate da tutti i municipi, mettendo in evidenzia quelli più spendaccioni.

In Puglia, a contendersi questo “titolo”, sono  le province di Bari e Taranto: basti pensare che, nei dodici mesi del 2018, le sole Gioia del Colle, in terra barese, e Martina Franca, città tarantina, hanno sborsato in totale 11.700 euro pro capite. Cifre considerevoli, ma certamente non tra le più alte della regione, perché a guidare la classifica dei comuni con le spese più alte ci sono San Pancrazio Salentino (16.348 euro) e la vicina Campi Salentina (10.920 euro). Il primo è un piccolo comune del brindisino, premiato nello stesso 2018 come borgo più bello dell’intera Puglia da Skyscanner; il secondo, invece, è un paesino della provincia di Lecce, a circa 15 chilometri dal capoluogo, noto soprattutto per i suoi lussureggianti vigneti.

La stessa città di Lecce, d’altra parte, registra un importo ben meno cospicuo: “solo” 3.475 euro pro capite. È decisamente notevole la discordanza che si è venuta a creare tra il capoluogo salentino e il piccolo comune dell’hinterland, ma ciò che desta ancor più meraviglia sono i dati delle tre più grandi città pugliesi: Bari (950 euro pro capite), Taranto (151 euro) e Foggia (99 euro). A tal proposito, è infatti, necessario rammentare che il calcolo di queste somme viene ampiamente influenzato anche dal numero di abitanti del territorio in questione. In zone poco popolose, dunque, la spesa pro capite è tendenzialmente più alta rispetto ai grandi comuni che beneficiano, tuttavia, del contributo di un numero più cospicuo di cittadini.

La mappa della provincia di Bari con la spesa pro-capite

A confermarlo sono i dati censiti da ContrattiPubblici.org: in Valle d’Aosta e nella provincia autonoma di Bolzano, dove la presenza di numerose zone scarsamente popolate tenderebbe ad innalzare la spesa pro capite. In più, bisogna considerare che l’utilizzo di poco denaro pubblico non è sempre il segnale di una corretta gestione delle casse; piuttosto, in molti casi, testimonia una impropria conduzione degli affari ordinari da parte delle amministrazioni comunali.

“L’indicazione della quantità di soldi spesi non deve essere intesa come un indice di qualità dell’attività di un’amministrazione comunale. Ridurre al minimo le spese e, soprattutto, gli investimenti potrebbe essere al contrario un segnale di immobilismo politico. Un valore elevato, al contrario, può essere dovuto ad un importante opera pubblica. È importante, insomma, non solo quanto denaro si spende ma anche perché lo si fa”, scrive InfoData.

Nel barese, i comuni che hanno speso più denaro per i cittadini nel 2018 sono Gioia del Colle, Triggiano e Modugno. Nei primi due casi si tratta di due paesi di circa 27.000 abitanti ciascuno; Modugno, invece, ne conta quasi 38.000. Risulta, dunque, inevitabile che quantomeno gli importi delle prime due località siano decisamente più alti rispetto al capoluogo o ad altre città più popolose, come Molfetta (1.361 euro) e Altamura (1.444 euro), che godono di un contributo maggiore da parte dei propri cittadini.

Ma, al contempo, non sempre si può liquidare in tal modo la questione, perché in molti altri casi un eccessivo dispendio di denaro pubblico è sintomo di una politica poco attenta allo stato di salute delle casse cittadine. Lo stesso Sole 24 Ore evidenzia, infatti, come spesso siano proprio i paesi più piccoli quelli con l’economia più fragile. In 1.883 piccoli comuni, cioè nel 37,8% dei centri fino a 5.000 abitanti, per esempio, il servizio annuale al debito assorbe più del 12% della spesa corrente complessiva e, in alcuni casi, supera addirittura il 18%“Ogni 100 euro di spesa totale, che può variare dal personale agli acquisti, più di 18 finiscono in rate sul debito. In media, sotto i mille abitanti, il debito costa 116 euro all’anno a residente; nei paesi fra mille e 5000 abitanti, invece, vale 83 euro pro capite”, chiarisce il quotidiano.