L’arma dell’ironia per esorcizzare l’orrore

Nell'Alloggio Segreto, in scena al Traetta di Bitonto, Elisabetta Tonon parla di shoa, interpretando una Anna Frank umanissima, coi suoi sogni e le sue debolezze

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Tra i film candidati agli oscar, quest’anno, alcuni tra i più belli della cinematografia mondiale, spiccava Jojo Rabbit: di certo, non la migliore pellicola in concorso o la più riuscita sul tema del nazismo; ma il film che meglio ha saputo smuovere le emozioni più giuste su un argomento così cruciale, con un tocco leggero, rivelando la potenza del genere comico persino quando si parla di immani tragedie. Tutto sta nel modo e nel tono con cui si dicono le cose, perché è facilissimo scadere nel banale o, peggio ancora, affrontare con superficialità temi così fondamentali. Insomma, parlare di nazismo con leggerezza è un azzardo: molto più facile essere duri, smielati e tragici. 

Jojo Rabbit ce l’ha fatta, riuscendo a rappresentare quell’orrore in modo non convenzionale, meglio di tanti altri film. E’, in qualche modo, la stessa operazione compiuta da Elisabetta Tonon nello spettacolo, ispirato al diario di Anna Frank, portato in scena al Traetta di Bitonto: trattare con lo stile lieve della commedia la vicenda di questa incredibile ragazzina, costretta a vivere imprigionata nella sua cameretta e a rinunciare alla libertà, al sole, alla spensieratezza.

Quello di Elisabetta Tonon è uno studio sistematico non sul personaggio di Anna Frank, ma sulla persona, di cui riesce a cogliere luci e ombre con eccezionale sensibilità. È riuscita ad entrare davvero nella sua soffitta, a svelare la vera identità di quell’adolescente all’interno del suo Alloggio segreto (il titolo dello spettacolo): non solo un’indicazione topografica e una descrizione accurata sul nascondiglio di quella dolcissima ragazza.

Volevo entrare nel suo alloggio segreto -spiega l’attrice- per scoprire come avesse fatto a vivere la propria adolescenza in una soffitta, a trovare la gioia nelle piccole cose e a continuare a vedere negli uomini ancora qualcosa di buono”. Elisabetta Tonon è riuscita a capire come Anna potesse amare così fortemente la vita e a credere fermamente che, in un modo o nell’altro, tutto si sarebbe concluso nel migliore dei modi. Anche se poi l’esistenza che tanto amava si concluse così miseramente.

Insomma, vuole mostrare l’anima di Anna. Il suo dolore, ma anche i suoi sogni, il suo coraggio nelle avversità, dando contezza della persona che si celava dietro le pagine indimenticabili del suo diario, la sola immortale traccia che abbiamo di lei e della sua storia. Elisabetta Tonon ci ha raccontato questa vicenda esemplare in “modo informale”, con semplicità, senza ricorrere a grandi accorgimenti scenici o teatrali. Si è messa nuda di fronte allo spettatore, svelando un pezzo della vita e del cuore di Anna. E nulla ci vieta di pensare che sia riuscita in questo difficile intento.

Una storia tragica che Elisabetta Tonon ha saputo riprodurre splendidamente nel suo monologo, portato in scena nell’ambito delle manifestazioni di Memento con il sostegno dell’associazione Io sono mia. E se quest’incredibile attrice factotum ha dominato il palco, curando copione e regia, i costumi e l’allestimento scenico si devono a Stefania Scaraggi, così come a ricoprire il complicato ruolo di actor’s trainer è stato Christian Di Domenico, mentre direttore di scena è stato Fabio Fornelli.

Uno spettacolo coraggioso e innovativo che è stato presentato di mattina alle scolaresche, oltre che di sera al pubblico adulto, ottenendo sempre un grande successo, anche se non è il primo anno che viene proposto. Ma la capacità di destare emozioni e suggestioni così forti e vibranti, è tale da renderlo sempre nuovo e originale. Certo per l’incredibile lavoro della sua attrice e regista sul personaggio, di cui riesce a leggere le pieghe più profonde dell’animo.

Chissà cosa accadrebbe se si parlasse in termini diversi della shoah. Cosa cambierebbe nel cuore degli uomini se si raccontasse in altro modo l’orrore, magari lasciandolo emergere a poco a poco ed abbattendone il potenziale distruttivo con la sottile arma dell’ironia. Forse, il messaggio arriverebbe ben più lontano, aiutandoci a fare i conti con noi stessi e ad esorcizzare, forse più concretamente, il rischio che un simile orrore possa ripetersi.

Nelle foto di Lorenzo Scaraggi, Elisabetta Tonon in alcuni momenti dello spettacolo